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Punti nascita: «nessun taglio solo una riconversione che incrementa i servizi»

Secondo il sindacato dei medici i servizi aumenteranno

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Punti nascita: «nessun taglio solo una riconversione che incrementa i servizi»



ROMA. «I servizi non saranno tagliati, gli investimenti sulle strutture sanitarie sono da confermare e l'incremento previsto sul Fondo Sanitario Nazionale 'deve essere mantenuto'».
 Lo ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che intervenendo a Sky Tg24 ha precisato che la chiave per assicurare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale è un'azione di razionalizzazione su “beni e i servizi” e forniture» e un intervento sulla produttività».
«Serve - ha aggiunto - un'azione di risparmio e reinvestimento e bisogna mantenere un progetto razionale che duri nel tempo. Ricordo che nel Patto della Salute avevamo previsto 2 miliardi per applicare Lea e Nomenclatore Tariffario, che invece ci costano 418 milioni. La strada è stata tracciata, va seguita in modo razionale e preciso».
 Quanto alla razionalizzazione della spesa sanitaria delle Regioni, il ministro ha precisato che «hanno fatto un grosso lavoro lo scorso anno per portare un incremento in 3 anni di 5 miliardi di euro al Fondo sanitario nazionale e per evitare che ci fossero tagli lineari. Con la Legge di stabilità i 4 miliardi e passa che le regioni dovevano recuperare, le regioni hanno dichiarato di non essere in grado di recuperarli se non toccando il Fondo sanitario. Hanno quindi fatto un'intesa chiedendo che fosse decurtata questa parte, che è un mancato aumento rispetto a quello predisposto».
Sulla stessa linea si muove Ercole Core, componente del Comitato Percorso nascita regionale e rappresentante del territorio della Fimmg (Federazione medici di medicina generale) Teramo.
 
«Innanzitutto», sostiene Core, «la valutazione espressa dal Comitato non si è basata sul numero delle nascite, come si vuole far credere, ma su una valutazione complessiva che tiene conto delle linee guida nazionali ed europee inerenti la sicurezza strutturale, di organico e organizzativa dei punti nascita attualmente esistenti in Abruzzo. Se si considera che in Abruzzo vi sono dodici punti nascita con circa 10.000 nuovi nati l’anno (ad esclusione dei 1.000 nati fuori regione) e che la variabilità dei dati è molto elevata (si va dai 328 nuovi nati con 13 posti letto di Sulmona fino ai 2.000 nuovi nati con 44 posti letto di Pescara) è evidente che occorre riorganizzare tutto il percorso nascita per dare sicurezza sia alle madri, durante il periodo gestazionale, il parto e anche dopo, sia ai nuovi nati».
Tuttavia i parametri di sicurezza sono fondamentali e irrinunciabili, da qui la decisione non di chiudere i punti nascita ma di «riorganizzare tutto il percorso».
Secondo Core la riorganizzazione prevede «la riconversione dei punti nascita di Atri, Sulmona, Penne, Ortona dove saranno istituiti ambulatori ostetrici con attrezzature e personale adeguati a seguire tutto il percorso gestazionale pre e post partum con ostetriche attive non solo negli ambulatori ma anche sul territorio. In tali struttura ogni donna potrà scegliere il proprio medico e la ostetrica, che la seguiranno fino al parto e al post partum garantendo anche la presenza nell’ospedale di riferimento. In questo modo si individuerà precocemente la gravidanza a rischio a cui sarà assicurato un percorso diagnostico terapeutico differenziato e un'assistenza continua».
Ci sarà poi «l’attivazione in tutte le aree, e in particolare in quelle disagiate, del trasporto materno-fetale e neonatale con ambulanze attrezzate e personale altamente qualificato come previsto dalle linee guida».
Inoltre è prevista «la messa a norma strutturale dei punti nascita con il potenziamento dell’organico, cosi come previsto dal cronoprogramma individuato dalla commissione».
«Come si vede», conclude Core, «tutto è incentrato sulla sicurezza del percorso nascita. Dunque non si chiude ma si riorganizza e si investe sul territorio e negli ospedali di riferimento, dando una organizzazione adeguata agli standard di sicurezza richiesti. Sicurezza non vuol dire avere l’ospedale sotto casa ma poter raggiungere nelle  migliori condizioni possibili di assistenza e sicurezza l’ospedale di riferimento. Sicurezza significa offrire al territorio servizi in grado di garantire assistenza continua. Sicurezza significa avere i punti nascita a norma e con potenzialità ben superiore ai 500 parti. Oggi, infatti, si può dire adeguato solo un reparto che ha non meno di 1000 nati all'anno».