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Ombrina, risoluzione per bloccare progetto. «Centrodestra fuggito dall’aula». Febbo: «pezza a colori»

Regione pronta ad andare al Tar Lazio

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Ombrina, risoluzione per bloccare progetto. «Centrodestra fuggito dall’aula». Febbo: «pezza a colori»

Camillo D'Alessandro

ABRUZZO. Via libera stamattina in Consiglio regionale alla risoluzione contro Ombrina Mare.
L’argomento resta caldo dopo l’ok del comitato Via nazionale delle scorse settimane. La partita è ancora aperta anche se la sensazione è che ci sia sempre meno margine di manovra.
Nel documento, presentato oggi dall’assessore all’Ambiente Mario Mazzocca (a nome della maggioranza), si chiede al presidente Luciano D’Alfonso di attivarsi per accelerare la conclusione della perimetrazione dell’istituendo Parco nazionale della Costa Teatina che tutela "i trabocchi e il loro intorno, compreso il tratto di mare che concorre a formare il quadro d'insieme".
Il documento impegna inoltre il presidente ad intervenire presso i Ministri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico affinché non firmino i decreti di Compatibilità Ambientale riguardanti i progetti 'Ombrina Mare 2' ed 'Elsa 2'.
Nel caso in cui venissero firmati la Regione è pronta ad andare al Tar Lazio dando mandato alla competente Avvocatura Regionale. Ma nel documento si invita anche il Governo nazionale a emanare un decreto legge che modifichi la nuova versione del Codice dell’Ambiente, reintroducendo il limite delle 12 miglia dalla costa per l’insediamento di impianti di estrazione petrolifera.

Hanno votato a favore della risoluzione la maggioranza e il Movimento 5 Stelle mentre il centrodestra era assente.
Secondo l’assessore all’Ambiente Mario Mazzocca il punto messo a segno oggi «è un passaggio importante che spero serva a far ritornare sui propri passi quei politici neofiti che troppo presto hanno cercato, in maniera infantile, di gettare discredito sulla linearità e correttezza dell'operato "no triv" dell'assessorato e dell'intera Giunta regionale».
Ma la cosa che ha fatto più discutere è stata l’assenza in aula, al momento del voto, del centrodestra.
Secondo il sottosegretario Camillo D’Alessandro in questo modo di sarebbe disvelato «il grande inganno su Ombrina Mare. All’improvviso tutto il centrodestra è fuggito dall’aula per non partecipare alla votazione che diceva ‘no’ a Ombrina e ‘sì’ al Parco nazionale della Costa Teatina».
«Il centrodestra, con il suo atteggiamento», insiste D’Alessandro, «ha dimostrato di essere favorevole agli insediamenti petroliferi, lasciando i banchi per non esprimere il proprio dissenso. Noi lo sapevamo e li abbiamo scoperti, facendo crollare il muro delle menzogne che si sono susseguite in questa ‘giostra’. La maggioranza e il governo del Presidente Luciano D’Alfonso ha sempre detto ‘no’ alle piattaforme petrolifere, presentando anche due ricorsi alla Corte Costituzionale contro i provvedimenti che hanno dato il via libera a Ombrina».

Ma secondo Mauro Febbo (Forza Italia) il motivo dietro la decisione di non votare a favore del documento della maggioranza sarebbe un altro: «la nostra non presenza in aula voleva sottolineare proprio la loro tardiva e insignificante risoluzione inerente il problema di Ombrina Mare, cioè aver messo una pezza a colori».
Febbo ricorda poi a D’Alessandro che solo qualche giorno fa la stessa maggioranza aveva respinto la loro risoluzione, «depositata con ben sette giorni di anticipo», dove si impegnava il presidente della giunta ad attivarsi presso la competenti sedi ministeriali per «scongiurare definitivamente una deriva petrolifera».
Febbo ha anche ricordato che la settimana scorsa lo stesso ministro all’Ambiente Galletti ha dichiarato ufficialmente che l’installazione di Ombrina Mare e delle altre perforazioni continuano il loro iter e probabilmente non verrà fermato neanche dalla costituzione e perimetrazione del Parco della Costa Teatina.
«D’Alessandro mente sapendo di mentire poiché anche lui è consapevole dell’inutilità del ricorso presentato dalla Regione alla Corte Costituzionale poiché riguarda le competenze che aveva la Regione sugli impianti a terra e che al 31/3/2015 saranno definitivamente decadute anche sui progetti in itinere. Infatti – rimarca Febbo - Lo sblocca Italia esclude le Regioni dalle concessioni a terra per gli idrocarburi e rende il ricorso inefficace visto che il Governo Renzi ha avviato anche il percorso di modifica del Titolo V della Costituzione togliendo alle stesse amministrazioni regionali anche le competenze in materia di trasporto delle energie (vedi metanodotto Snam). Pertanto la nostra posizione rimane quella di sempre e coerente da quattordici anni ossia no al Petrolio e no al Parco mentre il Partito Democratico è ondivago cioè a livello nazionale è a favore delle Trivelle mentre in regione Abruzzo ha posizioni contradditore e diverse a seconda dell’esponente politico cosi come sul Parco visto e considerato i sindaci del PD che si dichiarano favorevoli ad oggi ancora non approvano nessuna perimentrazione neanche quella presentata dal Commissario De Dominicis».