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Addio alle quote latte, Italia punta su riordino e qualità

Dino Rossi: «finita dittatura durata 25 anni»

Redazione Pdn

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Addio alle quote latte, Italia punta su riordino e qualità


ROMA. Chiuso il trentennale capitolo delle quote latte, una nuova stagione si apre per il settore zootecnico.
E da Bruxelles a Roma, in quella che è stata definita una giornata evocativa, gli allevatori sono scesi in piazza con tutte le ansie, i timori e le speranze che accompagnano ogni rito di passaggio. Tutti chiedono sostegni, temendo un crollo del prezzo alla stalla e più concorrenti esteri, ma ben diversi sono i toni. A Bruxelles una veglia solenne, con tanto di marcia funebre, ha simbolicamente accompagnato il varco nel buio e la protesta dell'organizzazione European Milk Board che ha chiesto urgenti misure anti-crisi per il settore del latte europeo.
A Roma toni più ironici, con gli allevatori della Coldiretti che dicono, a mò di spot con George Clooney, "no latte no Expo" e chiedono alle mamme italiane di comprare latte made in Italy. Latte che dalle prossime settimane sarà riconoscibile sugli scaffali grazie al nuovo logo "Latte 100% italiano" promosso dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, che lo ha inserito tra le azioni strategiche per accompagnare il settore.
«La dittatura è finita», commenta da Ofena Dino Rossi del Cospa, «se si pensa che ogni anno si doveva stare attenti a non superarla e nemmeno produrre meno del 60%, altrimenti scattavano sanzioni o la revoca della quota assegnata. Come se le mucche avrebbero dovuto avere un rubinetto al posto della mammella».
E Rossi denuncia tutte le contraddizioni di un sistema che avrebbe fatto troppi danni: «la cosa assurda è che se l’azienda produceva di più della quote assegnata, il latte non veniva distrutto, ma comunque trasformato e immesso nel mercato, ma il povero allevatore era costretto a pagare la multa. Un altra cosa strana sulle quote, questo tetto di produzione è stato adottato solo sul latte, anche se la normativa UE, prevedeva anche sugli altri settori: a chi dava fastidio la produzione del latte in Italia o a chi ha giovato le multe sulle quote?»
E Rossi punta il dito anche contro la Coldiretti: «avrebbe dovuto difendere gli allevamenti italiani, un tempo loro tesserati,  adesso sono dall’altra parte della barricata, senza preoccuparsi di sapere la verità sulle quote latte: come mai? Ora fanno finta di salvare la zootecnia italiana».
La fine del regime delle quote latte «deve anche essere l'inizio di una nuova stagione» ha detto invece il ministro, presente ieri alla manifestazione Coldiretti.
«Per la prima volta - ha proseguito il Ministro - abbiamo un logo unico per il latte fresco italiano e avvieremo una campagna di promozione mai fatta in questo Paese per rilanciare i consumi. Da qui ripartiamo per sostenere il settore, lavorando anche in prospettiva. Nel 2016, infatti, avvieremo il programma europeo 'Latte nelle scuole'. C'è poi un grande tema aperto che è il rafforzamento degli strumenti contrattuali e una migliore organizzazione interprofessionale della filiera, soprattutto a sostegno degli allevatori. Il Governo c'è, vuol fare la sua parte, lasciandosi alle spalle anche una cattiva gestione del settore lattiero-caseario».
Solo 1 stalla su 5 è sopravvissuta al regime delle quote latte che finisce oggi, lasciando in vita in Italia appena 36mila allevamenti. «In Italia - per il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - esiste uno squilibrio contrattuale lungo la filiera che determina un abuso, da parte dei trasformatori, della loro posizione economica sul mercato. Per questo la Coldiretti e il Codacons hanno chiesto con un esposto di fare luce sugli abusi di dipendenza economica a danno dei produttori di latte fresco all'Autorità garante della Concorrenza e del Mercato». E il ministro Martina ha auspicato l'apertura da parte del Parlamento di una commissione d'inchiesta sulla gestione, a suo giudizio, «scandalosa da parte della vecchia politica» della vicenda, costata a ciascun italiano oltre 70 euro, con 4,5 miliardi di euro pagati dall'Italia a Bruxelles per le annose multe dei splafonatori.