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Emergenza tubercolosi nel Parco d’Abruzzo: «vietare pascolo brado»

Il presidente Carrara: «ognuno faccia la propria parte»

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Emergenza tubercolosi nel Parco d’Abruzzo: «vietare pascolo brado»

ABRUZZO. L’associazione Salviamo l’orso nei giorni scorsi è tornata ad esprimere la propria preoccupazione sul focolaio di TBC aperto nel mese di agosto scorso in un allevamento di Gioia dei Marsi e a tutt’oggi non ancora chiuso.
La preoccupazione dell’associazione rispetto alla possibile diffusione della malattia nella popolazione di orso marsicano è una preoccupazione che anche l’Ente Parco condivide ed esprime da quando il primo focolaio di TBC fu aperto nel 2012 in un altro allevamento sempre a Gioia dei Marsi.
La preoccupazione è divenuta più pressante a seguito della morte di un’orsa nel marzo dello scorso anno che presentava una diffusa infezione di tubercolosi, causata da un micobatterio della tubercolosi bovina, appartenente allo stesso profilo genetico di quello che era stato isolato 2 anni prima in un allevamento di Gioia dei Marsi, come hanno stabilito gli accertamenti compiuti dall’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, Centro di referenza nazionale sulla tubercolosi bovina, a seguito dell’interessamento del Ministero dell’Ambiente e del Ministero della salute.

«Non ci piace stare a fare distinzioni tra amministrazioni pubbliche alle quali i cittadini chiedono di risolvere i problemi - afferma il presidente del Parco Antonio Carrara - ma non possiamo accettare che le responsabilità vengano distribuite nel mucchio indistintamente. E’ sempre utile capire quali sono le competenze in gioco ed evitare di scrivere sciocchezze».
Carrara non lo nasconde: «riteniamo di aver fatto e di fare tutto ciò che è in suo potere sul focolaio di TBC aperto a Gioia dei Marsi».
Non a caso a partire dal mese di aprile 2014, quando le analisi di laboratorio hanno rivelato la presenza di tubercolosi sull’orsa deceduta, il Parco ha sollecitato le altre amministrazioni interessate, e dato la propria disponibilità a collaborare, per realizzare azioni utili a riportare sotto-controllo la situazione.

Fin dalla prima riunione, svoltasi presso il Comune di Gioia dei Marsi in accordo con il sindaco, ricorda ancora Carrara, «il Parco ha posto ai servizi veterinari della ASL il problema di effettuare i controlli sanitari sugli animali così come prevede la legge. La richiesta di sospendere il pascolo in alcune aree per ragioni precauzionali, fortemente voluta dal Parco, nel corso di una riunione svoltasi al Ministero della salute su iniziativa della Regione Abruzzo nello scorso mese di maggio, e fatta propria dal Ministero, non fu ritenuta opportuna dai servizi veterinari».

La necessità di effettuare i controlli sanitari dovuti si è ulteriormente chiarita in quanto sul territorio di Gioia un allevamento di bovini di oltre 100 capi aveva perso la qualifica di ufficialmente indenne già dal 2013, poiché i Servizi veterinari non avevano potuto effettuare i controlli sanitari previsti per legge a causa del pascolo brado, e l'ordinanza del sindaco, che obbligava l'allevatore ad effettuarli, era rimasta di fatto senza esecuzione.
La lunga e problematica azione di recupero degli animali e di controlli sanitari da parte della ASL , avviata dal maggio scorso, ha portato, nel corso del mese di agosto, ad evidenziare una nuovo caso di TBC bovina. La gestione del focolaio aperto è stata particolarmente difficile come dimostrano le vicende registrate dalla cronaca dei mesi scorsi e la difficoltà a chiudere definitivamente il focolaio.
L’Ente Parco ritiene necessario «chiudere al più presto il focolaio di TBC ancora aperto e prendere ulteriori misure per evitare il ripetersi di situazioni simili; vietare la pratica del pascolo brado, attualmente consentita da una norma regionale, perché non si concilia con l’esigenza di una corretta gestione della zootecnia e dell’area protetta; vietare la pratica, diffusa in aree fuori Parco, di lasciare all’aperto e incustodite risorse alimentari che creano una promiscuità tra fauna e animali domestici; interdire il pascolo nei territori frequentati da animali risultati positivi alla TBC per un periodo necessario al loro risanamento; garantire una sorveglianza sanitaria sulla fauna selvatica atta a prevenire il diffondersi di malattie letali per l’orso marsicano».