PIOGGIA ACIDA

Fondi a pioggia senza bando: telegrammi del 2011 e richieste senza protocollo. Chi ha scelto?

25 richieste arrivate in Regione lo stesso giorno della firma della delibera

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Fondi a pioggia senza bando: telegrammi del 2011 e richieste senza protocollo. Chi ha scelto?

L'ex consigliere Acerbo


ABRUZZO. Fondi a pioggia a 123 comuni abruzzesi per interventi sulle strade.
Alla delibera di giunta dei giorni scorsi si sono susseguite una serie di polemiche perché non è chiaro con quale criterio questi soldi siano stati assegnati. Di sicuro non attraverso un bando pubblico, che non c’è. E così se in 123 festeggiano altri 182 Comuni sono rimasti a bocca asciutta, probabilmente venendo a sapere della possibilità di poter godere di risorse liquide solo a cose già fatte.
Il primo a chiedere la revoca della delibera era stato la scorsa settimana l’ex consigliere regionale Maurizio Acerbo che aveva parlato senza mezzi termini di «spartizione democristiana di fondi pubblici».

A questa richiesta si era poi accodata anche Forza Italia parlando di «porcata». Adesso Acerbo ha fatto ulteriori ricerche che lo hanno spinto nuovamente a richiedere di bloccare quei soldi (che secondo Febbo, tra l’altro, nemmeno sarebbero disponibili).
La domande di fondo restano sempre quelle: come è avvenuta la scelta? Come sono stati scelti i comuni da finanziare?

MA CHI HA SCELTO? E COME?
«La lettura della delibera», svela Acerbo, «rafforza il giudizio negativo sulla vergognosa operazione dalfonsiana. Mentre gran parte dei comuni abruzzesi ignoravano l’opportunità offerta dalla Regione fino all’ultimo, i sindaci che avevano avuto la soffiata inviavano richiesta di fondi. Infatti nel testo della delibera il numero dei Comuni è 119 ma nell’allegato diventano 123 per far spazio agli ultimi arrivati».
Inoltre l’esponente di Rc ha scoperto che ci sono comuni ammessi al finanziamento di cui non risulta nemmeno il numero di protocollo di arrivo in Regione: «avranno chiesto i fondi per sms? Per la precisione 4 mancano di protocollo di invio, 3 di protocollo di arrivo. Inoltre le richieste di 25 Comuni sono arrivate in Regione lo stesso giorno della delibera. Più di 90 da gennaio 2015 man mano che probabilmente si avvisavano le amministrazioni amiche. C’è anche qualche ripescaggio: un Comune viene finanziato sulla base di un telegramma del 2011».

CIFRA STANDARD PER TUTTI
«In molti casi», continua Acerbo, «le domande dei Comuni non indicano neanche per quale progetto richiedano fondi. La cifra erogata è uguale per tutti i “fortunati”: 40.000 euro. Ad alcuni si dà molto meno di quanto hanno chiesto, ad altri di più. Il risultato è che nella maggior parte dei casi con quei soldi si pagherà al massimo un progettista. Siamo di fronte a un finanziamento a pioggia ma con la massima discrezionalità politica e dirigenziale visto che quasi due terzi dei Comuni non erano a conoscenza dell’opportunità. Un pasticcio amministrativo condito in salsa clientelare che mostra l’assenza totale di programmazione e criteri di priorità».
Infatti come si legge nei documenti sono stati modificati i precedenti criteri di concessione ed erogazione dei contributi ed è stata eliminata l’istruttoria attraverso progetti preliminari che avrebbe consentito programmazione.

«SOLIDALE CONSIDERAZIONE»
Il comunicato del presidente D’Alfonso parla di “solidale considerazione per i Comuni che hanno sofferenza nell’attività di manutenzione”. «Che cosa commovente. Ma come poteva un Comune segnalare le proprie sofferenze se non c’è stato un bando a cui rispondere? La solidarietà ha riguardato solo chi aveva un santo in paradiso. Non vorrei che D’Alfonso abbia scelto in base ai suoi giri elettorali. E’ evidente che siamo di fronte a una delibera che contrasta con qualsiasi principio di corretta amministrazione. Data l’assenza di bandi e criteri di selezione non si può che esigere la revoca della delibera».
Anche perché, ricorda Acerbo, la stessa Giunta D’Alfonso, a luglio, ha revocato in autotutela le sette delibere dell’Esecutivo Chiodi relative all’ attribuzione dei fondi ex Pain, pari a 16,9 milioni di euro, perché avvenuta “senza rispettare il criterio della programmazione e dell’individuazione delle priorità”.