TUNNEL SENZA USCITA

L’Anas frana anche in Abruzzo: 10 anni di opere e svarioni

Strade che crollano prima di essere inaugurate, proteste ignorate e inchieste raccontano come opera la società

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

7488

L’Anas frana anche in Abruzzo: 10 anni di opere e svarioni

D'Alfonso e Ciucci sulal Fondovalle Sangro





ABRUZZO. Dopo il crollo del viadotto appena costruito in Sicilia (e la puntata di Report) il presidente dell'Anas, Pietro Ciucci, ha annunciato le sue dimissioni.
Si tratta di un atto di «garbo istituzionale» nei confronti del nuovo ministro Delrio, scrivono nei comunicati stampa Governo e Anas, si tratta invece di un atto di estrema rilevanza che arriva in un delicato momento di una della più grandi società italiane che macina appalti pubblici miliardari.
A riaccendere i riflettori sull’Anas è stata una storia esemplare di una strada non ancora aperta al traffico e già con problemi strutturali. E dall’inchiesta di Report sono emerse altre verità sconcertanti secondo le quali dietro questi cedimenti strutturali vi sarebbero controlli superficiali, studi progettuali non approfonditi e persino il risparmio sulle materie prime come il cemento (come nel caso della galleria La Franca, sulla statale Foligno-Civitanova, tra l’Umbria e le Marche).
Eppure il caso siciliano che ha destato scalpore non è né inedito né il primo, ed a riprova si possono citare due esempi lampanti di come operi l’Anas sul territorio regionale senza peraltro sortire alcun tipo di reazione o controllo da parte di autorità e gran parte della politica.

VARIANTE QUADRI: INAUGURAZIONE ROVINATA DALLA FRANA
Frana e crolli sono parole che purtroppo ricorrono spesso quando si parla di Anas ed è impossibile pensare che si tratti sempre di fatalità o di coincidenze. Il territorio abruzzese è ben mappato da anni e le zone ad alto rischio esondazione o con profondo dissesto idrogeologico sono (o dovrebbero essere) ben note. Eppure spesso proprio in quelle zone vi troviamo strade e persino nuovi progetti di strade che in alcuni casi passano sopra vere e proprie frane in movimento…
La variante di Quadri è il primo eclatante esempio abruzzese che ha destato molto interesse perché si tratta di un’opera imponente che di fatto serve alla strada a scorrimento veloce di evitare il paese omonimo.
La variante è parte dell’opera mai conclusa della Fondovalle Sangro, progettata negli anni ’60 per collegare la costa abruzzese con Molise e Autostrada del sole fino a Napoli.
Il 4 maggio 2005, dopo tante proteste e lotte da parte delle Comunità locali, è ripresa la costruzione del collegamento mancante, denominato: 2°Lotto-2°stralcio-1°tratto, che ha interessato i territori dei Comuni di Quadri-Borrello-Gamberale-Civitaluparella-Pizzoferrato.
Il costo dei 2 chilometri dei 6 mancanti è stato pari a 25.727.473 euro.
Appena partiti i lavori, però, sono stati subito interrotti per via di un «importante movimento franoso» come comunicava l'Anas, e nel 2007 sono stati stanziati altri 12.286.015 euro. Una frana improvvisa e non prevista.
Dunque i lavori sono poi ricominciati. Il 26 marzo 2010, un nuova «rovinosa frana» ha scosso nuovamente il cantiere.
Per la stessa frana, dopo proteste ed iniziative di sensibilizzazione, anche da parte di Carlo Materazzo, ad Sevel, e Marchionne ad Fiat, l'Anas ha deciso di utilizzare i 10.329.000 milioni di euro della Legge 388/2000 art.144/c.7d. con consegna lavori prevista per il 5 maggio 2013.
L'Anas ha poi annunciato all'inizio dell'anno 2014, per il 28 gennaio, l'inaugurazione del tratto della variante di Quadri costata circa 50 milioni di euro, ossia circa 25.000 euro a metro.
Ma una ennesima frana ha bloccato nuovamente tutto. Più che semplice accanimento del destino forse -se è vero che la zona era a rischio da sempre - ben si potevano evitare certi azzardi.
Poi la direzione generale dell’Anas ha affidato all’impresa Tecnis spa una parte dei lavori di consolidamento e drenaggio del pendio franato il 26 marzo del 2010.
La Tecnis? E’ una delle ditte che ha contribuito a costruire il viadotto sulla statale Agrigento–Palermo crollato ad inizio 2015. In Sicilia insieme a Tecnis hanno lavorato alla sfortunata strada anche la Cmc di Ravenna e la bolognese Ccc. L’errore, secondo Ciucci starebbe «nella progettazione o nell’esecuzione dei lavori».
Il viadotto siciliano crollato per imperizia, insomma, delle ditte, ed una di quelle ditte ha svolto lavori di consolidamento anche in Abruzzo senza peraltro riuscire a risolvere i problemi (forse irrisolvibili e forse da prevedere).
A guidare la Tecnis dal 2012 è Riccardo Acernese, romano, docente di Contabilità direzionale all'Univeristà La Sapienza di Roma. Concetto Bosco e Mimmo Costanzo, sono stati i soci fondatori di Tecnis e saranno i soci di riferimento della holding, avranno il ruolo di amministratori delegati. Nel cda siedono inoltre Giovanni De Pra e Giulio Stanzione.

