SANITA’ E SPRECHI

Appalti beni e servizi nelle Asl. D’Alfonso: «Alt, fermi tutti. Arrivo io»

Il commissario straordinario applica l’accordo Stato-Regioni e vuole controllare tutti gli affidamenti

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2883

Appalti beni e servizi nelle Asl. D’Alfonso: «Alt, fermi tutti. Arrivo io»

ABRUZZO. «A tutte le Asl: bloccare immediatamente le procedure di spesa per l’acquisto di beni e servizi»: questo ordine perentorio del commissario Luciano D’Alfonso è piombato ieri sui tavoli dei manager con una lettera indirizzata a tutte le quattro Asl abruzzesi e per conoscenza all’assessore Silvio Paolucci, al sub commissario Giuseppe Zuccatelli ed ai direttori dei Dipartimenti sanità (Angelo Muraglia), Risorse umane ed organizzazione (Carmine Cipollone) e dell’Agenzia sanitaria (Alfonso Mascitelli).
Si tratta di un’iniziativa che rientra negli «interventi in tema di contenimento e di razionalizzazione della spesa sanitaria che hanno interessato ed interessano le diverse componenti della spesa dedicata al finanziamento del sistema sanitario nazionale». Infatti «la diminuzione delle risorse obbliga ad una politica di risanamento e di miglioramento della spesa in termini di efficacia e di efficienza, soprattutto per le Regioni in Piano di rientro».
 Perciò «questa spesa per beni e servizi va riqualificata ed uniformata per tutte le Asl – continua la lettera di D’Alfonso – infatti la committenza di qualità negli acquisti di beni e servizi nel settore sanitario rappresenta uno degli strumenti indispensabili a garantire maggiore concorrenza e trasparenza ed a ridurre i costi. Ogni risorsa risparmiata sarà riversata nel sistema sanitario regionale, uniformando nel contempo l’attività ed il modus operandi di tutte le Asl abruzzesi. Perciò bloccate tutto e per discuterne siete convocati martedì mattina alle 9,30 presso la presidenza della Regione».

L’ACCORDO STATO-REGIONI
Come detto, la lettera di D’Alfonso non sembra un’iniziativa estemporanea del Commissario, ma va inquadrata in una strategia nazionale adottata in applicazione delle scelte decise nell’accordo raggiunto nella conferenza Stato-Regioni. E cioè la rinuncia di 2 miliardi del Fondo sanitario nazionale da parte delle Regioni, con tagli di 1,168 mln sui beni e servizi, di 350 mln sulle prestazioni da privati, di 195 mln sulla spesa farmaceutica territoriale e 287 mln su quella ospedaliera. In aggiunta c’è anche la rinuncia a 285 mln per l’edilizia sanitaria (che nella prima bozza di accordo era di 450 mln).
Inoltre uno dei punti qualificanti di questo accordo è che – fermi restando i saldi complessivi – ciascuna Regione può decidere dove tagliare di più e dove di meno, inserendo anche altre voci di spesa da tagliare. Nelle tabelle allegate all’accordo, a proposito di beni e servizi si legge che per raggiungere i 2 miliardi di risparmio complessivo, le Asl dovranno adeguarsi ai prezzi di riferimento nazionali, ad una riduzione dal 4,4% al 4% della spesa per i dispositivi medici, ad un taglio della farmaceutica territoriale dello 0,15% (cioè dall’11,35% all’11,20%) e dello 0,25 per quella ospedaliera (dal 3,50% al 3,25%).

IN ABRUZZO D’ALFONSO «VUOL VEDERCI CHIARO NEGLI APPALTI»
La solita operazione di revisione al ribasso della spesa sanitaria? Non sembra: questa volta non ci sono tagli lineari e le Regioni sono libere di intervenire dove ci sono le maggiori sacche di spreco. Come sembra  confermare il commissario D’Alfonso che – raggiunto telefonicamente – ha spiegato che con questa lettera «vuole vederci chiaro su quanto costano e quali sono i contenuti delle spese per beni e servizi. Voglio evitare le proroghe degli appalti, le estensioni immotivate, insomma conoscere cosa accade in questo settore».
Si tende a tranquillizzare i lavoratori “somministrati” dalle Agenzie interinali, il cui costo viene inserito in bilancio nelle voce “beni e servizi”: forse possono tirare un sospiro di sollievo perché le piante organiche degli ospedali sono in sofferenza ed il personale serve. Gli sprechi sono altrove: nella logistica sanitaria e nei dispositivi medici (le Asl non conoscono con certezza quali e quanti sono i macchinari in uso), nei contratti per le manutenzioni che sembrano avvantaggiare solo gli aggiudicatari del servizio, nelle proroghe immotivate e nelle estensioni degli affidamenti e degli appalti, di cui sono campioni alcune Asl in particolare, con qualche coinvolgimento degli uffici regionali che hanno controllato “all’acqua di rose”.
In sostanza quello che la lettera prefigura è il governo della spesa, che in Abruzzo è mancato perché lasciato in mano alle strutture periferiche che hanno prodotto capitolati di gara molto a rischio spreco. 

In realtà questo è un problema non solo abruzzese, tanto che in alcune Asl italiane più avanzate il servizio di controllo è stato esternalizzato in modo da evitare che agguerriti consulenti di ditte private possano travolgere indifesi funzionari Asl.
In realtà nelle Asl è mancato anche il contributo del “facility manager”, cioè quella figura che ottimizza la gestione interna, dove anche la pulizia dei metri quadri prevista nel capitolato e non effettuata o la manutenzione superficiale di un ecografo producono conseguenze molto pesanti sull’assistenza, ad esempio prolungando le liste di attesa.
Insomma il disegno complessivo che ha mosso l’accordo Stato-Regioni è la constatazione che la media nazionale di questi sprechi si attesta al 10% (mentre in Abruzzo è del 15/20 %) e si stima che in Abruzzo la quota sia il 2,4% dei 2 miliardi da tagliare, cioè 500 mln circa. Basterebbe recuperare il 10% e risparmiare 50 mln da destinare all’assistenza sanitaria vera e propria.
“Mission impossible” per D’Alfonso? Forse. Certamente un campanello di allarme per le direzioni amministrative abituate a fare il bello ed il cattivo tempo nel segreto dei loro uffici. E non a caso questa lettera arriva dopo quella sui rendiconti mai consegnati alla Regione sulle spese per il trasporto malati.

Sebastiano Calella