DIAMOCI UN TAGLIO

Punti nascita, nel centrosinistra prove di forza: Gerosolimo, Olivieri e Monticelli controcorrente

La Civita: «a Sulmona nessuna aggressione, ora Giunta in città»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2343

Punti nascita, nel centrosinistra prove di forza: Gerosolimo, Olivieri e Monticelli controcorrente

Gerosolimo




SULMONA. «Non ci sono state né aggressioni, né atti violenti e né scempi, ma solo e soltanto una sana, forte  e pacifica contestazione della città e del suo comprensorio scatenata dall’incapacità del presidente D’Alfonso di dare le risposte concrete che tutti si attendevano».  
Così il presidio Civico Territoriale Pro Punto Nascita racconta quanto accaduto due giorni fa quando il governatore regionale è stato accerchiato dai manifestanti ed è riuscito ad uscire da Palazzo di Città solo grazie alla scorta della polizia.
Da parte del presidio Civico, rappresentato da Alberto Di Giandomenico, Luigi La Civita, Mauro Tirabassi, Daniela Frittella e  Alessandro Lucci arriva anche un attacco al sindaco Ranalli, «assente all’incontro, come suo solito, sbaglia modi e tempi di intervento e comunque si dimostra incapace di fare un straccio di strategia».
I cinque chiedono a D’Alfonso di rispettare «al più presto» l’impegno preso sabato pomeriggio di svolgere a Sulmona una Giunta Regionale sul tema della sanità e al tempo stesso si rivolgono al consigliere regionale sulmonese Andrea Gerosolimo chiedendogli di abbandonare la maggioranza «qualora D’Alfonso non dovesse recedere dalle sue posizioni».

Gerosolimo nel corso dell’ultimo Consiglio regionale ha votato (insieme ai colleghi Monticelli, Olivieri e Pietrucci) a favore della risoluzione della minoranza di sospendere l’efficacia del Decreto 10.2015 e oggi in una nota firmata dai colleghi di partito (Abruzzo Civico) Giulio Borrelli e Mario Olivieri non risparmia critiche all’operato della sua maggioranza.
Insomma la strigliata del presidente D’Alfonso pare non essere servita per ora e si agitano varie anime in maggioranza e forse anche ulteriori propositi di maggiore indipendenza di giudizio. I territori di competenza sono in fermento ed è difficile che perdoneranno queste posizioni che la giunta ostinatamente continua a mantenere.

Ennesimo appuntamento teso oggi in consiglio regionale dove si continuerà a parlare di sanità e dove si parlerà anche del successivo step di tagli: il ridimensionamento dei pronto soccorso. Dopo i punti nascita infatti altri servizi saranno tagliati in tutto l’Abruzzo e si tratta proprio di quelle strutture per la prima emergenza. Bisognerà essere molto fortunati in futuro se si vorrà vivere in certe zone della regione…
 «A distanza di circa un anno», dicono Borrelli e Olivieri, «si può dire che le cose in tema di sanità siano cambiate rispetto a ciò che il governo Chiodi aveva fatto? A prima vista sembrerebbe che si stia procedendo più o meno allo stesso modo. Non vengono sufficientemente coinvolte le persone, non c'è un dialogo reale con i cittadini delle zone interessate alla ristrutturazione».
«Non c'è ancora una programmazione, progettata e condivisa dall'intera maggioranza. Le varie iniziative, pur se a volte necessarie, sembrano il frutto di esigenze impellenti e non ragionate, e proprio per questo non comprensibili alla popolazione che le subisce», scrivono ancora in un a nota.
E i consigli a D’Alfonso e Paolucci non sono finiti: «è necessario recuperare velocemente il terreno perduto ed elaborare, se non lo si è ancora fatto, un progetto chiaro e comprensibile, attraverso il quale prospettare l'evoluzione della sanità regionale, rivedendo anche il numero delle ASL, così come prospettato dal governo Renzi».

