SANITA' AL RISPARMIO

Tagli Punti nascite, a Sulmona sit in di protesta: in 500 contro la chiusura

Domenica D’Alfonso contestato a Prezza

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2225

Tagli Punti nascite, a Sulmona sit in di protesta: in 500 contro la chiusura

ABRUZZO. Fa ancora discutere la bocciatura avvenuta la settimana scorsa in Consiglio regionale della risoluzione sui punti nascita.
Il documento per fermare la chiusura dei presidi di Penne, Sulmona, Ortona e Atri, è stato respinto con 14 voti contro 12 e a pesare sono state le assenze tra i banchi della minoranza (non c’erano Bracco e Marcozzi dei 5 Stelle ma anche Di Dalmazio e D’Ignazio).
E’ convinto che quel documento servisse a poco o nulla il presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio, che ha spiegato: «la risoluzione rispondeva solo a istanze strumentali e demagogiche delle opposizioni. Sarebbe risultata del tutto inefficace rispetto all’attuazione del decreto del commissario. Il Consiglio, infatti, ha poteri d’indirizzo verso il presidente e la Giunta regionale, ma non verso il commissario».
Queste parole, però, non sono state accolte di buon grado da Paolo Gatti, vice presidente del Consiglio: «potrebbero essere dichiarazioni comprensibili se espresse da parte di un capogruppo di maggioranza, ma non altrettanto se provenienti dalla figura di un Presidente di Consiglio regionale. Confido che dopo questa singolare parentesi si torni ad un profilo istituzionale alto, elegante e rispettoso del lavoro di tutti i consiglieri e delle esigenze, spesso dolorose, di tutti i territori».
Intanto il problema resta e su questo punto almeno sono tutti d’accordo.
I rappresentanti di Cigl, Cisl, Uil funzione pubblica e Neurid annunciano che a partire da lunedì scatterà un presidio permanente dei lavori ospedalieri dinanzi all’Ospedale di Sulmona: «il territorio della Valle Peligna, dell’Alto Sangro e di tutto il circondario pretende dignità. Siamo convinti che per il Punto nascita di Sulmona sia necessaria la deroga in considerazione del contesto territoriale orografico, e soprattutto in considerazione del fatto che i “numeri” siano stati generati nel tempo attraverso scelte ben precise. Il governo della Regione Abruzzo ha deciso da tempo di far quadrare i conti sulla pelle dei residenti di tutto il Centro Abruzzo creando disagi e diminuendo i servizi in loco e puntando a generare sovraffollamento in altre strutture».

Intanto domenica pomeriggio in occasione della sua visita a Prezza, il centro destra Sulmonese (Forza Italia, Fratelli d'Italia, Sovranità e il movimento civico Nuova Sulmona), ha contestato il Presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso e il suo assessore Donato Di Matteo per la chiusura del punto nascite del SS. Annunziata.
Ai manifestanti non è stato consentito l'ingresso all'interno della tensostruttura per esporre i cartelli di protesta.
Solo alla fine dell'evento, dopo forti proteste, e senza non poche difficoltà, i manifestanti sono riusciti ad interloquire con il presidente D'Alfonso, che, dopo aver preso contezza delle richieste dei manifestanti, ha acconsentito alla lettura di un documento consegnato dinanzi a tutta la platea assicurando la fissazione di un incontro da tenersi a Sulmona aperto all'intera cittadinanza.
«Da stigmatizzare il comportamento del "solito" Sindaco di Sulmona intervenuto all'evento, che, anziché unirsi alle proteste dei suoi concittadini», denunciano i rappresentanti di centrodestra, «ha lasciato anzitempo la sala e non ha trovato altro di meglio da fare che inerpicarsi in una sterile critica sull'operato dei manifestanti, abbandonando la scena e lasciando senza parole anche l'esterrefatto assessore Donato Di Matteo».

MANIFESTAZIONE IN CORSO
 Oltre 500 persone stanno partecipando al sit-in di protesta davanti all'ospedale di Sulmona contro la chiusura del punto nascita. Sindacati, politici, mamme con carrozzine, pensionati uniti per dire no alla decisione del governo regionale di privare il territorio del centro Abruzzo del reparto di Ginecologia. I manifestanti hanno sfilato in corteo fino al luogo in cui qualche mese fa è stata posta la prima pietra per realizzare il nuovo ospedale. Una pietra che è stata simbolicamente restituita: «Ci stanno prendendo in giro - affermano in coro i sindacalisti di Cgil, Cisl, Uil e Nursind - Ci dicono che vogliono realizzare l'ospedale e intanto chiudono i reparti. Questo è solo l'inizio di una lotta dura e decisa che andrà avanti fino a quando il territorio non riavrà tutto quello che gli è stato tolto».