ADRIATICO NERO

Trivelle croate nel mare Adriatico, consultazioni con l’Italia e referendum popolare

Ministro Galletti: «non saremo solo semplici spettatori»

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Trivelle croate nel mare Adriatico, consultazioni con l’Italia e referendum popolare

Concessioni croate


ROMA. Il ministero dell’Ambiente ha chiesto e ottenuto dal governo croato l’avvio di consultazioni transfrontaliere sul piano di trivellazioni lanciato da Zagabria nel mare Adriatico.
All’inizio dell’anno il governo croato ha deciso di affidare in concessione dieci aree del mare Adriatico per l'esplorazione di possibili campi per l'estrazione di gas e petrolio. Il consorzio tra l'americana Marathon Oil e l'austriaca Omv si è aggiudicato sette delle dieci aree concesse. Due licenze sono andate al consorzio tra la società pubblica croata Ina e l'ungherese Mol, una al consorzio tra l'Eni e l'inglese Medoilgas.
Ma i giacimenti si estenderebbero anche sotto le acque territoriali dell’Italia, che però sarebbe esclusa dal loro sfruttamento se l'accesso avvenisse da parte croata. Per di più, vista la conformazione del mare, eventuali danni ambientali sarebbero ben vicini.
«L’Italia – spiega il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti - ha una legislazione molto rigorosa sul tema delle trivellazioni, orientata prima di tutto alla massima sicurezza ambientale. Essere pienamente a conoscenza di quel che si verifica a poca distanza dalle nostre coste, a maggior ragione perché che si tratta di interventi energetici con un potenziale impatto ambientale, era per noi un passaggio irrinunciabile. Ed è anche un modo per rispondere a chi in questi mesi aveva temuto che l’Italia fosse semplice spettatrice di ciò che accade nell’Adriatico».

La Direzione generale per le valutazioni ambientali del ministero ha manifestato in due occasioni ufficiali l’interesse a partecipare alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del “Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico” del governo croato, come previsto dalla Direttiva 2001/42/CE e dal Protocollo VAS alla Convenzione di Espoo sottoscritto nel 2003 a Kiev.
Subito dopo l’ok di Zagabria, notificato il 26 febbraio, il ministero ha informato dell’avvio della consultazione le Regioni interessate (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia), invitandole a trasmettere entro il 20 aprile le osservazioni sul Piano, che verranno poi acquisite e inoltrate il 4 maggio, assieme a quelle del ministero, all’autorità competente croata. 

E proprio ieri il primo ministro croato, Zoran Milanovic ha annunciato che l’estrazione di gas e petrolio dai fondali dell’Adriatico non comincerà prima che un referendum popolare. Dopo settimane di proteste e scontri con il mondo ambientalista dunque qualcosa sta cambiando.
«Se non vogliamo essere” semplici spettatori” come dice il Ministro Galletti», commenta il senatore Gianluca Castaldi (M5S) bisogna che la maggioranza di governo sia coerente con se stessa ricordando l'impegno preso con l'approvazione in Senato di un ordine del giorno nel quale si afferma ,tra le altre cose, la attivazione di “ una stretta interlocuzione con gli stessi Stati per sollecitare il fermo di iniziative che, data la particolare contiguità e vicinanza con la regione marina e con le coste italiane, potrebbero metterne a rischio l'integrità” del mare Adriatico stesso.
Intanto in Senato due giorni fa è stato approvato un emendamento che prevede la condanna da 1 a 3 anni per chi utilizza la tecnica dell’”air gun “per le esplorazioni petrolifere.