LE MOTIVAZIONI

Processo Ciclone, Appello: «sconcertante malaffare ma non provato sodalizio criminoso»

Le motivazioni dei giudici di secondo grado

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Processo Ciclone, Appello: «sconcertante malaffare ma non provato sodalizio criminoso»

Enzo Cantagallo


L’AQUILA. «Non vi è la dimostrazione inconfutabile che i vari soggetti coinvolti nelle vicende in esame si siano organizzati dando vita ad uno stabile sodalizio criminoso, con una sia pure rudimentale struttura e ripartizione di ruoli».
Così la Corte dell'Aquila ha motivato la conferma dell'assoluzione emessa in primo grado dell'ex sindaco di Montesilvano, Enzo Cantagallo, e di altri imputati, dall'accusa di associazione per delinquere. La vicenda è relativa al cosiddetto processo "Ciclone" su presunte tangenti negli appalti pubblici al Comune di Montesilvano.
In appello il processo Ciclone è finito tra assoluzioni e prescrizioni e con due condanne (entrambe estinte per indulto).

«SCONCERTANTE MALAFFARE»
La Corte, che relativamente al reato associativo ha ritenuto infondato l'appello del pm, Gennaro Varone, aggiunge: «se pure in un contesto di evidente e sconcertante malaffare che caratterizzava la vita dell'amministrazione comunale di Montesilvano non può dirsi che tutti i fatti siano legati ad un unico filo e che si tratti di illeciti da tutti programmati e voluti, al di là della commissione dei singoli fatti illeciti».
«Non vi è - proseguono i giudici nella motivazione - collegamento tra essi e d'altronde vi sono imputati che rispondono solo di un episodio o di pochi episodi non avendo rivestito alcun ruolo negli altri ed in particolare Cantagallo di volta in volta nel suo agire si serviva di personaggi diversi che non risulta tra loro avessero stabili rapporti».

«GESTIONE GRAVEMENTE DISTORTA»
Per i giudici «vi era un clima di generalizzato malaffare, di gestione gravemente distorta della cosa pubblica, di cui vari soggetti hanno approfittato cogliendo di volta in volta le occasioni che si presentavano in relazione alla gestione di varie pratiche amministrative (specie edilizie) senza che ciò possa dirsi indice di una organizzazione che tale clima abbia realizzato».

«NON C’È CARTELLO DI IMPRESE»
Secondo la Corte, dunque «non emerge il 'cartello' di imprese cui fa riferimento il pm ma di volta in volta singoli imprenditori, non collegati tra loro, che approfittano della evidente ormai nota disponibilità di politici e funzionari a farsi corrompere, con rapporti privilegiati tra il singolo amministratore o funzionario e singole imprese, conseguendone che ciascuno sembra coltivare il proprio 'orticello' approfittando del clima di generale illegalità che connota il Comune di Montesilvano».
«Anzi - scrivono i giudici aquilani - dagli atti emerge che tra gli artefici della vicenda a volte si sviluppano forti attriti con interessi di imprenditori tra loro configgenti e con contrasti tra gli stessi politici e tecnici per questioni di prestigio e potere personale».
Secondo i giudici «certamente un vincolo stretto, anche in relazione allo svolgimento dell'attività politico amministrativa, emerge tra Cantagallo e Vallescura, ma per il resto i vari contributi concorsuali appaiono autonomi ed occasionali, in relazione alla contingenza del caso».

«CONSIDERAZIONI SUGGESTIVE DEL PM»
Secondo la Corte, il pm «svolge considerazioni suggestive che però non dimostrano la sussistenza degli elementi strutturali di una associazione, come definiti dalla giurisprudenza della Suprema Corte».
Secondo i giudici «alla fine unico dato significativo è la pluralità di reati commessi anche se, come detto, i concorrenti sono spesso diversi ed i vari fatti sono scollegati tra loro. E la organizzazione non può consistere sul fatto che gli imputati (peraltro non tutti) facessero parte a vario titolo dell'amministrazione comunale con rispettivi ruoli funzionali».
I giudici, inoltre, ribadiscono che «basta leggere le singole imputazioni per verificare che Cantagallo, artefice principale della vicenda, ha commesso i vari reati con il concorso, di volta in volta, di persone diverse, che non risulta neppure avessero legami tra loro».

IN SECONDO GRADO
In secondo grado l’ex sindaco Enzo Cantagallo era stato assolto dall'accusa di associazione per delinquere e i giudici d’Appello hanno dichiarato prescritti gli episodi di corruzione per cui era stato condannato in primo grado.
Cantagallo poi è stato assolto dai giudici aquilani dal reato di abuso per cui era stato condannato in primo grado, mentre per quanto riguarda l'accusa di calunnia per cui era stato assolto e' stata dichiarata la prescrizione.
L'ex sindaco, infine, è stato condannato al pagamento del risarcimento del danno al Comune di Montesilvano nella misura del 35 per cento della somma di 200 mila euro.

