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Intelligence, Copasir: «operazione 'Farfalla' fallì per difficoltà»

Operazione Rientro «tutto regolare»

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Intelligence, Copasir: «operazione 'Farfalla' fallì per difficoltà»




ROMA. Nell'operazione ‘Farfalla’, svolta nel periodo 2003-2004 per raccogliere informazioni da detenuti in regime di carcere duro, il Sisde ha agito sconfinando dalla legge sui servizi, che è stata interpretata «in modo strumentale e arbitrario». Ed anche il Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ha svolto un ruolo «non consono alle sue prerogative e fuori dal perimetro assegnato».
Lo rileva la Relazione del Copasir al Parlamento.
L’operazione, con la quale i servizi segreti avrebbero dovuto raccogliere informazioni da boss mafiosi, detenuti in carcere fu programmata e iniziò nel 2004, ma fallì clamorosamente «per l'infondatezza dei presupposti, per la difficoltà di stabilire un rapporto fiduciario con i carcerati individuati e in particolare per l'impercorribilità di un'operazione caratterizzata da un'attività di contatto intermediata da personale del Dap privo di specifica formazione», si legge ancora nella relazione.
Presentato in Senato, il documento, il cui relatore è il senatore Giuseppe Esposito, è il frutto di una inchiesta del Comitato svolta tra l'8 ottobre 2014 ed il 10 febbraio 2015, con 21 audizioni di soggetti a vario titolo coinvolti nelle operazioni.

DAL CERCERE DI SULMONA
E si analizza nel dossier anche l'operazione 'Rientro', avviata nel dicembre 2005 e conclusa nel luglio 2006, ritenuta, invece, «una normale operazione svolta con i corretti passaggi e le opportune verifiche», «nel rispetto della legge».
Illustrando il documento al Senato, il relatore Esposito, ha spiegato che, a differenza dell'operazione 'Farfalla', quella 'Rientro' nacque dalla proposta del detenuto presso il carcere di Sulmona, Antonio Cutolo, rivolta al direttore dello stesso istituto, Giacinto Siciliano, di fornire elementi utili alla cattura di Edoardo Contini, all'epoca latitante di camorra e figura importante nella gerarchia criminale campana.
In questa operazione, il Dap e il servizio non si sono quindi attivati per individuare un soggetto da contattare, ma e' stato quest'ultimo a proporsi autonomamente.
Cutolo, affiliato alla Nuova Camorra Organizzata, aveva stabilito un rapporto fiduciario con il Dap, teso al conseguimento di notizie relative a dinamiche intramurarie. Ma poi Cutolo fu considerato inattendibile e quindi l'operazione finì.

VERIFICATI MIGLIAIA DI DOCUMENTI
«Sono stati fatti approfondimenti per circa 70 ore di lavoro e per oltre 60 ore il Copasir ha discusso e analizzato le circa 3000 pagine di documenti prodotti e acquisiti», si sottolinea.
«Nel corso del 2004 - si legge ancora nella relazione - si programmò e iniziò la cosiddetta operazione Farfalla con l'obiettivo di raccogliere informazioni, tramite il Dap, da detenuti che, sentendosi abbandonati dalle proprie famiglie o dalle organizzazioni criminali di appartenenza, avrebbero potuto manifestare la disponibilità a fornire informazioni di natura fiduciaria subordinata a dei vantaggi anche di natura economica per se' stessi o per i loro parenti. Per svolgere tale compito - prosegue la relazione -, salvo che il soggetto commetta reati, l'intelligence nasconde sempre la fonte fiduciaria; pertanto, il detenuto si sarebbe sentito protetto e nel contempo avrebbe aiutato gli investigatori e la giustizia, senza correre particolari pericoli per se' e per i suoi familiari. Sulla base di elementi conoscitivi acquisiti dai dipendenti del Dap sui comportamenti di alcuni detenuti, furono individuati, di intesa tra Dap e Servizi, otto soggetti di varia estrazione, ristretti in carceri diverse e sottoposti a regime detentivo differenziato, sei dei quali in regime di 41-bis, come potenziali informatori per l'operazione in corso sulla base di atteggiamenti e comportamenti intracarcerari, comunicazioni epistolari con l'esterno e aggregazione all'interno del carcere. I termini dell'operazione, trattati a voce tra i dirigenti del Sisde e del Dap, furono sintetizzati in un unico appunto datato 24 maggio 2004, in cui si fissarono i criteri, i nominativi e le procedure del rapporto».
«In un altro breve appunto informale - si legge ancora -, datato 21 luglio 2003, si evidenziano le esigenze del Servizio in relazione all'operazione. Tra queste compare la realizzazione dei contatti con i detenuti 'al fine di sviluppare autonome e mirate azioni di intelligence, non intaccate da ulteriori interessi da parte di altri organismi'».

«OPERAZIONE ECCESSIVAMENTE INFORMALE»
In conclusione, «si rileva che la lacunosità della legge n. 801 del 1977 e l'inadeguatezza dei poteri di controllo attribuiti al Copaco favorirono una gestione dell'operazione eccessivamente informale e priva di adeguati riscontri documentali».
L'operazione si sarebbe chiusa nell'agosto del 2004 per l'infondatezza dei presupposti, per la difficoltà di stabilire un rapporto fiduciario con i carcerati individuati e in particolare per l'impercorribilità di un'operazione caratterizzata da un'attività di contatto intermediata da personale del Dap privo di specifica formazione. Secondo i responsabili dell'epoca, i detenuti Buccafusca, Cannella, Rinella, Genovese, Angelino, Pelle, Di Giacomo e Massaro, gli otto 'carcerati' individuati per l'operazione nel documento del 24 maggio 2004, non sono mai divenuti dei fiduciari del Sisde.