INVESTIMENTI BLOCCATI

Fondi Ue: Bruxelles blocca i 20 milioni dell’Abruzzo: «controlli inadeguati»

I soldi potranno essere recuperati dopo le verifiche

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FONDI EUROPEI, REGIONE EUROPA


BRUXELLES. La corsa contro il tempo per spendere i fondi strutturali europei del periodo 2007-2013 - che vede una scadenza improrogabile nel 31 dicembre 2015 - per alcune Regioni si è trasformata in un vero e proprio percorso ad ostacoli dopo lo stop dato dalla Commissione Ue a 834 milioni di euro di pagamenti per l'Italia.
I servizi della direzione generale per le Politiche regionali hanno infatti interrotto 523 milioni di euro di pagamenti del Programma operativo regionale (Por) del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) Puglia da luglio 2014; 45 milioni del Por Fesr Lazio da ottobre 2014; 20 milioni del Por Fesr Abruzzo da ottobre 2014. E altri 246 milioni del Programma nazionale Sicurezza per lo sviluppo sono stati prima interrotti da ottobre 2013 e successivamente sospesi.
Una serie di problemi che si aggiungono alla situazione già nota della Regione Calabria, che ha 797 milioni di pagamenti del Por Fesr sospesi dai primi mesi del 2012, anche se dall'esecutivo europeo fanno sapere che «c'è un chiaro passo avanti e si prevede che le condizioni per revocare lo stop saranno soddisfatte presto».
Secondo il portavoce della Commissione Ue, Jakub Adamowicz, «i pagamenti sono stati sospesi o interrotti soprattutto per ragioni di funzionamento inadeguato dei sistemi di controllo e gestione. Ma questo - sottolinea - non significa che i fondi siano perduti».
«Se le autorità di gestione dei programmi» si metteranno in regola, spiega, «riprenderemo i pagamenti e pagheremo retroattivamente le cifre che sono state bloccate».
A lanciare l'allarme sugli stop dei pagamenti sono state le eurodeputate M5S Rosa D'Amato e Isabella Adinolfi dopo aver «studiato l'elenco della Commissione europea relativo alla cosiddetta esecuzione dei pagamenti intermedi».

Intanto, sul fronte dell'assorbimento dei fondi strutturali per il periodo 2007-2013, l'Italia, destinataria di un totale di circa 28 miliardi di euro, continua a procedere abbastanza a rilento: (fonti della Commissione Ue) col 63,3% di fondi assorbiti, si trova infatti nel gruppo di coda dei Paesi Ue. Peggio fanno solo Repubblica Ceca (63,2%), Slovacchia (60,1%), Romania (56,3%) e Croazia (45,1%).
Polonia e Spagna, primi due beneficiari di fondi strutturali del settennato di programmazione (l'Italia è il terzo) con rispettivamente 67,1 e 34,6 miliardi, hanno un tasso di aiuti assorbiti pari rispettivamente all'85,3% e 72,8%. A guidare i Paesi più avanti nella spesa sono la Lituania (che ha utilizzato il 93,7% 6,7 miliardi a disposizione) e il Portogallo, arrivato a quota 92,6% sui 21,4 miliardi disponibili.
E se l'Italia non ha messo il turbo sulla vecchia programmazione, arranca anche sul nuovo periodo 2014-2020, accumulando già in partenza ritardo sulla spesa dei 32,8 miliardi che le sono stati assegnati (per questo periodo è diventata il secondo Paese beneficiario dopo la Polonia, 77,5 miliardi). Si trova infatti nel gruppo di sette Paesi che ancora non hanno visto approvati tutti i programmi operativi.