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D’Alfonso vola… in elicottero, polemica sulla Regione «facile e veloce»

Il governatore “risolve” così il problema delle multe per eccesso di velocità

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D’Alfonso vola… in elicottero, polemica sulla Regione «facile e veloce»

D'Alfonso sale in elicottero



ABRUZZO. Gli impegni sono tanti, forse troppi (almeno quelli riportati in agenda) e per stare dietro a tutto c’è bisogno di utilizzare al meglio il tempo.
Così il neo presidente Luciano D’Alfonso ha deciso di segnare una svolta e di essere il primo presidente di Regione che si muove in elicottero. La cosa era già successa altre volte nelle scorse settimane e ha suscitato mugugni la scelta di utilizzare un mezzo della Forestale e quello dell’ex consigliere Lucio Petrocco coordinatore provinciale di Forza Italia e imprenditore degli idrocarburi. Si tratta sempre e comunque di missioni presidenziali, cioè istituzionali, mai di vacanze o di spostamenti per motivi personali ma la scelta di utilizzare il mezzo istituzionale (della Forestale) che dunque viene pagato con soldi pubblici e che viene impegnato (reso non disponibile per eventuali emergenze) crea interrogativi.
Di più (e con qualche malignità) se ne contano sulla “liberalità” che lo stesso Petrocco avrebbe concesso, visto che un volo di un elicottero -che sia anche piccolo- costa diverse migliaia di euro ad ora. 

Il mezzo è ufficialmente intestato all’azienda Ecopetrol di Civitaquana, di cui risultano proprietari, oltre a Petrocco, anche il fratello e la moglie.
Cosa abbia spinto il presunto avversario politico a fare donazioni di tale entità il diretto interessato lo ha spiegato così: «ho messo a disposizione il mio elicottero per un fine istituzionale. Sono stato consigliere provinciale e mi spendo volentieri per la Provincia…». Forza Italia non ha gradito, ne è nato un battibecco acceso sui social network, concluso con l’annuncio di una querela da parte di Petrocco nei confronti del consigliere regionale Lorenzo Sospiri.
E la vicenda e la nuova ondata di generosità sembra far spostare le lancette dell’orologio al 2007 quando un articolo dell’Espresso pubblicò per la prima volta la notizia che D’Alfonso utilizzava il jet privato della famiglia Toto. Dopo la prima smentita a caldo arrivò la conferma nel processo Housework dove si specificarono entità e modalità dei voli uniti a numerose vacanze in giro per il mondo. Tutto controfirmato dal suggello dei giudici di primo grado che hanno assolto l’attuale governatore anche da queste accuse. Si attende la conferma in secondo grado ormai molto certa.
Se questi sono i fatti si capisce bene per quale ragione il presidentissimo non si sia fatto scrupoli nel richiedere mezzi più veloci ed efficienti per poter meglio ottemperare alla sua missione.
Meglio sarebbe tuttavia (vista la vena di trasparenza intrapresa da D’Alfonso) chiarire le modalità dell’utilizzo, i costi e le ragioni che spingono un imprenditore a concedere il mezzo costoso se quest’ultimo non vorrà essere subissato da analoghe richieste da chicchessia...
Nel frattempo a far sollevare le opposizioni è stato l’ultimo tour aereo nell’alto vastese sui luoghi devastati dal dissesto idrogeologico, un tour che aveva già scatenato le ire dei consiglieri regionali che avevano denunciato l’assenza del presidente programmata dal Consiglio regionale.
Prima di questo viaggio D’Alfonso aveva sorvolato le zone delle frane di Villa Celiera e Civitella Casanova, poi era stato accompagnato da Petrocco da Pescara a Isola del Gran Sasso per la giunta tematica al santuario di San Gabriele.

«SOBRIETA’ E MODERAZIONE?»
«Il presidente D’Alfonso si ostina a dare agli abruzzesi un esempio di sobrietà e moderazione con uno stile di vita istituzionale simile allo spirito di essenzialità evangelica tanto amato e citato nei suoi panegirici», ha detto il presidente della Commissione Vigilanza e consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo.
«Solo dieci mesi fa, in piena campagna elettorale, - continua Febbo - D’Alfonso si vantava dei suoi 13mila chilometri percorsi sul suo camion a due assi e oggi si ostina e continua ad usare un mezzo privato e non istituzionale assumendo un atteggiamento irriguardoso nei confronti degli abruzzesi e inappropriato per il ruolo che riveste. Inoltre far viaggiare una o due auto blu, pagate dagli abruzzesi, di ritorno da Schiavi d’Abruzzo verso L’Aquila senza nessuno a bordo è una scena triste e al contempo rasenta il ridicolo. Macchine della Regione con tanto di autista che viaggiano mentre lui è in elicottero credo che sia uno spettacolo poco decoroso e molto oneroso. D’Alfonso non dimentichi che il governo precedente di centrodestra ha lavorato concretamente per ridurre il debito pubblico, ha diminuito drasticamente i costi della politica e ha contrastato con convinzione alcuni poteri forti».
«Il presidente D’Alfonso deve ancora capire che l’Abruzzo ha bisogno di sostanza, ha bisogno di persone di parola e non di parole poiché non possiamo permetterci di essere in perenne campagna elettorale», ha concluso Febbo.
Altrettanto ironica Sara Marcozzi del M5s che sbeffeggia il “lucianottero” gemello diverso del “Renzicottero” che nasce dalla stessa “mamma Pd”…
«Sono lontani anni luce i tempi», ha scritto Marcozzi, «in cui “Lucianone” girava in lungo e in largo con “l’Apetta - l’Abruzzo vale” per mostrare la sua vicinanza al “popolo”! Ovviamente era periodo di campagna elettorale! Che l’Abruzzo valga lo sappiamo tutti, quello che non sappiamo è quanto “valgano” un volo in elicottero e un ritorno in solitaria dell’auto utilizzata per l’andata e rimasta sola e sconsolata con l’autista. Come avvenuto per Renzie, l’elicottero segna definitivamente la distanza siderale tra Luciano D’Alfonso e la gente comune».