OPERE CONTESTATE

Energia, dopo l’esplosione di Mutignano la corsa per bloccare i grandi progetti in terra d’Abruzzo

Gasdotto ed elettrodotti, tante le richieste di bloccare tutto

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Energia, dopo l’esplosione di Mutignano la corsa per bloccare i grandi progetti in terra d’Abruzzo

ABRUZZO. Gasdotti, elettrodotti e perfino impianti eolici. In questi giorni le infrastrutture energetiche sono al centro dell’attenzione in Abruzzo, con polemiche e una crescente preoccupazione da parte dei cittadini resa ancora più acuta dalla drammatica esplosione della condotta Snam a Pineto, contrada Mutignano.
Risultato? Una inchiesta aperta dalla magistratura per incendio e crollo colposo, 8 persone finite all’ospedale per ustioni di media entità, abitazioni inagibili.
Da più parti arrivano richieste di sospendere i progetti in corso per evitare il pericolo effetto domino.
Il caso, ad esempio, dell'elettrodotto Villanova-Gissi e dello stoccaggio gas di S. Martino sulla Marrucina (che dovrebbe stoccare 157 milioni di mc di gas) è paradigmatico, secondo gli ambientalisti. «Due grandi opere inutili che vogliono realizzare in aree a fortissimo rischio frana e sismico senza che il Ministero dell'Ambiente - che ha dato il via libera - abbia valutato la loro interazione nonostante siano a 100 metri di distanza». 

L'effetto domino è anche uno dei motivi di ricorso al Tar contro lo stoccaggio; «è semplicemente allucinante che i cittadini volontari devono pretendere sicurezza presentando ricorsi ai tribunali per pretendere quello che è prescritto dalla legge. Vogliamo parlare dell'impianto GPL del porto di Ortona appena approvato senza considerare l'effetto cumulo con con lo stoccaggio di Pet-coke autorizzato?»
Il Forum ricorda che l'elettrodotto Villanova – Gissi, 55 piloni su 151 a rischio idrogeologico, passa già ora sopra un gasdotto esistente che franò a sua volta nel 2005. Ora lì, oltre allo stoccaggio gas, vogliono pure realizzare il nuovo gasdotto Larino – Chieti per il 13% in aree a rischio frana.
Ma il Forum sostiene che la vera “perla”, sia il mega-gasdotto che la Snam vuole far correre nell'aquilano praticamente sopra le faglie sismogenetiche più attive d'Europa.
La Regione ormai da settimane ha dichiarato guerra a quest’ultimo progetto e due giorni fa il sottosegretario Camillo D’Alessandro e l’assessore regionale all’Ambiente, Mario Mazzocca, hanno ribadito il concetto: l’opera non può passare in una delle zone a rischio sismico più elevato d’Abruzzo.

Inoltre nei giorni scorsi la giunta abruzzese ha confermato il diniego all’intesa per l’opera Snam deliberando che ‘gli scavi necessari per la posa in opera dei giganteschi tubi richiedono servitù per una estensione di 40 metri, 20 m per lato, e rappresenterebbero un elevato consumo di territorio ed un serio ostacolo ad una corretta pianificazione urbanistica con limiti e danni ..alle attività agricole’.
Lo stop che la Regione Abruzzo chiede per le procedure autorizzative per il metanodotto “Rete Adriatica” e per la centrale di compressione di Sulmona «è un passo importante», anche per il Wwf, «dettato soprattutto dalla situazione di reale pericolo che si determinerebbe visto che si interviene in aree ad elevato rischio sismico».
Ma gli ambientalisti questo non può essere un passo isolato. «Deve essere un elemento di una strategia molto più ampia e coerente, con obiettivi chiari a medio e a lungo termine: altrimenti è destinato ad essere semplicemente bypassato dal Governo centrale come è già accaduto in tante altre parti d’Italia».

Il Wwf invita infatti la Regione ad aprire un tavolo per la costruzione di un «progetto energetico» per l’Abruzzo che tenga conto delle reali esigenze, delle vocazioni e delle prospettive del territorio e ad aprire un confronto con il Governo centrale per una profonda revisione di una Strategia Energetica Nazionale «che in nessun caso può essere imposta».

