CRISI E IMPRESA

Mercatone Business in concordato, a rischio centina di posti in Abruzzo

Lunedì assemblea in tutte le filiali d’Italia

Redazione Pdn

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Mercatone Business in concordato, a rischio centina di posti in Abruzzo




ABRUZZO. La Segreteria Regionale della UILTUCS Abruzzo sul piede di guerra dopo che l’incontro tra i vertici della Società Mercatone e le organizzazioni sindacali Nazionali e territoriali, tenutosi a Bologna martedì scorso, come previsto, non ha dato nessun esito positivo.
Per i punti vendita Mercatone Business (che ha dipendenti nei punti vendita di di Scerne di Pineto, San Giovanni Teatino e Colonnella), si è passati ad analizzare la richiesta dell’azienda per un utilizzo maggiore degli ammortizzatori sociali con un’ ulteriore riduzione dell’orario di lavoro dei dipendenti in contratto di solidarietà, ormai da tre anni. «Dal 1° febbraio 2015», racconta Bruno Di Federico del sindacato, «i dipendenti non percepiscono più la quota di solidarietà che antecedente al concordato era anticipata dall’azienda per conto dell’Inps».

Inizialmente le organizzazioni sindacali hanno dato parere favorevole all’incremento delle ore di solidarietà da parte di tutti i lavoratori, a patto che vi fosse un sostanziale cambiamento di gestione rendendola più equa per tutti, ed in aggiunta la condivisione di un piano industriale di rilancio dell’Azienda.
«Mercatone inizialmente si era dichiarata disponibile», spiega ancora Di Federico, «ma alla prova dei fatti ciò è stato contraddetto e in sostanza negato nei principi di equa distribuzione del sacrificio tra i lavoratori e di individuazione di strategie di rilancio. Inevitabilmente si è certificata la rottura delle trattative, le organizzazioni sindacali hanno condannando fermamente l’atteggiamento evasivo e fuorviante dell’Azienda Mercatone».
Alla luce dei fatti accaduti e in attesa di conoscere l’esito della procedura per la ricerca di possibili acquirenti, è stata indetta un’assemblea da tenersi contemporaneamente in tutte le filiali del territorio nazionale lunedì prossimo e s’ipotizza in aggiunta anche un presidio presso il ministero dello sviluppo economico venerdì 13 marzo 2015.
«L’imperativo deve essere resistere, ogni chiusura rappresenta una inevitabile ed insanabile ferita ad un territorio già in agonia occupazionale», dice ancora il sindacato. «La sensibilità dimostrataci dall’assessore regionale Giovanni Lolli, che ci vede partecipi al già datato tavolo nei primi giorni della prossima settimana ci fa ben sperare circa, la possibilità di rintracciare nuove esperienza imprenditoriali capaci di ridare smalto ad un indotto che complessivamente conta circa 300 addetti».