LA TANGENTE CONFESSATA DA CHIULLI
Inoltre è stato assolto da un altro reato di corruzione con la formula del fatto non sussiste.
L'episodio è quello riguardante le presunte tangenti versate e confessate dall'imprenditore del verde pubblico, Bruno Chiulli.
«In una simile situazione di incertezza probatoria, dovuta alla contradditorietà delle prove non può che disporsi l'assoluzione di Cantagallo per insussistenza del fatto», scrivono i giudici d’appello. L'imprenditore Chiulli è uscito di scena nel luglio 2010 patteggiando la pena di nove mesi davanti al gup del Tribunale di Pescara.
L'episodio, secondo l'accusa, sarebbe avvenuto nel mese di aprile 2006 presso l'abitazione dell'ex primo cittadino.
«Vi è - si legge nella motivazione - incertezza sia sulla data in cui Chiulli si sarebbe recato a casa di Cantagallo per consegnare la somma di denaro, sia sulle modalità di consegna dello stesso».

L’ATTENDIBILITA’ DI CHIULLI
Le tesi della difesa «in ordine alla presunta inattendibilità di Chiulli devono essere ritenute prive di fondamento, dal momento che, quanto alla sua credibilità intrinseca del narrato di costui, deve rilevarsi che Chiulli, accusando Cantagallo, si è anche autoaccusato di un grave reato, la corruzione, e, giudicato separatamente, ha definito la sua posizione con sentenza di patteggiamento, divenuta nel frattempo irrevocabile, sicchè la condotta collaborativa ed autoaccusatoria tenuta da Chiulli nell'ambito dell'intera vicenda che lo ha visto coinvolto costituisce in maniera indubitabile un elemento idoneo a rafforzare la credibilità delle sue propalazioni» dice la Corte d'Appello.
Secondo l'accusa Cantagallo, si sarebbe fatto promettere e dare dal titolare della Green Service, Bruno Chiulli, somme di denaro, parte delle quali versate con assegni bancari. Relativamente a questi episodi dichiarati prescritti, i giudici scrivono «è opportuno rilevare che le somme che Chiulli afferma di aver versato a Cantagallo, non solo corrispondo alla percentuale dichiarata del 5 per cento dell'importo complessivo delle somme liquidate a Chiulli, a seguito dei vari stati di avanzamenti dei lavori, ma trovano anche generalmente riscontro nei prelevamenti effettuati da quest'ultimo sul proprio conto corrente bancario o su quello della menzionata società».

IL TENORE DI VITA DI CANTAGALLO
 I giudici poi evidenziano il tenore di vita dell'ex sindaco negli anni 2001-2005: «Cantagallo viveva in una villa con piscina, aveva diversi orologi di lusso del valore di 11 mila euro, faceva acquisti presso un noto negozio di abbigliamento di Pescara, spendendo per alcuni di essi la somma di 4.700 euro, nel novembre 2001 investì la considerevole somma di 200 milioni di lire per una polizza vita, intestandola alla propria madre, nel gennaio 2002 fece un secondo versamento su detta polizza, pari a 51.645 euro, nel giugno 2002 acquistò una Mercedes pagandola in contanti al prezzo di 34.606 euro, nell'ottobre 2002 investì ulteriori 180 mia, euro nella menzionata polizza vita, nel dicembre 2002 acquisto un orologio Rolex al prezzo di 7 mila euro e nel gennaio 2003 acquistò un pianoforte al prezzo di 30.987 euro, pagandolo in contanti in quattro rate. Orbene, a fronte di tale elevato tenore di vita, tenuto da Cantagallo soprattutto nel biennio 2001-2002, e a fronte delle rilevanti spese sostenute, risultano a suo favore emolumenti pari a circa 15 mila euro per l'anno 2001 e 20 mila euro nel 2002».

IL PRIMO GRADO
Cantagallo in primo grado era stato condannato dal Tribunale collegiale di Pescara a 5 anni per corruzione e abuso d'ufficio, e assolto invece dai reati di associazione per delinquere, favoreggiamento, calunnia, abuso edilizio, abuso d'ufficio, elusione dei costi di costruzione nonche' da diversi episodi di corruzione.
Secondo i giudici di primo grado  l’ex sindaco aveva «sfruttato la propria posizione strumentalizzando le funzioni di assessore prima, e di sindaco dopo, in spregio alle funzioni pubbliche svolte nell'ambito dell'ente territoriale per ottenere in un lungo arco temporale notevoli profitti economici in cambio del rilascio di atti amministrativi illegittimi».
In sostanza l'imputato ha dimostrato «una spiccata propensione al mercimonio della funzione pubblica» e questo è di ostacolo alla concessione di qualsivoglia beneficio di legge ed impone la determinazione di una «sanzione punitiva superiore al minimo edittale».