NUOVA MAZZATA

Imu agricola, il decreto arriva alla Camera. Forza Italia: «abolizione o pronti a class action»

Di Stefano: «la sinistra mette l’ennesima tassa»

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Fabrizio Di Stefano

Fabrizio Di Stefano

ABRUZZO. E’ approdato alla Camera per l’approvazione definitiva il ddl di conversione del decreto-legge sull’Imu agricola che prevede 'misure urgenti in materia di esenzione'.
Nonostante si parli di esenzioni le proteste che si sono accese nei mesi scorsi sono ben lontane dallo spegnersi. Ieri nella capitale grande manifestazione degli agricoltori arrivati da tutta Italia, assieme ad amministratori locali e rappresentanti delle associazioni del comparto agricoltura, per gridare il loro 'No all'Imu Agricola'.
«Si tratta di un provvedimento per fare cassa a danno degli agricoltori, degli imprenditori e dei proprietari agricoli», denuncia il deputato abruzzese di Forza Italia Fabrizio Di Stefano in merito al dibattito che si sta svolgendo in aula alla Camera dei Deputati.
«Questo decreto legge rappresenta il peggior pasticcio normativo e fiscale che un Governo potesse prevedere. Si tratta di un vero serial fiscale andato in onda lo scorso novembre il cui finale ancora e' sconosciuto, in quanto si aspetta l'esito del Tar Lazio a giugno. Un pasticcio normativo che non ha precedenti e che a seguito delle girandole di parametri scatenate in questi mesi che hanno prodotto sul territorio diversi incroci fra esenzioni perse e riconquistate, con la nuova classificazione dei criteri suddivisi in tre fasce, permangono tutti gli elementi d'incertezza e debolezza. Una tassa, che grava su uno strumento di lavoro che nessuno aveva chiesto. Con questo decreto si scrive una pessima pagina di politica e dell'agricoltura italiana, le cui misure vessatorie e penalizzanti per le imprese, in quanto incidono sulla riduzione delle deduzioni in materia di Irap per i produttori agricoli, rischiano di causare una fortissima decrescita del comparato agricolo».

Proprio Forza Italia alla Camera ha proposto un emendamento per sopprimere l'Imu sui terreni agricoli «e se dovesse essere ciecamente respinto dalla maggioranza di sinistra», ha annunciato Raffaele Fitto, «siamo pronti a mettere in atto, insieme a tutti gli agricoltori e ai sindaci, una class action per difendere i produttori e i lavoratori di questo settore a cui bisognerebbe offrire semplificazioni burocratiche e aiuti economici, non nuove tasse».
Fra le novità più rilevanti contenute nel provvedimento vi sono l'esenzione totale per i terreni a immutabile destinazione 'agro-silvo-pastorale', nessuna sanzione né interessi per i contribuenti che pagheranno entro il 31 marzo, rimborso per coloro che hanno effettuato il pagamento in base alla classificazione del 28 novembre 2014 e che ora, in base a quella nuova contenuta nel decreto, risultano esenti.
Sia per l’anno 2014 che per il 2015 si applicheranno i criteri già approvati precedentemente, ovvero l’esenzione per i terreni agricoli ubicati nei Comuni montani, nonché quelli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola ubicati nei Comuni parzialmente montani. Inoltre vengono introdotti ulteriori criteri con gli emendamenti approvati al Senato. Nei Comuni ricadenti nelle aree di "collina svantaggiata" gli agricoltori e gli imprenditori agricoli godranno di una detrazione standard di 200 euro, che riguarderà complessivamente altri 1600 comuni in tutta Italia.

«PASTICCIO SENZA PRECEDENTI»
«E’ un pasticcio senza precedenti; il decreto corregge ma non risolve il problema», commenta invece il delegato Anci alla finanza locale e sindaco di Ascoli, Guido Castelli. «La querelle sull'Imu agricola cela un paradosso che è venuto il momento di denunciare», attacca l'amministratore marchigiano.
«Il Governo alimenta le politiche nazionali - aggiunge - spremendo i contribuenti e caricando di responsabilità fiscale i Sindaci. Il bonus di 80 euro - che tanto appeal elettorale ha generato in favore del premier Renzi - in effetti si fonda anche e soprattutto su tagli e sacrifici di cui sono stati onerati i territori, specie quelli più deboli come quelli montani».
«Se da una parte quindi il decreto va nel senso di mitigare alcuni aspetti, decisamente surreali, della norma originaria che ha cancellato le esenzioni sui terreni montani resta - avverte Castelli - la mia più profonda contrarietà rispetto a una metodologia che trasferisce sui comuni il compito ingrato di mettere forzosamente il contribuente sulla graticola. Da un punto di vista strettamente tecnico restano alcuni rilevanti coni d'ombra che il decreto non risolve. Mi riferisco alla distribuzione della misura analitica del taglio tra i comuni interessati (che richiederà verifiche puntuali) e la necessità di ripristinare (almeno) alcune esenzioni come quelle in favore dei terreni montani esposti - conclude l'esponente Anci - a rischi ambientali e/o idrogeologici».