MORTA SUL NASCERE

Punti nascita, fuga bis della giunta D’Alfonso. Bagarre in aula: «buffoni»

Contestato anche il presidente Di Pangrazio: «servo»

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Punti nascita, fuga bis della giunta D’Alfonso. Bagarre in aula: «buffoni»

L’AQUILA. Il Consiglio regionale si è aperto martedì mattina in modo grottesco, con la maggioranza assente nonostante la convocazione alle 11 con assessori impegnati al Vinitaly e D’Alfonso a Schiavi D’Abruzzo, e si è concluso nel pomeriggio in modo ancor più incredibile.
Chiusura in fretta e furia dopo appena due ore di discussione e interpellanze proprio quando era arrivato il momento di trattare una delle questioni più delicate di questi mesi: la chiusura dei punti nascita.  Tutto rinviato ancora una volta tra la sorpresa della minoranza che ha poi occupato i banchi del centrosinistra.
Terzo contrattempo consecutivo, dunque, per la questione che a quanto pare non riesce proprio ad approdare in maniera concreta in Consiglio.
Già due settimane fa, la bocciatura da parte della maggioranza di centrosinistra di una risoluzione delle opposizioni con cui si chiede la sospensione e il ritiro del decreto commissariale con cui si dispone la chiusura dei quattro punti nascita di Sulmona, Ortona, Atri e Penne aveva provocato tensioni in aula e problemi politici in seno al centrosinistra e della stessa coalizione con i sindaci dei comuni in cui sono a rischio chiusura i punti nascita.

Le polemiche sono poi proseguite per la mancata presentazione da parte del centrosinistra di un documento, annunciato nei giorni precedenti, nella seduta consiliare di lunedì scorso.

Oggi i toni si sono alzati nuovamente ed è stata ancora bagarre quando il presidente dell'Assemblea, Giuseppe Di Pangrazio, ha deciso di rinviare alla prossima seduta la risoluzione urgente delle forze di opposizione.
A quel punto si è scatenata la reazione rabbiosa delle forze di opposizione e anche dei molti amministratori dei comuni in odore di taglio che hanno accolto la decisione di Di Pangrazio con urla e accuse di «buffoni» e inneggiando alla vergogna. Uno dei più esagitati è stato il consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, il quale ha inseguito il presidente Di Pangrazio che tentava di parlare con gli amministratori inviperiti, accusandolo di essere «un servo».
Di Pangrazio ha motivato la sua decisione sottolineando che sui punti nascita si era già discusso nella seduta dello scorso 13 marzo e anche in una seduta monotematica a Pescara. 

«Per questo motivo - ha spiegato Di Pangrazio - siccome si ritiene che se ne debba discutere ancora, rimandiamo la tematica alla prossima seduta del Consiglio».
I consiglieri di opposizione hanno occupato l'Aula tornando a esporre manifesti contro la chiusura dei punti nascita. «Al peggio non c’è mai limite», hanno denunciato i consiglieri di Forza Italia, «e questa maggioranza di centrosinistra oggi è andata oltre ogni più nefasta immaginazione. D’Alfonso è riuscito a fare peggio di stamattina: si è dato alla fuga invece di discutere la risoluzione sulla chiusura dei Punti nascite. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un atto di arroganza inaudita, inaccettabile, che non solo rappresenta una mancanza di rispetto nei confronti dei Consiglieri regionali che hanno sottoscritto il documento ma anche verso tutti quei cittadini che si aspettavano una risposta di fronte ad una questione tanto delicata quanto sentita da tutta la comunità».  
«Eppure per giorni il Presidente D’Alfonso e la sua maggioranza si sono affrettati a dare rassicurazioni circa la volontà di presentare, essi stessi, provvedimenti e atti per fermare la chiusura», ha ricordato Lorenzo Sospiri. «Oggi, alla prova dei fatti, hanno vietato anche il confronto. A questo punto ci chiediamo quale sarà la posizione di quei sindaci del Pd di Sulmona, Ortona e Penne a fronte del comportamento dei propri rappresentanti di governo-colleghi di partito».   

«NON HANNO DIRITTO ALL’URLO»
«Chi non ha argomenti ritiene di poter colmare il vuoto con le urla e le offese», ha replicato il sottosegretario alla presidenza della Giunta, Camillo D'Alessandro. «Hanno avuto 66 mesi di tempo - prosegue D'Alessandro - e non sono riusciti ad uscire dal commissariamento della sanità ed oggi ritengono di avere il diritto all'urlo. Non sono riusciti a realizzare la società unica dei trasporti ed urlano; non sono riusciti a riformare la sanità ed urlano. Secondo loro per soddisfare l'esigenza dell'urlo - continua il Sottosegretario - il Consiglio regionale dovrebbe in tutte le sedute discutere dello stesso argomento, cosa tra l'altro non consentita dal regolamento, perché una volta che l'Aula ha approvato o bocciato, o comunque discusso, un argomento non può tornarci sopra di nuovo per garantire l'esistenza in vita di chi dispone solo dell'urlo».
Ma la chiusura del Consiglio avrebbe provocato tensioni anche all'interno della maggioranza in seno alla quale alcuni erano d'accordo sulla discussione della risoluzione delle opposizioni sui punti nascita.

I LAVORI
Prima della chiusura il Consiglio regionale ha approvato due risoluzioni: la prima impegna il Presidente a sollecitare le Asl “affinché sostengano il progetto dell’Associazione ‘Autismo Abruzzo Onlus’, dandone attuazione in tempi stretti, per poter permettere la pubblicazione del progetto il 2 aprile prossimo, in occasione della giornata mondiale dell’autismo; la seconda, invece, punta ad avviare un confronto con Trenitalia affinché – almeno nel periodo estivo – venga assicurata una fermata dei treni “Freccia bianca” nella stazione di Vasto-San Salvo. Torna in Commissione Bilancio il progetto di legge di adeguamento alle direttive europee della normativa sull’esercizio delle attività professionali delle agenzie di viaggio e delle professioni di guida turistica, interprete turistico e accompagnatore turistico, mentre sarà riesaminata nella prossima seduta del Consiglio (perché non è stato raggiunto il quorum necessario) la modifica al Regolamento interno sulla composizione della Giunta per il Regolamento. Approvato, invece, il provvedimento amministrativo che autorizza l’Ater dell’Aquila all’utilizzo dei proventi derivanti dall’alienazione di immobili di proprietà dell’ente. Non ha raggiunto il necessario quorum dei due terzi neppure l’elezione del componente del Collegio regionale per le garanzie statutarie indicato dal Cal, che ora dovrà provvedere all’individuazione di una nuova candidatura.