LA DENUNCIA

Abruzzo. Sindacati all’attacco sui ritardi in sanità

«Dov’è l’assistenza sul territorio?». L’assessore Paolucci si difende

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Abruzzo. Sindacati all’attacco sui ritardi in sanità


ABRUZZO. L’Intersindacale sanitaria proclama lo stato di agitazione del personale medico ed infermieristico ed invoca l’intervento del Prefetto dell’Aquila per “raffreddare” la protesta contro i ritardi del commissario D’Alfonso in campo sanitario.
In contemporanea l’Anaao-Assomed, che è il sindacato più rappresentativo dei medici ospedalieri, lancia l’allarme per il pericolo di disgregazione del sistema sanitario abruzzese, il che mette a rischio «la salute dei cittadini abruzzesi ed il lavoro di tutti i medici e gli operatori della sanità».
 Infatti «oggi in Abruzzo – sottolinea Filippo Gianfelice, segretario regionale Anaao – dall’iniziale fase propositiva si sta passando ad una condizione di stagnazione e di sostanziale involuzione rispetto al passato, se non interverranno correttivi».
 In sostanza il fronte medico appare unito dall’insoddisfazione per gli interventi da tempo attesi e sollecitati e si sta muovendo per ottenere modifiche organizzative al sistema sanitario. Dalla Prefettura dell’Aquila arrivano segnali di disponibilità per la richiesta dell’Intersindacale sanitaria, per cui anche in settimana ci potrebbe essere il confronto con il Commissario alla sanità, di cui viene criticato il ritardo per l’attivazione della Consulta sanitaria regionale e per le iniziative di territorializzazione dell’assistenza ai cittadini.

«I RITARDI NELLA TERRITORIALIZZAZIONE DELLA SANITÀ»
Anche l’Anaao denuncia: «le iniziative che dovevano essere motivo di sviluppo sono oggi completamente ferme, se non addirittura involute: vedi la crescita in termini di prestazioni degli ospedali principali e la riconversione e la specializzazione delle strutture sanitarie più piccole attraverso politiche di investimento sul personale e innovazione delle apparecchiature. Ma tardano anche il miglioramento e la diffusione delle strutture territoriali, con l’attivazione di percorsi d’integrazione ospedale-territorio ed il recupero dell’attività riabilitativa nella medicina pubblica».
 Sullo sfondo la paventata riduzione del 50% per il personale a tempo determinato «che potrebbe “ridurre le prestazioni ed avviare la chiusura di reparti e di strutture ambulatoriali, a causa del licenziamento di molti giovani colleghi precari, situazione inimmaginabile con governi progressisti. Se a questo si aggiunge che il sistema sanitario pubblico non riesce ad acquistare un nuovo apparecchio per la risonanza o che dopo tre anni dalla aggiudicazione della gara non si riesce ad aprire una nuova sala angiografia, si capisce come sia impossibile abbattere le liste d’attesa ambulatoriali e chirurgiche nella nostra regione. L’assenza di strutture riabilitative post-ricovero o strutture territoriali uniformemente diffuse sul territorio – che in alcune regioni esistono da anni - rappresenta una condizione insormontabile per i nostri Pronto soccorso, stretti fra la riduzione dei posti letto ospedalieri al 3,7 su mille abitanti, imposta dalla politica nazionale, e la costante richiesta dell’utenza». Insomma, conclude Filippo Gianfelice per l’Anaao-Assomed «l’Abruzzo non ha bisogno di mega ospedali, della cui inaugurazione avranno memoria forse i nostri nipoti, così come non necessità di Aziende universitarie, riconosciute fallimentari da un punto di vista dei costi e chiuse in molte regioni d’Italia. Piuttosto occorrono  progetti organizzativi condivisi con i Dirigenti e gli altri operatori sanitari per recuperare il tempo perduto ed evitare il rischio della disgregazione del Sistema sanitario pubblico».

LA DIFESA DELL’ASSESSORE ALLA SANITÀ
Interpellato su questi punti, l’assessore regionale alla sanità ed al welfare, Silvio Paolucci, non nega la fondatezza di queste richieste, ma ricorda che la priorità assoluta è l’uscita dal commissariamento e che in questi mesi di governo non c’è stato immobilismo: «con il commissario D’Alfonso ho dovuto affrontare le molte inadempienze di Chiodi che il Tavolo romano ci sollecita continuamente: dalla compartecipazione alla spesa dei ricoveri nelle strutture assistenziali, ai Punti nascita, alla Rems, ai contratti con le case di cura private. E non sono stati argomenti facili, viste anche le resistenze politiche dell’opposizione, proprio quella che è responsabile dei ritardi».
 Il discorso si fa complesso e merita altri approfondimenti. Ma c’è un pericolo in agguato per Paolucci: che proprio l’attenzione a superare le inadempienze passate faccia perdere di vista la gestione quotidiana della sanità, quella che percepiscono gli utenti. Insomma per l’assessore sta per scattare la solita trappola lobbystico-politica che fa leva sul malcontento dei cittadini vittime delle liste d’attesa e dell’assistenza sanitaria insufficiente, come giustamente denunciano anche le organizzazioni sindacali. E così le difficoltà normative che bloccano l’assessore servono a distogliere l’attività amministrativa dagli interventi concreti. In questo modo possono continuare gli appalti chiacchierati o gli affidamenti diretti a tariffe Consip, le proroghe illegittime e gli sprechi.  

Sebastiano Calella