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Bufera sul presidente Di Pangrazio: «censura comunicato scomodo. Atto fascista»

Bracco (M5s):«giornalisti del consiglio regionale redarguiti con urla»

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Bufera sul presidente Di Pangrazio: «censura comunicato scomodo. Atto fascista»

Di Pangrazio

ABRUZZO. Un nuovo caso di presunta arroganza politica si affaccia nella “provincia abruzzese” proprio lo stesso giorno in cui si parla di presunta citazione per danni intimidatoria “di stampo politico”.
Non ci facciamo mancare nulla in Abruzzo dove la politica rimane al centro per comportamenti non esattamente esemplari e volti a sopprimere o soffocare quelle voci dissenzienti o critiche.
Il caso della consigliera grillina Enrica Sabatini citata per danni da Gianni Teodoro, padre della giovane assessore di Pescara nominata dal sindaco Alessandrini ieri è stata al centro del consiglio comunale di Pescara.
Nel pomeriggio una nuova denuncia da parte di un altro esponente grillino (ma in forte crisi con il gruppo che lo ha eletto), Leandro Bracco che ha denunciato senza mezzi termini un caso di vera e propria censura del suo comunicato da parte del presidente del Consiglio d’Abruzzo, Giuseppe Di Pangrazio, che sarebbe giunto persino a redarguire «con urla» i giornalisti del consiglio che avevano pubblicato e diffuso il comunicato del grillino. Dopo meno di un’ora il comunicato sparisce e scoppia il nuovo umiliante “caso abruzzese”.  
Il Comunicato al centro della vicenda firmato da Bracco riguardava una forte presa di posizione nei confronti del presidente Di Pangrazio e di membri dell’esecutivo per la loro assenza al concerto al Quirinale per ricordare le vittime del terremoto de L’Aquila del 2009.

«Domenica durante il concerto mi sono accorto che, oltre al sottoscritto, era presente all'evento solamente il vicepresidente della Giunta abruzzese Giovanni Lolli. Degli altri trenta Consiglieri regionali e degli altri sei membri dell'esecutivo nessuna traccia», ha raccontato Bracco, «Stamane (lunedì ndr) ho contattato l'ufficio stampa del Consiglio affinche' venisse redatto un comunicato nel quale si stigmatizzasse soprattutto l'assenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Di Pangrazio che, oltre a non essere presente, non aveva avuto neanche il buon senso di delegare, in rappresentanza dell'Ufficio di Presidenza, alcun membro dell'Ufficio di Presidenza stesso composto, ricordo, dai vicepresidenti Paolo Gatti e Lucrezio Paolini e dai Consiglieri segretari Giorgio D'Ignazio e Alessio Monaco».
Secondo il racconto di Bracco il comunicato stampa viene redatto e pubblicato sulla home page del Consiglio regionale intorno alle ore 11:40. Dopo pochi minuti, appresa la notizia, il Presidente del Consiglio Giuseppe Di Pangrazio, dal quinto piano del palazzo dell'Emiciclo dove si trovano gli uffici, si fionda al primo piano dove ha sede l'ufficio stampa «per pretendere che il mio comunicato stampa venisse in qualche maniera reso inoffensivo. Pretesa condita da urla e toni accesi e spigolosi».
Intorno alle ore 12:30 la sorpresa.
«Il mio comunicato stampa», spiega Bracco, «non è piu' presente e, al suo posto, ne compare un altro la cui sostanza è a dir poco edulcorata rispetto alla prima versione. Giuseppe Di Pangrazio si e' reso protagonista di un comportamento arrogante di matrice fascista. Un vero e proprio censore. Invece di chiedere scusa per la sua ingiustificabile assenza nell'ambito di un evento al quale ha preso addirittura parte il Capo dello Stato Sergio Mattarella, ha preferito armarsi di ago e filo per cucire la bocca di quelle persone che, come il sottoscritto, hanno condannato senza se e senza ma la sua vergognosa assenza al Quirinale.  Per non parlare poi dell'avere aggiunto per l'ennesima volta un tassello al puzzle che si potrebbe tranquillamente intitolare: “L'inadeguatezza di Giuseppe Di Pangrazio”. Inadeguatezza che, dal 30 giugno scorso, ha preso forma in molteplici occasioni durante le quali ha dimostrato di non essere all'altezza del prestigioso ruolo che ricopre, prevalentemente per il fatto di non essere un garante dell'Assemblea regionale e di conoscerne parzialmente il regolamento. In definitiva, di non essere super partes. Punti nascita e Powercrop docet».

E su Di Pangrazio pende una pesante mozione di sfiducia firmata dal gruppo del M5s per la sua presunta inadeguatezza e parzialità nel rivestire un ruolo che dovrebbe essere in teoria imparziale.
In serata giunge anche la presa di posizione dell’Ordine dei Giornalisti, Stefano Pallotta.
«La comunicazione istituzionale - spiega Pallotta in una nota - ha un senso e una funzione se non diventa propaganda e i ruoli in tale dinamica devono essere rigorosamente rispettati. Devono essere rispettate l'indipendenza e l'autonomia dei giornalisti dell'ufficio stampa, soprattutto di un'assemblea elettiva; i giornalisti hanno il dovere di rappresentare, anche dialetticamente, quando viene esplicato nell'attivita' politico-istituzionale, in maniera libera senza condizionamenti e senza censure. Gli organi istituzionali (in questo caso la presidenza del Consiglio regionale) e, in senso piu' lato, i politici hanno il diritto di rappresentare, nel modo che ritengono piu' opportuno - auspicabilmente senza declinare da paradigmi etico-morali- giudizi di valore e posizioni politiche, ma lo devono fare rispettando le prerogative di ciascuno. E' solo entro tali rigorosi confini - osserva il presidente - che si puo' ottenere qualita' nella comunicazione istituzionale, necessaria ai cittadini per capire e conoscere quello che accade nei palazzi del potere. Invece, quanto avvenuto oggi in Consiglio regionale, relativamente al comunicato stampa del consigliere Leandro Bracco va esattamente nella direzione opposta. Non possono essere i giornalisti a pagare improvvisazioni e approssimazioni che provengono da logiche che di istituzionale e di politico hanno ben poco», commenta infine il presidente dell'Ordine dei giornalisti d'Abruzzo.