LA SENTENZA

Il processo Housework affondato per la seconda volta. D’Alfonso assolto e prescritto

Confermata sentenza per governatore Abruzzo e altri 17. Anche Dezio la scampa dopo la richiesta di codanna

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LUCIANO D'ALFONSO

Luciano D'Alfonso




ABRUZZO. Come ampiamente pronosticato la Corte d'Appello dell'Aquila ha confermato la sentenza di assoluzione in primo grado per il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, e altri 17 imputati nel processo "Housework" per tangenti in appalti al Comune di Pescara, fatti relativi al periodo in cui il governatore era sindaco del capoluogo adriatico.
Si chiude così forse definitivamente la lunga partita iniziata con le indagini del 2006 e l’arresto del sindaco D’Alfonso il 15 dicembre 2008.
I giuici si sono ritirati in camera di consiglio intorno alle 10 e dopo meno di due ore avevano già pronunciato il verdetto.
La Corte, presieduta dal giudice Luigi Catelli (a latere Aldo Manfredi e Armanda Servino), ha dunque confermato in toto la sentenza di primo grado.
 Nella precedente udienza il procuratore generale, Ettore Picardi, aveva chiesto l'assoluzione per tutti gli imputati relativamente alla maggior parte dei capi di imputazione oggetto del ricorso, la prescrizione per sei capi di imputazione e solo per Dezio una condanna di 2 anni e 6 mesi relativamente pero' al reato contestato al capo B, cioe' tentata concussione.

INSUFFICIENZA DI PROVE
Assoluzione per insufficienza di prove: è questa la base della decisione della Corte d'Appello dell'Aquila, parzialmente riformando la formula dell'assoluzione.
Nella «parziale riforma della sentenza di primo grado dell'11 febbraio 2013» ci sono solo aspetti formali.
Nel dispositivo si legge, inoltre, che la sentenza «conferma nel resto», con riferimento, come emerge da fonti della Corte d'Appello, alle prescrizioni e alle confische. Si rimanda al 30 maggio prossimo per il deposito delle motivazioni.

Da questa accusa, riguardante la gestione del bar del Tribunale di Pescara, Dezio era stato assolto dal Tribunale collegiale del capoluogo adriatico.
Nello specifico, in primo grado l'intero procedimento giudiziario si concluse con l'assoluzione di tutti e 24 gli imputati. Il ricorso del pm del Tribunale di Pescara, Gennaro Varone, riguarda pero' la posizione di D'Alfonso, coinvolto nei fatti in qualita' di sindaco di Pescara, di Dezio di altre 16 persone. Si tratta di Massimo De Cesaris, Angelo De Cesaris, Pierpaolo Pescara, Fabrizio Paolini, Rosario Cardinale, Giacomo Costantini, Nicola Di Mascio, Pietro Colanzi, Alberto La Rocca, Carlo Toto, Alfonso Toto, Giampiero Leombroni, Marco Mariani, Francesco Ferragina, Antonio Dandolo, Vincenzo Cirone. L'appello, inoltre, non riguarda tutti i capi di imputazione. Gi imputati erano accusati, a vario titolo, di reati che vanno dall'associazione per delinquere alla corruzione, alla concussione, alla tentata concussione, all'abuso, al peculato alla truffa, al falso, all'appropriazione indebita. In primo grado il pm aveva chiesto per D'Alfonso e Dezio sei anni di reclusione, due anni e sei mesi per gli imprenditori Toto. Vari i filoni dell'inchiesta, tra cui l'appalto per le aree di risulta e quello relativo al project financing dei cimiteri cittadini.