MONTICELLI LAVORA SUL FRONTE ATRI
Intanto il consigliere regionale del Pd, Luciano Monticelli, lavora per salvare il punto nascita di Atri.
In qualità di presidente della IV Commissione Consiliare Politiche Europee della Regione Abruzzo ha infatti inviato lunedì mattina una missiva al direttore generale della Asl di Teramo Roberto Fagnano, con la quale si fa richiesta di un incontro per discutere insieme del punto nascita dell’ospedale San Liberatore di Atri.
Con l’occasione, Monticelli ha fatto inoltre richiesta di un elenco dettagliato di quelli che sono gli interventi di messa in sicurezza e adeguamento, con relativi costi, del reparto in questione probabilmente per capire quali sono i margini di manovra nonostante di ritorno dal tavolo di monitoraggio l’assessore Silvio Paolucci ha ribadito che l’unica alternativa è la chiusura.
«Siamo già a lavoro – assicura Monticelli – per il punto nascita di un nosocomio che riveste un’importanza strategica per l’intero comprensorio, sul quale, pertanto, dobbiamo concentrarci e lavorare per assicurarne il potenziamento. Il San Liberatore ha già pagato un caro prezzo in passato: ora diamoci da fare».    
Dal Movimento 5 Stelle, invece, arriva la richiesta, rivolta direttamente a D’Alfonso e Paolucci di rispettare la volontà del Consiglio regionale: «L’unica esigenza da rispettare è quella di garantire adeguati standard di sicurezza alle mamme ed ai nascituri. Il fatto che si perseveri nel piano di tagli alla sanità è di una gravità assoluta soprattutto ove si consideri che ciò sta avvenendo in violazione di una risoluzione del massimo organo rappresentativo della Regione e della volontà dei cittadini».

L’INCOMPRENSIBILE AD ATESSA
La protesta da Sulmona, ad Atri ad Atessa nasce dal basso e sempre perché le decisioni che si vogliono imporre dall’alto (e negate dal consiglio9 di tagliare e ridimensionare la sanità non viene compresa dai cittadini. Spesso il giudizio degli utenti e delle fasce più deboli è quello di illogicità e di incoerenza. Come si spiega il ridimensionamento di ospedali che funzionano o all’avanguardia? Come si spiega il taglio di un punto nascita mentre si vogliono costruire nuovi e più grandi ospedali?  
«Per l’ospedale di Atessa», sostiene il comitato che difende il nosocomio, «è ormai partito un processo di depotenziamento che, se non bloccato, porterà alla» chiusura. Nonostante il San Camillo riceva i più alti indici di gradimento da parte dei pazienti per la qualità dei servizi offerti, la Direzione ASL e l'Assessore Paolucci si ostinano a pensare che il Nostro Ospedale sia poco più che un Ospizio».
Secondo il comitato Atessa produce 1/3 del Pil della Regione Abruzzo, nella sua zona industriale lavorano ogni giorno circa 20.000 persone ed è al centro del Sud Abruzzo.
Se dovesse venire meno un presidio ospedaliero «sarebbe tutta la Regione a perdere in termini di servizi».
«L'Ospedale di Lanciano, quello più vicino ad Atessa e alla comunità montana dell'Alto Sangro, è già al collasso (da qualche settimana, ormai, i pazienti muoiono per i corridoi, sulle barelle, perchè i posti letti non bastano)» , aggiunge il comitato, «Per non parlare dell'immobile, l'unico, tra Asl della zona, che ha una struttura antisismica regolare. Insomma si vuole chiudere un Ospedale efficiente e di qualità solo perchè l'Assessore non vuole affrontare i veri problemi della Sanità che riguardano gli sprechi e non premiare le realtà migliori. Per questo quasi 6000 cittadini che hanno firmato contro il depotenzimento dell'Ospedale "San Camillo De Lellis" di Atessa, vi chiedono un pò della vostra attenzione per riflettere e fermare questo saccheggio del territorio che una volta iniziato inevitabilmente porterà ad un impoverimento di tutta la Regione».