Legambiente invece, così come fatto nei giorni scorsi dal Forum dell’Aqua, chiede lo stop del progetto di elettrodotto tra Italia e Montenegro: «si sta rivelando sempre di più come un'opera solamente inutile e costosa a danno dei cittadini italiani». L'associazione ambientalista chiede al Governo Renzi di fermare questo progetto «e di fare chiarezza rispetto a un intervento che rischia di trasformarsi in una vera e propria beffa per cittadini e imprese senza alcun vantaggio per il Paese».
Il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, sottolinea come le risposte date dal vice ministro dello Sviluppo economico Claudio De Vincenti la scorsa settimana ad un'interrogazione del senatore Girotto del Movimento Cinque Stelle, siano «del tutto insufficienti rispetto a un'opera di questa dimensione e con questi rischi». Legambiente mette in colonna le ragioni di contrarietà: dal costo dell'opera «che sta lievitando considerevolmente, per ammissione della stessa Terna (secondo le ultime stime ha superato il miliardo di euro), e che sarà ovviamente tutto a carico delle bollette di cittadini e imprese italiane» all'importazione di energia «prodotta in Montenegro da impianti da fonti rinnovabili, una tariffa pari a 155 euro/MWh, ossia circa tre volte il prezzo medio nel 2014 sul mercato elettrico nazionale». 

Un'autentica beffa, secondo Legambiente, «perché mentre in Italia sono stati cancellati tutti gli incentivi per il fotovoltaico, persino quello per la sostituzione dei tetti in amianto, qui se ne prevedono di generosissimi per chi realizza interventi in Montenegro». Terza ragione è «la sostanziale inutilità ai fini della sicurezza degli approvvigionamenti italiani, di un elettrodotto che appare fuori da qualsiasi strategia dell'Unione Europea rispetto alle emissioni di CO2 e alle fonti rinnovabili».
Ritornando, alla drammatica esplosione del gasdotto Snam avvenuta a Mutignano, secondo Legambiente Abruzzo questa conferma come la questione della sicurezza nella gestione delle infrastrutture sia un problema rilevante e che va cambiato il modo in cui vengono gestiti progetti di questa dimensione. Per l’associazione ambientalista le risposte date da Snam rispetto all’incidente sono «inadeguate, inaccettabili e non rispettose nei confronti dei cittadini colpiti».
«Alla Regione Abruzzo – conclude Di Marco – chiediamo di cambiare le procedure per la valutazione e approvazione dei progetti di infrastrutture. Questa vicenda, come le polemiche sugli elettrodotti Villanova-Gissi e l’interconnessione con il Montenegro, come per il nuovo gasdotto Brindisi-Manerbio, che attraversa l’Abruzzo e prevede una centrale di compressione a Sulmona, dimostrano come oggi vi sia bisogno di trasparenza nelle procedure, di attente analisi ambientali e geologiche, di informazione e partecipazione dei cittadini».

Anche per il consigliere regionale del M5S, Gianluca Ranieri, l’opera è «pericolosa e inutile»: «speriamo che l’azione della Regione non si esaurisca con una delibera, ma che impedisca effettivamente la costruzione di un metanodotto che non deve essere costruito sul territorio regionale. La Snam è da combattere con caparbietà e consapevolezza perché l’opera è inutile e altamente impattante».
Sono 26 i Comuni interessati dal passaggio dei tubi tra Abruzzo, Umbria, Marche, Lazio e dei 18 comuni abruzzesi metanodottizzati, 17 sono nella provincia dell’Aquila attraversata per oltre 103 km dal tracciato: L’Aquila, Sulmona, Pratola Peligna, Roccacasale, Corfinio, Collepietro, Navelli, Caporciano, San Pio delle Camere, Prata d’Ansidonia, San Demetrio né Vestini, Poggio Picenze, Barisciano, Pizzoli, Barete, Cagnano Amiterno e Montereale. Il metanodotto si snoda lungo le depressioni dell'Appennino centrale, uno dei territori che sull'intera penisola spicca per l'elevato rischio sismico, correndo in parallelo e intersecando le numerose faglie che si diramano nelle località dell'Aquilano.
«L’opera provocherà una alterazione profonda ed irreversibile degli habitat e degli equilibri naturali», contesta Ranieri, «e di sicuro non può conciliarsi con il progetto A.P.E. (Appennino Parco d'Europa)».