ATTO DI ACCUSA

Guerra tra giornalisti in Regione, Bracco: «radiare Di Pangrazio e il dipendente dell’ufficio stampa»

Continua la querelle per la rimozione di un comunicato

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Guerra tra giornalisti in Regione, Bracco: «radiare Di Pangrazio e il dipendente dell’ufficio stampa»

Di Pangrazio




ABRUZZO. Non si arresta lo scontro a distanza (e a senso unico) tra il consigliere del Movimento 5 Stelle, Leandro Bracco, e il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio.
Nei giorni scorsi Bracco aveva accusato Di Pangrazio di aver fatto rimuovere dal sito istituzionale un suo comunicato stampa; adesso il delegato alla Cultura dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, chiede all’ordine dei giornalisti di prendere seri provvedimenti verso l’iscritto eccellente (Di Pangrazio è pubblicista).
Il comunicato al centro della vicenda firmato da Bracco http://www.primadanoi.it/news/abruzzo/558242/Bufera-sul-presidente-Di-Pangrazio-.html
riguardava una forte presa di posizione nei confronti del presidente Di Pangrazio e di membri dell’esecutivo per la loro assenza al concerto al Quirinale per ricordare le vittime del terremoto de L’Aquila del 2009.
Bracco, a sua volta iscritto all’ordine dei giornalisti, chiede all’Odg di radiare il ‘collega’ ma anche il giornalista professionista che lavora alle dipendenze della presidenza del Consiglio: «considerata l’estrema gravità di quanto accaduto chiedo formalmente che sia Giuseppe Di Pangrazio che il giornalista professionista che ha prima cancellato e poi manipolato il mio comunicato stampa (i cui connotati sono facilmente rintracciabili in quanto ogni giornalista che lavora all’ufficio stampa ha una password di accesso al sito del Consiglio regionale) vengano radiati dall’ordine dei giornalisti».
La radiazione, ricorda il consigliere regionale, è diretta a sanzionare la condotta dell'iscritto che con il proprio comportamento abbia gravemente compromesso la dignita' professionale sino a renderla incompatibile con la permanenza nell'Albo.
Dunque Bracco chiede di far partire degli accertamenti per individuare la persona che lunedi' 30 marzo scorso, presso l'ufficio stampa del Consiglio regionale, «considerando carta straccia la deontologia del giornalista, ha prima cancellato un mio comunicato stampa (che era rimasto on line sulla home page del Consiglio regionale per circa 45 minuti) per poi redigerne un secondo il cui contenuto era sostanzialmente stravolto rispetto al testo originario».

«Le mie affermazioni, oltre che suffragate da molteplici articoli di stampa, sono avvalorate dalla testimonianza di una persona», continua Bracco, «che lunedi' 30 marzo era presente presso l'ufficio stampa e che dunque ha assistito al vergognoso accadimento. Questa persona e' disponibile a essere audita».
Poi Bracco tira in ballo la carta dei doveri del giornalista degli uffici stampa che «stabilisce che il giornalista deve uniformare il proprio comportamento professionale al principio fondamentale dell’autonomia dell’informazione. Inoltre il giornalista deve operare nella consapevolezza che la propria responsabilità verso i cittadini non può essere condizionata o limitata da alcuna ragione particolare o di parte o dall’interesse economico. In tal senso ha l'obbligo di difendere la propria autonomia e credibilità professionale secondo i principi di responsabilità e veridicità fissati nella legge istitutiva dell’Ordine».

E se l’Odg abruzzese non dovesse tenere in conto la segnalazione di Bracco, il grillino si dice pronto ad appellarsi anche al consiglio nazionale dal momento che «la persona che ha dato avvio all'inaudita vicenda è un personaggio politico che riveste un ruolo di notevolissima rilevanza (Presidente del Consiglio regionale dell'Abruzzo)».