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Maxi parcella Arpa, per il sindacato Cisas c’è una doppia 'anomalia'

I due periti hanno chiesto 700 mila euro: aperto contenzioso

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ABRUZZO. «L'operazione d'incorporamento in Arpa dei colossi Sangritana e Gtm è stata una esigenza discutibile finalizzata solo al salvataggio della Società Arpa e non costituisce la panacea per risolvere il problema delle partecipate».
Ne è convinto il segretario provinciale Cisas Fisast Remo Stella secondo cui la soluzione «logica, normale e funzionale» sarebbe stata la fusione tra le due ex Gestioni Governative del Ministero dei Trasporti, Sangritana e Gtm. Arpa, invece, in un secondo momento poteva essere acquisita dalle due. E’ però andata diversamente: «oramai la “frittata” è fatta», denunci Stella, «e tutti gli attori del trasporto pubblico regionale coinvolti in questa operazione al rovescio, sono ora chiamati a fare acrobazie per poter evitare il naufragio di questo gigante dai piedi d'argilla che ancora non vede la luce».

Per Stella l’unico vero obiettivo della Regione sarebbe stato quello di salvare l’Arpa, «azienda di fatto fallita». E il pensiero corre inevitabilmente al ‘caso’ degli ultimi giorni, ovvero la maxi parcella da 700 mila euro per una consulenza esterna autorizzata dal Tribunale di Chieti per la perizia di valutazione per la stima del conferimento dei beni rappresentati dal 100% delle azioni delle tre aziende di trasporto.

L’Arpa non vuole pagare perché sostiene che i calcoli siano totalmente sballati e il segretario provinciale di Cisas fa notare che uno dei periti valutatori dei patrimoni di Fas e Gtm, «da quanto risulta dagli atti pubblici», era già stato incaricato per le vicende Alimonti, «che guarda caso era debitrice della Ferrovia Adriatico Sangritana, molto tempo prima di assumere l'incarico per cui oggi va a reclamare una parcella quasi milionaria», sottolinea Stella.
Oltre alla presunta incompatibilità del perito, il sindacato ha rilevato anche una presunta incompetenza territoriale da parte del Tribunale di Chieti rispetto alla valutazione del patrimonio della Sangritana. Secondo la sigla sindacale ad occuparsi del caso doveva essere infatti il Tribunale di Lanciano («ai sensi dell'articolo 2343 del Codice Civile») e per dirimere la questione Stella già a metà febbraio ha richiesto un parere al presidente del Tribunale frentano. 

Scetticismo viene infine espresso sull’intera operazione dell’azienda unica: «manca il Piano d’Impresa», denuncia il sindacalista, «che individui la programmazione dei servizi, i tempi necessari e l’analisi delle relative risorse. Manca l’Organigramma di questa nuova azienda. La tanto declamata riduzione della spesa politica verrà attuata anche con la riduzione delle figure politiche e politico dirigenziale? Quale sarà il futuro dei dipendenti amministrativi, già dichiarati in esubero? A queste domande il Piano Strategico, che tale non è, non risponde».