IN AULA

Punti nascita, maggioranza battuta. Approvata risoluzione per fermare i tagli

Bagarre in aula e tifo da stadio, fischi per D'Alfonso

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3528

Punti nascita, maggioranza battuta. Approvata risoluzione per fermare i tagli

Fuori dall'aula

L’AQUILA. La maggioranza di centrosinistra va sotto sui punti nascita: il Consiglio regionale ha approvato la risoluzione urgente presentata dalle opposizioni con la quale si invita il presidente della giunta regionale e commissario ad acta della Sanità, Luciano D'Alfonso, a mantenere aperti i punti nascita di Sulmona, Ortona, Atri e Penne la cui chiusura è sancita dal decreto dello stesso commissario, e garantire la sicurezza per neonati e donne con iniziative specifiche, e contestualmente a sospendere e riesaminare il decreto di chiusura.
I consiglieri di maggioranza che hanno votato con le opposizioni di centrodestra e del M5S sono Lorenzo Berardinetti (Regione Facile), Gerosonimo e Olivieri (Abruzzo Civico) e Monticelli e Pietrucci (Pd).
Sui 31 votanti 17 hanno votato a favore e 14 contro. I voti contrari di D'Alfonso e di Paolucci sono stati salutati dai fischi mentre i voti a favore degli esponenti della maggioranza sono stati applauditi.
La votazione nominale si è svolta in un clima da stadio alimentato dal tifo delle decine di amministratori che affollano l'aula consiliare. L'approvazione è stata salutata da un lungo applauso al termine della votazione ha preso la parola il consigliere regionale del Pd, nonché sottosegretario alla presidenza della Giunta, Camillo D'Alessandro, il quale, spesso interrotto dai fischi, ha sottolineato che «la verità verrà a galla».
«Il confronto, le cariche di demagogia, la democrazia e le contestazioni nascono dalla difesa dell'esistente e da incomprensioni. Essere riformisti - ha continuato - significa essere coraggiosi», ha spiegato D'Alessandro che ha spiegato come il precedente governo di centrodestra, con l'allora presidente Gianni Chiodi, pur avendo attivato l'iter per la chiusura dei punti nascita non ha firmato il decreto.
Il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, ha dovuto spesso invitare i sindaci al rispetto e quindi a non interrompere gli interventi dei consiglieri regionali. Ma la discussione di oggi rischia di essere sterile perché la chiusura dei punti nascita è alla base dell'accordo di ieri a Roma tra l'assessore alla Sanità, Silvio Paolucci, e il Governo per far uscire l'Abruzzo entro ottobre dal commissariamento per i debiti sulla sanità sancito nel 2008.
La sicurezza ha fatto entrare in aula una delegazione di amministratori della valle peligna come chiesto dal presidente del consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio,e dal consigliere di Forza Italia Mauro Febbo «per cercare di calmare le 2000 persone che sono fuori dai cancelli di palazzo dell'emiciclo».

FUORI ALL’EMICICLO 1.200 MANIFESTANTI, MOMENTI DI TENSIONE
E mentre l’aula fremeva, infatti, all’esterno il clima non era più tranquillo.
Circa 1.200 le persone provenienti da tutto l'Abruzzo hanno manifestato per diverse ore nei pressi del Palazzo dell'Emiciclo per protestare contro la chiusura dei punti nascita. In cinquecento circa, tra sulmonesi e cittadini provenienti dai paesi del centro Abruzzo, hanno invaso la villa comunale dell'Aquila. Striscioni, fischietti, megafoni, t-shirt con su scritto il numero di coda del codice fiscale dei nati a Sulmona. Tra i partecipanti anche rappresentanti della Confesercenti, sindacati e comitati spontanei; presenti i sindaci di Pratola Peligna, Corfinio, Anversa degli Abruzzi, Introdacqua, e alcuni amministratori di Campo di Giove.
Non sono mancati momenti di tensione con i manifestanti che hanno lanciato dure accuse all'assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, e a tutti gli amministratori regionali. I manifestanti si sono arrampicati sulla recinzione e sul cancello di entrata controllati dalle forze dell'ordine in assetto antisommossa.
Circa 300 persone hanno superato i cancelli e sono arrivati a pochi metri dall'entrata dell'aula consiliare dove si stava svolgendo la seduta. I manifestanti, muniti di bandiere e trombe, hanno nuovamente attaccato con slogan molto duri la maggioranza di centrosinistra e in particolare l'assessore alla Sanità, Silvio Paolucci. Ad alimentare la protesta è stata soprattutto la rappresentanza di Sulmona. Tra gli slogan intonati "Ci vediamo a mezzanotte". Alcuni manifestanti hanno sottolineato che i cancelli non sono stati forzati, ma che qualcuno li ha aperti per farli entrare.
E' stato necessario l'intervento del sindaco di Sulmona, Giuseppe Ranalli, per convincere i manifestanti a uscire. In un primo momento non volevano sentire ragioni, ma dopo che il sindaco ha detto che la risoluzione per salvare il punto nascita di Sulmona non sarebbe stata esaminata e quindi votata se loro non avessero lasciato il cortile antistante l'aula consiliare, i manifestanti hanno deciso di ripiegare ascoltando le parole del primo cittadino.

