LA SENTENZA

Abruzzo. La guerra infinita cliniche-Regione: Consiglio di stato boccia ricorsi su budget 2010

«Nessun silenzio-rifiuto di Chiodi contro le cliniche»

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Abruzzo. La guerra infinita cliniche-Regione: Consiglio di stato boccia ricorsi su budget 2010

Gianni Chiodi

ABRUZZO. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione terza) ha accolto l’appello del commissario ad acta Gianni Chiodi ed ha annullato le sentenze del Tar Abruzzo favorevoli alle cliniche sul silenzio-rifiuto dello stesso Chiodi a ridistribuire le risorse non utilizzate del budget 2010.
Infatti alla luce della sotto-utilizzazione del tetto complessivo di spesa del 2010 (in quell’anno c’era stato il blocco delle prestazioni da parte di Villa Pini) le cliniche chiedevano che si potessero ridistribuire le risorse non utilizzate. Però il Consiglio di Stato non entra nel merito della questione, si pronuncia invece solo sull’applicabilità della legge 241/1990 (la legge sulla trasparenza) all’obbligo della struttura commissariale a rispondere alle richieste delle Case di cura private. E proprio questo aspetto è stato decisivo per il Consiglio di stato: si trattava infatti di semplici richieste che non comportavano alcun obbligo di rispondere. Anche perché, come spiega l’ex commissario nel ricorso, non solo questa richiesta è giunta tardivamente nel 2012, ma in ogni caso esisteva per il Commissario «il vincolo di destinazione dei risparmi alla diminuzione del disavanzo complessivo della sanità».

 Quindi non ci sarebbe stata comunque una ridefinizione del budget e non si è dunque in presenza di un silenzio-rifiuto, come aveva detto il Tar. Per cui «gli appelli sono fondati e le sentenze impugnate sono da riformare con il conseguente rigetto dei ricorsi di primo grado».
«In effetti, da un’attenta lettura della normativa – si legge in sentenza - non si ravvisa alcun obbligo in capo al Commissario ad acta di istruire e riscontrare istanze quali quelle all’esame, le quali, sia pure asseritamente non volte al riesame del tetto di spesa assegnato né al riconoscimento dell’extrabudget, intendono invece in concreto ed espressamente conseguire ex post una ulteriore distribuzione di risorse finanziarie giustificata dalla complessiva attività svolta e dall’effettuazione di prestazioni extrabudget peraltro non autorizzate e in asserita “supplenza” di altre strutture». Questa pretesa delle cliniche «andava quindi ad incidere sostanzialmente sulla determinazione, già definitiva, del tetto massimo complessivo e dei tetti massimi individuali nonché sui contenuti dei conseguenti obblighi ai quali le strutture stesse si sono vincolate con la successiva stipula dei contratti e in assenza di criteri di regressione tariffaria».
 Per cui, ammesso che in generale ci possano essere queste  richieste, «non può correlativamente configurarsi un obbligo dell’Amministrazione di riscontrare le stesse, così rimettendo in discussione provvedimenti, generali e specifici, adottati e inoppugnabili, e riaprendo ad libitum (cioè a piacere) delle strutture i termini per attivare contenziosi nel tempo su quelle situazioni che è per di più interesse pubblico siano definite quanto prima».

CHIODI VINCE, MA LE CLINICHE NON PERDONO
Come si può leggere, si tratta dunque solo di una questione procedurale che non incide – secondo le case di cura – sul contenuto dei contratti 2010 sul quale è in corso un processo, avendo lamentato le cliniche di essere state “costrette” a firmare quei contratti sotto la minaccia del disaccreditamento.
Accuse dalle quali l’ufficio del commissario si smarca, sostenendo di aver solo applicato la legge e la rigida disciplina del Piano di rientro dai debiti.
«La sentenza del CdS conferma che la mia gestione è stata oculata, checché ne dicano i miei avversari – dichiara Chiodi, raggiunto da PrimaDaNoi.it – in sostanza attraverso la contestazione di questo silenzio-rifiuto che non c’è stato, le cliniche miravano a “caducare” il tetto 2010 ed a rideterminare i loro budget. Un giochetto che sarebbe costato milioni alla Regione».

Non sono dello stesso avviso le Case di cura, per le quali questo stop procedurale non inficia affatto la richiesta sostanziale del quantum dei contratti 2010, sub iudice sia dal punto di vista civile che penale. Sullo sfondo l’onda lunga del contenzioso scoppiato fin dall’inizio della gestione Chiodi, quando l’assessore alla sanità allora ora in carica Lanfranco Venturoni convinse le cliniche a firmare, con la promessa di farle comunque lavorare per il recupero del fatturato, attraverso le prestazioni per fronteggiare la mobilità passiva che stava esplodendo. E su questo esiste un verbale manoscritto con questo impegno mai mantenuto che ha originato contrasti, contestazioni, ricorsi al Tar ed una sostanziale bocciatura della gestione commissariale.

Sebastiano Calella