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Metanodotto Snam: nuovo no dal Comune di Sulmona

Oggi conferenza dei servizi a Roma per ribadire contrarietà Regione

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SULMONA. Il Comune di Sulmona nega la conformità urbanistica al progetto del metanodotto Snam, Sulmona-Foligno.
Si tratta dell'ennesimo no alla realizzazione dell'opera arrivato all'unanimità nel corso del Consiglio comunale di ieri: «il metanodotto è incompatibile col piano regolatore generale e con la vocazione agricola dei terreni interessati», è stato ribadito.
Un no che arriva in funzione della conferenza dei servizi in programma oggi a Roma, dove l'assessore regionale all'Ambiente Mario Mazzocca, esporrà la contrarietà all'opera da parte dell'Abruzzo e delle altre 4 regioni interessate Puglia, Molise, Umbria e Marche.
Regioni alle quali potrebbe aggiungersi anche l'Emilia Romagna, interessata anch'essa dall'attraversamento del metanodotto anche se per un tratto breve, si presenteranno all'importante appuntamento con una posizione univoca e condivisa.
La tesi comune che sarà portata a Roma poggia su tre pilastri: sciogliere il nodo del tratto pugliese Massafra - Biccari dell'infrastruttura; non esprimere alcun assenso all'Intesa sul progetto fino a quando non saranno sciolti i nodi relativi alla centrale di compressione di Sulmona; spostare la discussione sui tavoli della Conferenza Stato Regioni.
La centrale di compressione a spinta che la Snam vorrebbe realizzare in zona Case Pente a Sulmona, snodo del metanodotto Brindisi- Foligno, dovrebbe attraversare il territorio abruzzese per 103 chilometri, sul territorio dell’aquilano. Ormai si è entrati nella fase autorizzativa finale e tutto dipende dalle decisioni del Governo nazionale.
L’opera fa parte di un gasdotto che percorrerà l’Appennino centrale, interessando altre 9 regioni oltre l’Abruzzo. 687 km da Brindisi a Minerbio (Bologna) lungo territori di grandissimo valore naturalistico.
La Regione Abruzzo tenta il braccio di ferro per non far passare l’opera dalle Valle Peligna ma la società Snam non sembra intenzionata a modificare il percorso.
Uno dei fattori che preoccupa maggiormente i comitati del no è quello inerente il rischio sismico dato che l’opera complessiva, come la stessa centrale di Sulmona, intercetta numerose faglie nei territori di Abruzzo ed Umbria già interessati dai terremoti del 2009 e del 1997.