LA DENUNCIA

Celiachia, borsoni pieni di cibo in giro per l’Italia per combattere contro la burocrazia

Oggi i buoni sono spendibili solo nella propria Asl di appartenenza

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Celiachia, borsoni pieni di cibo in giro per l’Italia per combattere contro la burocrazia




ABRUZZO. Una battaglia che per chi la vive in prima linea appare veramente difficile da vincere.
Eppure, forse, sarebbe molto semplice eliminare le difficoltà di una burocrazia che sembra messa lì solo per complicare le cose. Ne sanno qualcosa i celiaci d’Abruzzo (ma non solo) che ogni mese hanno a disposizione dei buoni per acquisti alimentari senza glutine ma questi buoni sono utilizzabili solo nella provincia di appartenenza.
Infatti non è possibile acquistare prodotti ‘gluten free’ con i buoni spesa al di fuori della propria regione e questo rappresenta un problema per molte persone, come pendolari, militari o studenti abituati a vivere fuori sede. I buoni erogati, infatti, sono spendibili sono nei negozi e farmacie convenzionate della regione di appartenenza.
Perché la norma ha creato questa barriera che di fatto nega l’aiuto a chi per varie ragioni (magari lavorative o di studio) è costretto a vivere lontano da casa? Non riesce proprio a capirlo Francesco Bellusci abruzzese che lavora nel Lazio (tutti i giorni fa il pendolare tra Balsorano e Roma) a dal  2010 sta combattendo una battaglia impossibile.  Ha scritto a tutte le istituzioni e ai politici, al  Ministero della Salute, all’Aic, alle Asl e anche a Fedefarma e Aifa ma non ha mai praticamente ricevuto risposte.
Bellusci è un dipendente pubblico, celiaco e padre di una bimba di 2 anni anche lei celiaca.
Lui chiede semplicemente di liberare i celiaci  dal vincolo. E non sarebbe poi così difficile. « Noi celiaci ad ogni spostamento dalla nostra abitazione, sia lavorativo che di vacanza, siamo costretti a partire con la valigia apposita per gli alimenti, (due valigie nel mio caso perchè anche mia figlia è celiaca ) perchè fuori dalla nostra asl non è possibile utilizzare i nostri buoni per alimenti senza glutine, che fuori dal rimborso sono carissimo (mezzo chilo di farina o di pasta 5 euro). Sono anni che chiedo una soluzione, tipo una smart card oppure un sistema tramite il codice fiscale».
Ma niente accade. L’uomo porta l’esempio della sua azienda ospedaliera (Policlinico Universitario Tor Vergata Di Roma ) che si è organizzata per il buono pasto elettronico tramite smart card. «Ogni mese la mia azienda carica telematicamente la smart card dell'importo previsto cosi posso utilizzarlo (anche frazionato) in ogni esercente di tutto il territorio nazionale, basta che sia dotato di pos elettronico, (gratuito e senza spese, fornito dal gestore dei buoni) nel cui lettore si inserisce la card e si verifica e si utilizza il credito rimanente. E on line io utilizzatore finale, posso controllare ogni movimentazioni con user e password. Se la mia azienda ospedaliera ha realizzato questo per i buoni pasto, perchè non chiedere la stessa cosa anche al Ministero della Salute cosi da liberare i celiaci da ogni vincolo e svantaggio correlato da utilizzare esclusivamente il proprio buono spesa nella propria Asl? Più concorrenza, più scelta e forse finalmente anche i prezzi dei prodotti senza glutine potranno abbassarsi».
Ad oggi l’unico metodo per combattere la celiachia è proprio una alimentazione priva di glutine. Ma il glutine si trova ovunque anche in quei prodotti che apparentemente ne sembrano privi, dal momento che ogni cibo ne potrebbe essere contaminato durante la lavorazione. Per questo motivo occorre affidarsi a marche specializzate che garantiscono al consumatore l’assenza totale del glutine. Purtroppo però questi prodotti presentano un costo maggiore rispetto a quelli comuni pesando non poco sul reddito familiare. Ecco allora che lo Stato viene incontro alla persona erogando dei buoni spesa, rilasciati dopo la diagnosi e la certificazione della malattia e usufruibili in rivenditori e farmacie convenzionate.
Il valore dei coupons non è standard, ma varia in base all’età anagrafica e al sesso della persona che li riceve. Secondo quanto stabilito dal decreto ministeriale del 4 maggio 2006 i bambini di età da 6 mesi ad 1 anno ricevono 45 euro al mese per entrambi i sessi. La somma sale a 62 euro per i bambini dai 3 ai 5 anni, sia per i maschi che per le femmine. 94 euro è invece la quota stabilita per i bambini di entrambi i sessi dai 6 ai 10 anni. Gli adulti  ricevono coupons dal valore di 140 euro per i maschi e di 99 euro per le femmine.