LA BUCA DELLE POSTE

Chiusura uffici postali: il Consiglio di Stato boccia i tagli di Poste Italiane

In Abruzzo 19 uffici a rischio chiusura

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Chiusura uffici postali: il Consiglio di Stato boccia i tagli di Poste Italiane


ABRUZZO. «Il servizio postale deve essere però garantito su tutto il territorio nazionale».
Lo ha affermato chiaramente pochi giorni fa il Consiglio di Stato, affermando che la copertura dovrà restare efficiente «attivando un congruo numero di punti di accesso, sulla base di criteri di ragionevolezza per soddisfare le esigenze dell’utenza».
Dunque la sentenza corre in aiuto ai sindaci italiani che da settimane contestano il piano di riorganizzazione di Poste Italiane e dal dispositivo si evince chiaramente che i criteri di valutazione presi in considerazione non sono sufficienti.
Solo in Abruzzo sono in totale 19 gli uffici a rischio chiusura (su 479), e precisamente 4 in provincia di Chieti (San Giacomo di Scerni, Guastameroli, Altino, Chieti), 5 in provincia dell’Aquila (Aragno, Assergi, Cese, Torrone di Sulmona, Civita di Oricola), 2 in provincia di Pescara (Piccianello, Roccafinadamo) e 7 in provincia di Teramo (Cologna, Faraone, Montepagano, Mutignano, Poggio Morello, Rocche di Civitella, Treciminiere).

Ci sono poi altri 35 uffici interessati dalla razionalizzazione.
Ma i giudici del Consiglio di Stato spiegano nella sentenza che la popolazione servita dal servizio postale dovrà essere pari al 92,5% della popolazione comunale. «Del resto – si legge nel testo -, l’espressione “accessibilità al servizio”, utilizzata dai criteri stabiliti dal predetto decreto ministeriale non può prescindere dall’effettiva e normale percorribilità delle strade di accesso agli uffici postali in termini di reale e conveniente fruibilità da parte dei cittadini. Ciò significa che le strade di accesso sono quelle percorribili in condizioni di sicurezza materiale e serviti da mezzi pubblici, in maniera che l’accesso non sia condizionato dalla disponibilità di mezzi privati».
La seconda considerazione, che trova fondamento anche in altre pronunce favorevoli ai Comuni, riguarda le motivazioni su cui è basata la chiusura dell'ufficio postale, che nel caso specifico hanno avuto riguardo al solo profilo economico e gestionale.

Poste Italiane, adombrano i giudici, non può fare spending review sulle spalle dei piccoli Comuni, determinando disservizi e disagi soprattutto alla popolazione anziana e a quella priva di strumenti tecnologici, «perché le chiusure devono tenere conto della dislocazione degli uffici postali, con particolare riguardo alle aree rurali e montane, ma anche delle conseguenze che la relativa presenza produce sull'utilità sociale».
Soddisfatto per questo pronunciamento Anci Abruzzo che proprio due giorni fa ha avuto un nuovo incontro con Poste Italiane con la partecipazione di Regione Abruzzo, insediando il tavolo di concertazione regionale, deciso in sede nazionale, sul piano di razionalizzazione degli uffici del territorio.
«Un incontro utile a mettere a fuoco e a rappresentare i disagi e le difficoltà che si produrrebbero con l’attuazione del piano per le popolazioni interessate, in particolare quelle dei comuni delle aree montane e rurali dell’Abruzzo – ha spiegato il presidente Luciano Lapenna - Abbiamo chiesto di fermare il provvedimento e fornirci i criteri che sono determinanti a generare la necessità e la modalità di razionalizzazione».

Poste Italiane prendendo atto delle argomentazioni di Anci ha dichiarato di trasferire quanto registrato nell’incontro ai vertici aziendali.

La Regione Abruzzo ha rappresentato la mozione approvata in Consiglio regionale, che impegna l’esecutivo a sostenere i comuni interessati in questa trattativa e come da richiesta di Anci Abruzzo, della disponibilità dei propri uffici legali a supporto delle esigenze di carattere giuridico amministrativo dei Comuni per la gestione dell’iter di attuazione del piano”

Il tavolo resta aperto, e il prossimo 20 marzo il direttivo regionale di Anci affronterà con i comuni interessati le ulteriori iniziative da intraprendere tenendo conto anche della sentenza del Consiglio di Stato che proprio nelle motivazioni mette in discussione i criteri di applicazione della delibera di Agicom a base del Piano di razionalizzazione.