IL FATTO

Ex Ipab Chieti accoglie immigrati. FI protesta: «prima i disabili e poi i clandestini»

Febbo e Di Stefano non approvano la decisione del cda

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1728

Ex Ipab Chieti accoglie immigrati. FI protesta: «prima i disabili e poi i clandestini»


CHIETI. L’ex Ipab pronto ad accogliere gli immigrati.
Nei giorni scorsi la prefettura di Chieti ha pubblicato un bando per cercare strutture disposte ad ospitare i profughi ai quali assicurare tutta una serie di servizi: il vitto, l'alloggio, la mediazione linguistica, l'informazione, il primo orientamento all'assistenza alla formalizzazione della richiesta di protezione internazionale, il servizio di pulizia, la fornitura della biancheria e l'abbigliamento adeguato alla stagione, prodotti per l'igiene personale, un pocket money di 2.50 euro al giorno a persona, e una tessera o ricarica telefonica di 15 euro all'ingresso.
L’Organismo straordinario degli Istituti riuniti di Assistenza "San Giovanni Battista" (specializzato nel ruolo di assistenza per disabili, inabili e persone anziane) ha risposto alla procedura aperta. Il Cda ha dunque dato la propria disponibilità ad accogliere 30 cittadini stranieri nella propria sede in piazza Garibaldi.
Ma Forza Italia non gradisce. «Il S. Giovanni Battista possiede tutta un'altra funzione», sottolinea il deputato Fabrizio Di Stefano. «Mi chiedo se, visto che “dovranno anche essere rispettati i principi e le abitudini alimentari degli ospiti”, se intendono togliere pure i Crocifissi dalla struttura e se cambieranno anche la denominazione al San Giovanni Battista per non turbare la sensibilità degli stessi"».

Di Stefano chiede alla Regione Abruzzo che ne ha assunto la responsabilità gestionale «se la trasformazione dello storico istituto in centro accoglienza immigrati, non tradisca forse i principi fondativi di tale istituzione, oltre al venir meno dell'effettiva esigenza di garantire servizi di cui la nostra società ha sempre più bisogno? O non ci sono forse più nostri concittadini anziani, disabili o inabili, ad aver più bisogno di assistenza? Mi auguro di non essere accusato di estremismo se dico che, a mio giudizio, andrebbero prima garantiti tali servizi alle fasce più deboli della nostra società piuttosto che a chi, clandestinamente, ha raggiunto il suolo italiano».

FEBBO: «PRIORITA’ SONO ALTRE»
Scettico anche il consigliere regionale Mauro Febbo che non riesce a comprendere «perché gli Istituti riuniti, nonostante le numerose ed evidenti criticità palesate nel portare avanti l’attività ordinaria per l’assistenza a disabili, inabili e anziani debbano diventare un centro di accoglienza. Io mi chiedo – continua Febbo - come sia possibile prendere una decisione del genere considerando che negli anni sono venuti alla luce pesanti problemi all’interno della struttura che non è chiaramente in grado di garantire l’adeguata assistenza ai suoi ospiti. Alla luce di questa difficile situazione cosa fanno? Ci saremmo aspettati che mettessero in campo tutte le azioni necessarie per dare più servizi ai disabili e agli anziani ma la realtà purtroppo è un’altra».
«Le priorità son ben diverse», insiste Febbo, «non è assolutamente tollerabile assistere a questo tentativo di trasformazione dello storico istituto teatino che, nelle intenzioni di chi ha sottoscritto la richiesta, dovrebbe passare dal suo ruolo di assistenza per disabili, inabili e persone anziane a quello di centro accoglienza immigrati tradendo i suoi principi fondativi e venendo meno rispetto all’effettiva esigenza di garantire servizi di cui la nostra società ha sempre più bisogno».

Per Febbo sarebbe uno smacco «per numerose famiglie alle prese con i problemi che quotidianamente sono costrette ad affrontare come la mancanza di un adeguato supporto nell’assistenza ad anziani e disabili o quella ancora più grave di un posto di lavoro. Questa iniziativa messa in piedi dal Cda ha dello sconcertante se pensiamo che sul numero degli accrediti c’è un contenzioso tra lo stesso Istituto e la Regione, ma soprattutto se si tiene conto del balzello messo in piede dalla stessa Regione con la richiesta della compartecipazione alle famiglie dei più deboli. Mi auguro in un pronto intervento da parte dell’Assessorato regionale che faccia chiarezza sulla sorte dello storico Istituto e chieda l'annullamento della richiesta di partecipazione».