POLITICA

Forza Italia, è guerra di tessere. Seccia «indignato» avverte: «l’urna vi punirà»

Scontro da settimane tra Sospiri, Petrocco e Pagano

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Forza Italia, è guerra di tessere. Seccia «indignato» avverte: «l’urna vi punirà»

Chiodi e Pagano

ABRUZZO. Acque agitate in casa Forza Italia: clima teso ormai da mesi. Una crisi acuitasi al ridosso delle elezioni regionali che hanno visto gli azzurri sconfitti dal centrosinistra.
Come se non bastasse in queste settimane è scoppiato il caso di Lucio Petrocco, coordinatore provinciale di Forza Italia Pescara ‘reo’ (a detta di una parte del suo partito) di aver dato un passaggio con il suo elicottero al presidente della regione, Luciano D’Alfonso. Sullo sfondo continuano anche le contestazioni nei confronti del coordinatore regionale Nazario Pagano anche a causa dei dati sul tesseramento.
Ma non tutti apprezzano questo clima di tensione interno al partito come ha ribadito qualche giorno fa il vice presidente regionale di Forza Italia, Eugenio Seccia, che ha chiesto di abbassare i toni.
«Il centrodestra abruzzese intero paga lo scotto di una scellerata guerra di conquista di posizioni degli uni e di difesa degli altri – incalza Seccia – ignorando o peggio non recependo le difficoltà che tutti i cittadini stanno, purtroppo, vivendo». Seccia si dice «profondamente indignato» per quello che sta accadendo ed è certo che la prossima tornata elettorale punirà pesantemente quelli che pensano a congressi, voti, voli o difese di posizione.
«La situazione dei numeri», ha però spiegato il capogruppo in consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, «è diametralmente opposta da quella illustrata da Pagano: il bilancio è tutt’altro che positivo e la responsabilità dei risultati negativi è solo ed esclusivamente sua».
Delle 3.500 tessere sottoscritte a Pescara, almeno 3.000 «sono frutto del lavoro mio e dei miei amici», rivendica Sospiri. «Siamo riusciti a intercettare un malcontento generale di tutte quelle persone, amministratori soprattutto, che sono la maggior parte all’interno del partito e si sentono escluse da una gestione inesistente del coordinatore regionale e di quello provinciale, la “dama di compagnia” Petrocco. La gente vuole un cambiamento, perché stanca di questo modo di “non lavorare” di Pagano& Co. che gestiscono il partito in modo assolutamente personalistico e temono il confronto come la peste».
Da qui l’ennesimo invito al Coordinatore regionale Pagano di convocare immediatamente i Congressi: «così potrà verificare il suo peso specifico all’interno di Forza Italia e anche nella sua Città si renderà conto che non vale più del 5%».
«Se fossi nel capogruppo Lorenzo Sospiri mi starei zitto e buono, e mi occuperei più del territorio regionale, di fare opposizione alla maggioranza di centrosinistra, anziché alimentare polemiche per screditare il partito e chi lo rappresenta; partito che a lui ha permesso, peraltro, di essere eletto in Consiglio regionale», ha replicato Petrocco.

«Chiedete a Sospiri quante volte ha riunito il coordinamento provinciale quando, all’epoca, era segretario del Pdl? In due anni una sola volta. Vorrei che Sospiri ci svelasse il numero e il metodo in base al quale ha assunto i suoi collaboratori in Regione. Sospiri, ancora una volta, ci ha raccontato "balle": al massimo è arrivato a raccogliere circa 1.700 tessere, a differenza delle circa 3.500 registrate nella provincia di Pescara. Lo invito ad abbassare i toni e lavorare per il bene di Forza Italia: essendo naturalmente un professionista della politica, e io un imprenditore, sono pronto pure a raggiungere un accordo con lui, come ha fatto lui con D’Alfonso o con Castricone all’Aca».
E Sospiri prontamente replica: «se c’è una cosa che i nostri militanti apprezzano è proprio il lavoro di opposizione che stiamo facendo. A differenza di quello che pensa Petrocco- aggiunge Sospiri – non avendone cognizione visto che non ha raccolto più di 10 tessere, la nostre sono molte di più delle 1.700 a cui lui fa riferimento, che poi, per la precisazione, sarebbero la maggioranza. Se non ne fosse convinto e ha bisogno di una conferma, pensasse a convocare i Congressi invece di scappare. In un evidente momento di confusione, visto il suo ruolo di “dipendente politico” di D’Alfonso, Petrocco cita un accordo sull’Aca con lo stesso Presidente della Regione e Castricone. Anche in questo caso dimostra di essere cosa ben diversa dalla realtà di questo territorio. D’Alfonso, con il suo candidato Papa, è stato sonoramente battuto mentre con l’elezione dell’avvocato Di Baldassarre siamo passati da un Cda che costava 500 mila euro a un Amministratore unico che ne costa 40 mila euro; da azienda “sfasciata” di debiti a azienda risanata dalla politica onnipresente a una corretta visione dei territori».