FONDOVALLE SANGRO: CE LA FRANA E ME NE FREGO
La Variante di Quadri si inserisce nel contesto più ampio della Fondovalle Sangro dove si rischia nuovamente di buttare soldi pubblici al vento e non è la cosa più grave. Infatti, siccome l’opera è incompleta la politica è riuscita a dare con il nuovo governatore Luciano D’Alfonso, (dipendente Anas in aspettativa) nuovo impulso e fretta alla società delle strade per completare i tratti mancanti e «collegare l’Abruzzo a Napoli per fungere da volano dell’economia locale e dare ossigeno alla zona industriale del Sangro».
E dopo 50 anni dall’idea della strada tocca dire che “la fretta è cattiva consigliera” se è vero che il Comitato Via regionale ha approvato il progetto subito criticato dagli ambientalisti che hanno fatto notare prima come il tracciato si sviluppi in zona ad alto rischio franoso, proponendo due tracciati alternativi (ovviamente ignorati) e scoprendo anche curiosi e preoccupanti strafalcioni nella documentazione.

TERAMO VIADOTTO LUNGO IL FIUME: CROLLATO
Otto mesi di reclusione per crollo colposo invece dei 12 mesi chiesti dalla pubblica accusa.
E’ questa la sentenza del giudice monocratico del tribunale di Teramo, Roberto Veneziano, inflitta a due costruttori e due tecnici dell'Anas dell'Aquila per il cedimento strutturale di un tratto della carreggiata est della superstrada Teramo-Mare, avvenuto il 22 aprile 2009.
Sulla carreggiata in direzione Giulianova, poco oltre lo svincolo di Sant’Atto, si rischiò la tragedia: una pattuglia della polizia stradale si accorse della frattura nell’asfalto e fermò il traffico appena in tempo. Stesse immagini che si vedono oggi in tv, tutto già visto in Abruzzo.
Il crollo si è verificato quasi all’improvviso, intorno alle 8 del mattino, quando il fiume Tordino ha rotto gli argini e l’acqua ha invaso la carreggiata. A quel punto un ampio movimento franoso si è staccato dalla strada, provocando il cedimento della carreggiata
I due costruttori condannati sono Pietro Cosentino, napoletano, procuratore speciale delle imprese che hanno realizzato la strada, e Alfonso Di Giunta, direttore dei lavori; i due tecnici, invece, gli aquilani Fortunato Capulli, direttore dei lavori dell'Ente stradale, e il suo delegato, Egidio Colagrande.
Secondo quanto stabilito dall'inchiesta, la strada franò perché era stata costruita male e fra i tanti deficit strutturali quello più importante era costituito dalla poca consistenza del cosiddetto "rilevato" sotto al tappeto di asfalto.
In particolare, secondo la consulenza tecnica offerta dal perito Fernando Imbroglini, in quel tratto la carreggiata non era stata realizzata rispettando le norme di costruzione nei pressi di corsi d'acqua.
Solamente utilizzando i materiali e le tecniche costruttive prescritti, secondo lui, si poteva evitare che l'esondazione del Tordino potesse scavare il rilevato e ingoiare la strada. Ma quelle opere – peraltro previste nel capitolato d’appalto – non vennero fatte.
Ma si ha l’impressione che certe opere più che fatte male si trovino nel posto sbagliato se è vero che proprio quel tratto poi ebbe ulteriori problemi e cedimenti in seguito alle altre piene del fiume nel 2013. Il Movimento 5 Stelle chiese l’apertura di un inchiesta ma altre verità non sono emerse.

