POLITICA

Urla, accuse, proteste : brutto spettacolo in Consiglio regionale e nulla di fatto

Solite schermaglie sterili e nessuna soluzione concreta trovata ai tanti problemi

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Urla, accuse, proteste : brutto spettacolo in Consiglio regionale e nulla di fatto
ABRUZZO. Se la politica abruzzese è quella vista oggi in Consiglio regionale allora c’è da preoccuparsi.
Scontri, battibecchi, insulti, minacce e chiacchiere fini a se stesse hanno caratterizzato l’inizio di un Consiglio regionale che andrà avanti per tutto il giorno (con la sessione straordinaria dedicata a Terna) e che si preannuncia di fuoco.
Da una parte gli attacchi del centrodestra con Mauro Febbo particolarmente “attivo” che ha stuzzicato e accusato immediatamente D’Alfonso. E’ seguita la “protesta delle magliette” e poi ancora urla, screzi e toni insopportabilmente alti della voce che nascondevano contenuti bassi o inesistenti.
Fuori intanto i sindaci del comprensorio di Guardiagrele chiedevano un incontro per scongiurare il taglio dei servizi sanitari. Stessa trafila anche dopo la riconvocazione per la sessione delle 15 quando è mancato il numero legale e si è chiesto senza esito di procedere con il Consiglio straordinario su Terna previsto per le 16. Le tante persone presenti però dovranno attendere diverse ore prima dell’inizio.
Convocato alle 11 a Pescara il Consiglio si è aperto nonostante l'assenza di Luciano D'Alfonso.
Il presidente della Giunta è arrivato trafelato con tre quarti d'ora di ritardo, sollevando le proteste del centrodestra. E' stato Mauro Febbo a protestare, chiedendo che «si svegliasse prima il presidente, eravamo convocati alle 11. Si alzasse prima dal letto, sennò fa ritardo, e gli fanno le multe».
A quel punto Camillo D'Alessandro, dagli spalti opposti, ha iniziato a protestare e Febbo gli ha risposto «se fa ritardo gli diamo l'elicottero» riferendosi alla polemica con il coordinatore provinciale Lucio Petrocco che in questi giorni sta infuocando il centrodestra.
D'Alessandro ha ironicamente risposto: «sì, quello di Forza Italia, quello del tuo partito».

LA PROTESTA DELLA MAGLIETTA
I consiglieri di centrodestra sono poi entrati in Consiglio regionale con una t-shirt stile ghostbusters con su scritto 'Vietato nascere'. La protesta è contro la decisione della regione Abruzzo di chiudere i punti nascita di Sulmona, Atri, Penne e Ortona.
«D'Alfonso vuole incassare al più presto il commissariamento della sanità a spese dei cittadini abruzzesi», ha spiegato il consigliere e capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri. Il Consiglio regionale è iniziato con larghi vuoti tra i banchi della maggioranza.
«Si spendono 4 milioni di euro per Asl di Pescara - ha proseguito Sospiri - quando si potevano comprare delle ambulanze pediatriche. La spesa sanitaria in Abruzzo è sotto controllo, anche Chiodi era contrario alla chiusura dei punti nascita e infatti ha resistito per cinque anni. Atri e Ortona sono al limite delle 500 nascite, quindi questa decisione è incomprensibile», ha chiuso Sospiri.
Il momento più alto c’è stato con il minuto di silenzio per commemorare la recente scomparsa del senatore comunista Nevio Felicetti.
Gli scontri sono poi proseguiti durante tutto il tempo in cui si sono trattate le interpellanze tra cui quelle del M5s e di Forza Italia. Tra i temi trattati l’azienda unica dei trasporti e l’acquisto dell’immobile della Asl di Pescara da 4 mln di euro.
L’oscar per l’ugola d’oro è andata a Mauro Febbo (Fi) e Domenico Pettinari (M5s) quest’ultimo tra gli altri ha contestato veementemente la conduzione parziale del presidente del consiglio Giuseppe Di Pangrazio ricordando di essere stato strattonato, picchiato e destinatario anche di «un pugno» all’ultimo consiglio sul bilancio «per un foglietto». Il riferimento è ad una “zuffa” con un usciere che ha esacerbato gli animi in uno degli ultimi consigli più infuocati. Pettinari ha poi fatto notare la disparità di trattamento visto che i consiglieri del centrodestra dopo oltre un’ ora indossavano ancora la maglietta della protesta (cosa che sarebbe vietata in consiglio, ndr). A quel punto Di Pangrazio ha invitato i consiglieri a togliere le magliette.

LA MANIFESTAZIONE DEI SINDACI DEL COMPRENSORIO DI GUARDIAGRELE
E una manifestazione dei sindaci del comprensorio di Guardiagrele si è tenuta a margine del Consiglio per contestare l'ipotizzata chiusura del reparto di Psichiatria dell'ospedale.
«Siamo qui con altri sindaci e cittadini - dice il sindaco di Guardiagrele, Sandro Salvi - per chiedere di non chiudere il reparto e non istituire la ex Opg, oggi Residenza Esecuzione misure di Sicurezza (Rems), che significherebbe chiudere l'ospedale».
«Con la nostra protesta vogliamo che la delibera approvata in Consiglio comunale - aggiunge il sindaco di Guardiagrele - venga sottoposta al presidente della Regione Luciano D'Alfonso e all'assessore alla Sanità Silvio Paolucci».
Appena aperta la seduta il presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio, ha subito sospeso i lavori e concesso alla delegazione di incontrare, alla sua presenza, D'Alfonso e Paolucci. All'incontro hanno partecipato anche gli amministratori di San Martino sulla Marrucina, Casalincontrada, Rapino, Fara Filiorum Petri, Roccamontepiano, Filetto, Poggiofiorito, Vacri. «Abbiamo ascoltato le istanze degli amministratori dell'area guardiese - riferisce Paolucci - che incontreremo in un tavolo di lavoro per discutere delle problematiche che ci sono state poste. Non è vero che la Regione ha fatto muro, l'incontro di oggi lo dimostra».
Il sindaco Salvi aggiunge: «Abbiamo chiesto al presidente D'Alfonso e all'assessore di ritirare la Delibera 106 perché l'istituzione della Rems prevedrebbe per legge spostamento di Psichiatria e chiusura di altri reparti. Ora l'istituzione di un tavolo fra le parti rappresenta un primo passo per la risoluzione del problema».