RANALLI: «NOI MAI ASCOLTATI»
E proprio il sindaco Ranalli prima della dichiarazione di voto dei singoli consiglieri comunali sulmonesi aveva preso la parola in aula: «Questa nostra battaglia non é soltanto in difesa del punto nascite ma per salvaguardare il centro Abruzzo», ha detto il primo cittadino, «perché il decreto di chiusura del punto nascite dettato solo da fredde logiche numeriche significa impoverimento e annientamento del centro Abruzzo». Secondo Ranalli, il governatore D'Alfonso «ha adottato 37 decreti sulla sanità senza condivisione con i territori interessati, dunque, il problema é politico, é di economia e di scelte». Il sindaco ha messo in evidenza come la politica della Regione rischia di essere spaccata in due tra area interna penalizzata e area costiera avvantaggiata. «Un ulteriore passo sarà spirale che porterà al crollo del capoluogo peligno e del suo territorio - ha precisato Ranalli - auspicando un'immediata revoca del decreto sul punto nascite e la previsione di una deroga». Il sindaco ha poi ricordato come questo decreto sia stato varato dopo la decisione di investimenti infrastrutturali riguardanti l'ospedale di Sulmona e l'amministrazione comunale in carica ha svolto un duro e assiduo lavoro per garantire la realizzazione di lavori giá previsti per l'ospedale sulmonese come quelli per realizzare un nuovo blocco parto e due nuove sale operatorie. «Questa battaglia é di sopravvivenza del territorio, è una battaglia che non ha colore politico e che per questo vede il territorio, istituzioni e cittadini, tutto unito e perciò meritevole di essere ascoltato nelle sue legittime ragioni e nelle sue attese cominciando a cancellare il decreto per spianare la strada ad un suo rilancio».

CENTROSINISTRA APPROVA SECONDA RISOLUZIONE

Il Consiglio regionale ha poi approvato anche una seconda risoluzione urgente sui punti nascita, questa volta presentata dalla maggioranza di centrosinistra e votata anche dai cinque consiglieri che avevano permesso l'approvazione di quella presentata dal centrodestra che ha mandato sotto la coalizione di governo. Nel documento si impegna il presidente della Giunta regionale e commissario ad acta per la Sanità a riesaminare il decreto commissariale "nel quadro delle compatibilità programmatorie, mediante una nuova riorganizzazione dei punti nascita attuando al riguardo iniziative sostenibili e adeguate in confronto degli uffici competenti". 18 i consiglieri che hanno votato a favore, 13 quelli contrari. Monticelli e Gerosolimo, intervenendo in aula, hanno sottolineato di aver votato contro la coalizione per coscienza spiegando di aver più volte sollecitato D'Alfonso e l'assessore alla Sanità, Paolucci, ad attenzionare più profondamente la tematica. Pietrucci, che non è intervenuto, ha sostenuto la stessa tesi.

La maggioranza andata sotto non è passata inosservata nella coalizione di centrosinistra. Il presidente della Giunta regionale e commissario ad acta, Luciano D'Alfonso, visibilmente deluso e contrariato dal voto, ha immediatamente riunito i consiglieri di maggioranza e gli assessori per fare il punto della situazione alla luce dell'esito del voto.

MONTICELLI: «HO VOTATO CON SOFFERENZA»
«Ho votato per la sospensione del decreto. L’ho fatto perché non posso permettere un ulteriore taglio a un ospedale che a causa della politica ha già pagato un caro prezzo».

Così Luciano Monticelli, presidente della IV Commissione Consiliare Politiche Europee, ha commentato quanto accaduto in aula. In realtà, la maggioranza a cui lo stesso Monticelli appartiene aveva proposto, durante l’assise, il riesame del decreto in questione. Ciononostante, il consigliere ha preferito votare «per la sospensione per dare forza a quanto ho sempre sostenuto. Gli ospedali coinvolti avrebbero subito una perdita troppo grande, soprattutto perché esistono mezzi differenti con i quali la Regione può ottimizzare le risorse economiche senza per questo essere costretta a chiudere reparti di vitale importanza».

Il riferimento del presidente della IV Commissione Consiliare è con evidenza il nosocomio di Atri, dove, come lo stesso Monticelli ha più volte sottolineato, il punto nascita ha superato il tetto previsto dal decreto.
«Non solo – ribatte il consigliere – Non dobbiamo dimenticare che il reparto costituisce un importante tassello per la vitalità di un territorio che, con la sua chiusura, assisterebbe soltanto a una ‘fuga’ di mamme, che alla nostra provincia preferirebbero l’ospedale di Pescara, peraltro già fortemente in sovrannumero».

Da qui la decisione di Monticelli di votare per la sospensione del decreto. «Ho votato con sofferenza – conclude – Sono amareggiato ma ho mantenuto la coerenza. Io rappresento prima di tutto una comunità, che ci chiede di salvare un ospedale che già soffre a causa di politiche sbagliate, volte a interessi personalistici. Non voglio applausi né attacchi, ma vorrei che si rispettasse la mia amarezza».

FORZA ITALIA FESTEGGIA
Soddisfatti i consiglieri di Forza Italia: «per tutta la giornata abbiamo avuto il sostegno degli amministratori dei territori interessati che hanno presidiato il Consiglio regionale, rappresentando una sentinella importante – ha ribadito il capogruppo Sospiri -. Abbiamo richiamato il Governatore D’Alfonso alle sue responsabilità, ovvero al dovere di investire per garantire la sicurezza dei punti nascita, a tutela dei bambini e delle mamme, e non ad archiviare la vicenda chiudendo reparti fondamentali con una sforbiciata inaccettabile che avrebbe danneggiato l’Abruzzo. Abbiamo cercato il dialogo con il Governatore D’Alfonso e con il suo assessore alla Sanità, abbiamo cercato di far loro capire le ragioni e le esigenze dei territori, come quelli dell’area vestina, che rischiavano di essere spogliati di un presidio sanitario vitale, ma il Presidente e il suo esecutivo si sono chiusi a ogni forma di confronto, sbarrando la strada a qualunque soluzione. Oggi  però hanno vinto la democrazia e la coscienza di 17 amministratori regionali».