LE GALLERIE CHE FANNO ACQUA: PERICOLO COSTANTE
Dunque opere costruite nel posto sbagliato, nel modo sbagliato e pure risparmiando sui materiali e non c’è da stare tranquilli anche perché altre inchieste hanno dimostrato come vi sia una certa commistione tra imprenditori, Anas ed enti pubblici, tutti accomunati da una certa “familiarità” che fa dissolvere spesso del tutto i ruoli di controllore e controllato.
Storia anche peggiore della Teramo-Mare è quella della Mare-Monti la strada fantasma di Penne che ha generato una maxi inchiesta ed un processo che non produrrà verità definitive perché dopo 5 anni dalla chiusura delle indagini (e 15 dai fatti) la giustizia non è riuscita a notificare atti e le udienze del processo vengono rimandate.
Tra gli indagati risultano alcuni esponenti della famiglia di imprenditori Toto e l’attuale presidente della Regione, Luciano D’Alfonso. L’’indagine ha evidenziato preoccupanti contatti con quel sistema gelatinoso che le inchieste di Firenze hanno messo in luce coinvolgendo il gruppo che faceva riferimento all’ex provveditore delle opere pubbliche Angelo Balducci.
Ma alla luce dei nuovi fatti emersi sulla realizzazione delle gallerie risparmiando cemento come nel caso della Foligno-Civitanova (testimonianze smentiti dall’Anas) non si può non pensare alle gallerie della variante della statale 16 costruite fra Francavilla e Montesilvano che da subito hanno evidenziato preoccupanti problemi legati al drenaggio dell’acqua. Critica la situazione dopo 8 anni dall’apertura al traffico e pericolo costante che piova o vi sia siccità.
E non sono bastate varie sessioni di lavori per porre fine alle generose perdite che creano pericolo sulla carreggiata e provocano ampie chiazze di umido e muffa sulle volte ormai annerite e molte centinaia di migliaia di euro sono state spese per lavori che sarebbero stati superflui se l’opera fosse stata realizzata a regola d’arte, come certificano le carte e smentiscono i fatti.
Senza contare che anche quegli appalti furono assegnati fra molti dubbi, incongruenze e eccesiva “familiarità” emersa durante altre indagini e mai approfondita dalla procura perché i presunti reati erano già prescritti.
A proposito di gallerie poco distante in territorio di Miglianico è stata segnalata da tempo un tunnel con qualche problema.
Insomma mentre l’Anas frana e si trova ora sotto accusa, franano anche i conti pubblici e la nostra regione si trova per giunta senza infrastrutture degne di questo nome, così come del resto l’intero Paese, ormai dentro un tunnel senza uscita.
Magari a rischio crollo.

a.b.