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Crisi, prosciuttificio Gran Sasso chiude i battenti, 82 a casa

Mercante: «la Regione faccia luce su questa vicenda»

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Crisi, prosciuttificio Gran Sasso chiude i battenti, 82 a casa


TERAMO. La solita tragica scena che si ripete ormai quotidianamente in tutta la regione.
Dopo 15 anni di attività ha chiuso i battenti anche il Prosciuttificio del Gran Sasso di Colledara.
Degli 82 dipendenti, una ventina sono stati assunti dalla Potenza (l’azienda che ha in appalto lo stabilimento), che ha avviato un’attività ridotta all’interno della fabbrica. Altri sono andati in mobilità, per i 53 rimanenti è prevista la cassa integrazione straordinaria.
Proprio su questa ennesima chiusura è stata presentata dal capogruppo del M5S in Regione, Riccardo Mercante, un’interrogazione diretta all’assessore al lavoro, Marinella Sclocco, per fare luce su tutto quello che è accaduto negli ultimi mesi.

«Abbiamo ritenuto assolutamente necessario – ha spiegato il capogruppo del M5S Mercante – porre all’attenzione della giunta regionale una questione che ha prodotto effetti così negativi sul nostro territorio e che presenta ancora oggi numerose problematicità irrisolte».
Diversi sono, infatti, gli aspetti evidenziati dal consigliere, a partire dalle conflittualità sorte tra la Crudi d’Italia, azienda proprietaria dello stabilimento di Colledara, ed i sindacati nel corso degli incontri istituzionali presso la Provincia di Teramo ed il Ministero dello Sviluppo Economico, a talune contraddizioni emerse durante l’espletamento delle procedure dirette al licenziamento collettivo dei dipendenti del prosciuttificio, all’ingresso di Potenza srl, società costituita pochi giorni prima della istanza di ammissione alla procedura di concordato preventivo avanzata dall’azienda parmense e subentrata nella gestione del prosciuttificio, fino alle modalità di ricerca ed assunzione del personale da parte di quest’ultima.
«Presso lo stabilimento di Colledara - ha spiegato Mercante - risulterebbero attualmente assunti a tempo determinato una ventina di ex dipendenti della Crudi d’Italia con condizioni contrattuali più svantaggiose di quelle precedentemente riconosciute oltre ad un numero imprecisato di operai non facenti parte, però, dell’organico della azienda parmense. Tutto questo, ovviamente, in violazione degli impegni assunti dalla Crudi D’Italia e dal nuovo soggetto gestore in sede istituzionale ed in dispregio delle più elementari norme poste a tutela dei lavoratori. Suscita, inoltre, perplessità la scelta da parte della Crudi d’Italia di ricorrere allo strumento della CIGS per cessazione attività, prima, ed alla CIGS per concordato preventivo, poi, piuttosto che fare uso della Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, come normalmente accade in situazioni di crisi temporanea che lascino presupporre la possibilità di una ripresa dell’attività produttiva, laddove si consideri che l’azienda parmense, dopo la richiesta di concordato preventivo avanzata a dicembre 2013, risulta essere tornata in bonis già nel corso del 2014 e che l’attività produttiva, sia pure con il nuovo soggetto subentrante, non sembra mai essere stata, di fatto, interrotta».

Mercante si augura che l’interrogazione consentirà di chiarire, una volta per tutte, «le numerose zone d’ombra che hanno caratterizzato questa vicenda, nell’interesse degli ex dipendenti della Crudi d’Italia e nell’interesse dell’intera Regione, visto che il prosciuttificio Gran Sasso ha rappresentato, per quindici anni, un vero e proprio gioiello del sistema produttivo teramano. Occorre assolutamente scongiurare il rischio che strumenti posti dal legislatore a tutela dei lavoratori, come gli ammortizzatori sociali, possano invece, con il consueto riferimento ad una situazione di crisi diffusa e perdurante, essere utilizzati dalle aziende per fini diversi».