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Abruzzo. Mario Negri sud, un disastro annunciato

Il commissario prefettizio: «ecco perché non può continuare»

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Abruzzo. Mario Negri sud, un disastro annunciato

Mario Negri Sud





ABRUZZO. Un disastro annunciato. E inevitabile. La nomina dei commissari liquidatori del Mario Negri sud - e quindi la sua fine sostanziale - non sembra essere stato un fulmine a ciel sereno, per cui appaiono fuori bersaglio anche le critiche all’operato del prefetto di Chieti per aver segnalato la sofferenza del Negri sud al Tribunale di Chieti, che poi ha nominato i liquidatori.
Stando alla relazione del Commissario straordinario Luciano Fratocchi, nominato dal Prefetto a novembre scorso e coadiuvato da Gianfranco Attili e Fausto Zulli, da cinque-sei anni era evidente il fallimento di questa attività, il cui fatturato scendeva mentre le spese aumentavano. Ed i commissari non hanno fatto altro che analizzare i bilanci, i verbali del CdA, le relazioni sindacali, l’elenco dei debiti e dei crediti, le commesse di lavoro, la situazione degli immobili e così via. Ed è emerso che il valore della produzione, cioè quello che l’istituto incassava con il lavoro svolto, era di oltre 9 mln nel 2007 per precipitare a 2,5 mln (la stima per il 2014), con un crollo percentuale del 60%. Mentre la differenza tra i costi della produzione che nel 2007 era in positivo di 151 mila euro, nel 2013 sfiorava il meno 3 mln, con un aumento progressivo della forbice. E così aumentava anche l’indebitamento che passava dai 5,7 mln del 2007 ai 7,5 mln del 2013.
E con questi numeri, conclude la relazione, non era possibile «il proseguimento della Fondazione Mario Negri sud».

NEGLI ANNI SCORSI C’ERA CHI REMAVA CONTRO IL MARIO NEGRI SUD
 Da quello che si capisce, sotto accusa non è tanto il dato contabile, inconfutabile, quanto le politiche gestionali che appaiono immobili e rassegnate al declino. Anche la trasformazione del Consorzio iniziale in Fondazione, presentata all’epoca come la panacea dei tanti guai finanziari, non si è rivelata vincente, perché – a differenza di quanto si propagandava – non è stata trasferita al Mario Negri sud la proprietà degli immobili per consentire alle banche di continuare a prestare soldi con la garanzia del mattone. Infatti alla nuova Fondazione è stato trasferito l’usufrutto dell’edificio, anche se va detto che dai dati contabili è evidente che nemmeno la proprietà piena avrebbe salvato il Mario Negri sud.
Quello che sembra chiaro, da una serie di atti ricostruiti nella relazione del commissario straordinario, è che è mancata la volontà politica di salvare questo istituto che era un fiore all’occhiello della ricerca, non solo abruzzese. E’ ancora da dimostrare che le spoliazioni di progetti, la politica suicida sul personale, gli sprechi (tutto documentato dalla relazione) siano stati frutto di un disegno o dell’incapacità dei politici di progettare uno sviluppo anche regionale, basato sulla ricerca e sull’innovazione.
E’ però evidente che molti remavano contro il Negri sud. Adesso i tre liquidatori dovranno valutare la posizione dei dipendenti e la regolarità delle contribuzioni previdenziali, anche se non essendo stato possibile l’esercizio provvisorio questo significa che l’attività è chiusa.
L’ultima speranza è che la Regione possa inventare un contenitore in cui far lavorare ed eventualmente far tornare a fare ricerca tutti quei ricercatori che si sono fatti onore in Italia, ma che non hanno avuto molte commesse né dalle Asl abruzzesi né dalla Regione, né tanto meno dalle università, che non hanno fatto sistema e massa critica, ma che invece a volte si sono appropriate di alcuni lavori.

Sebastiano Calella