IN SANITA'

La guerra della sanità: chiudere punti nascita e piccoli ospedali. E la salute?

Abruzzo in fibrillazione, si naviga a vista mentre si smantella il diritto alla salute

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PRONTO SOCCORSO

ABRUZZO. Sanità senza pace, se non addirittura in guerra e con il fronte in movimento. Si va dai focolai dei Punti nascita da chiudere, ai piccoli ospedali – come Guardiagrele - che tentano di resistere senza munizioni all’attacco delle Asl ormai decise a farne a meno, agli ordini del Commissario che «vuol vederci chiaro» nelle spese delle Asl per beni e servizi, allo scontro politico con cui l’ex assessore Mauro Febbo critica Mario Olivieri, presidente della quinta commissione sanità, che sarebbe a favore della chiusura del Punto nascita di Ortona. Una guerra strana che sembra sulla sanità, ma che non parla molto della salute.
Lo scontro è soprattutto una protesta: non ci sono proposte alternative per risolvere le criticità e non c’è un reale dibattito politico e tecnico (la carenza è bipartisan) sul futuro della sanità e su quale sanità si vuole. Vale per i Punti nascita, dove ci si ferma al fatto «che non devono chiudere», vale per l’ospedale di Guardiagrele in cui da ieri la Asl a sorpresa ed unilateralmente ha iniziato lo spostamento dei malati psichiatrici, vale per il tentativo del Commissario di governare la spesa, dopo la scoperta che in alcune Asl i soldi vengono gestiti allegramente e su cui nessuno dei politici vecchi e nuovi dice nulla.
 Insomma un’altra giornata di passione per il sistema sanitario abruzzese, stretto com’è dalla rincorsa a sanare le inadempienze della gestione Chiodi (come si legge nei verbali del Tavolo romano di monitoraggio) e dalla necessità di offrire risposte convincenti alla richiesta di salute dei territori.
E così Atri oggi scende in piazza, mentre già ieri i sindaci di quel territorio hanno protestato compatti a difesa del Punto nascita, l’ospedale di Guardiagrele viene svuotato a tradimento, mentre in settimana è attesa la pronuncia del Tar sulla sospensiva del provvedimento sui malati psichiatrici (sospensiva che non ci sarà, visto che i malati non ci sono più), Atessa convoca un Consiglio comunale straordinario sulla paventata chiusura della locale Chirurgia, Sulmona è sulle barricate da sempre. Unica nota positiva è stata solo la presentazione a Ripa Teatina del progetto definitivo della struttura che ospiterà gli ormai ex ospiti psichiatrici delle carceri.

PUNTI NASCITA MENO IMPORTANTI DI UN INTERVENTO ALLA COLECISTI
Eppure – visto che si parla di salute - sarebbe utile non far prevalere lo scontro strumentale e restare ai fatti, che sono semplici e documentati. Sulla scelta di tenere aperti in Abruzzo 8 Punti nascita e non di “chiudere” gli altri quattro (come sostiene la strumentalizzazione politica arruffona) hanno avuto un peso sia i requisiti di sicurezza «per il parto e per il bambino» sia le prospettive del decreto Lorenzin, che impone un reparto di ostetricia ogni bacino di utenza da 150 mila abitanti. Fatti i conti, in Abruzzo la divisione produce il numero 8.
Ebbene nessuno tra quelli che protestano ha contestato concretamente queste scelte ospedaliere di prospettiva e questi requisiti di sicurezza. Al massimo si sottolinea il numero dei parti “superiore” a 500 che sarebbe sufficiente (ma questa non è sicurezza) a lasciare aperto un Punto nascita, che però di notte non può far fronte ad un’emergenza, sia come parto sia come eventuali problemi del neonato. E così per operarsi alla colecisti o al ginocchio, si cerca un ospedale attrezzato (anche fuori regione), ma per far nascere il proprio figlio basta andare “sotto casa”.

NO ALLA CHIUSURA DEI PICCOLI OSPEDALI, SENZA VALIDE ALTERNATIVE
Sui piccoli ospedali come Guardiagrele che insieme a Pescina e Tagliacozzo è stato il simbolo dell’opposizione ai tagli del Commissario Chiodi, si dimenticano due cose: che il suo destino è ancora sub iudice e bene farebbe la Asl di Chieti ad aspettare le decisioni del Consiglio di Stato e che il Tar ha già detto tutto. Nelle varie sentenze – basta leggerle – è scritto che esiste un diritto costituzionale alla salute che non può essere compresso o negato, né da Chiodi né dal manager Zavattaro né dal Tavolo romano di monitoraggio. Bisogna chiudere i piccoli ospedali, perché non ci sono i soldi e perché in realtà non assicurano un’assistenza in linea con i tempi per mancanza di attrezzature tecnologiche? Chiudiamo pure, dicono i giudici, ma prima assicuriamo ai cittadini di quei territori il minimo indispensabile a cui hanno diritto. Ed invece sia la Asl dell’Aquila (per Pescina e Tagliacozzo) sia quella di Chieti hanno deciso la chiusura senza prima attrezzare servizi assistenziali e Pronto soccorso adeguati.

I MALATI PSICHIATRICI E L’ACCOGLIENZA PER GLI EX OPG
Ed anche nell’ultima vicenda che interessa Guardiagrele, la storia procede a due velocità. Il Ministero chiude entro marzo gli Opg (gli ospedali psichiatrici giudiziari) perché questi malati passano dalla competenza della Giustizia a quella della sanità per un “principio di civiltà”. Però per utilizzare i 4 mln del finanziamento di questo passaggio, la Regione non è pronta e la Asl deve spostare i malati da Guardiagrele a Lanciano e poi ad Ortona ed infine a Chieti (che è in ritardo anni luce sul problema della Psichiatria) in attesa che sia pronta la residenza definitiva di Ripa Teatina. Come non è pronto, nel senso di realizzato, il progetto di trasformare gli 80 posti letto  dell’attuale ospedale di Guardiagrele in altrettanti posti di residenzialità e di riabilitazione, insieme alla Casa della salute ed alle nuove forme associative dei medici di famiglia. E chi protesta si dimentica che anche gli Opg sono un’inadempienza di Chiodi.
Domanda: ma è proprio sicuro che si vuole uscire dal commissariamento, se anche il centrodestra - che aveva sostenuto di lasciare una sanità “a posto” – scopre che è lunga la lista delle cose ancora da fare?

Sebastiano Calella