SANITA'

Abruzzo. Sono 8 i punti nascita che rimangono aperti

Il decreto è pronto, con qualche resistenza dell’assessore Paolucci

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

7520

Abruzzo. Sono 8 i punti nascita che rimangono aperti

ABRUZZO. Sono 8 i Punti nascita destinati a rimanere attivi in Abruzzo. Si tratta di Pescara, L’Aquila, Avezzano,Teramo, Sant’Omero, Chieti, Lanciano e Vasto, cioè gli stessi che aveva “promosso” la seconda Commissione tecnica insediata dalla Regione.

Il decreto commissariale a firma Luciano D’Alfonso e Giuseppe Zuccatelli (vice commissario) è pronto per essere pubblicato, anche se l’assessore alla sanità Silvio Paolucci frena in vista di un possibile recupero di almeno un altro Punto nascita. Molte sono state le proteste del territorio (sindaci e comitati locali) e le sollecitazioni in questo senso che gli sono pervenute in modo bipartisan sia dal Pd che dall’opposizione.
In realtà questa riduzione ad 8 delle strutture abilitate al “parto sicuro per il neonato” è il frutto delle proteste contro la precedente decisione dell’ufficio commissariale a guida Gianni Chiodi, che era giunto alle stesse conclusioni tecniche con una commissione di esperti, poi rinnovata da D’Alfonso. Anche allora i Punti nascita da salvare erano 8, ma la decisione fu mitigata dall’aggiunta di Sulmona ad opera del sub commissario Giuseppe Zuccatelli, dopo un ampio dibattito sulla necessità di tutelare quella zona interna, considerate le note difficoltà della viabilità di montagna. E’ facilmente prevedibile il coro di reazioni negative, lo stesso che ha accompagnato di recente le conclusioni già note della seconda commissione di esperti e che sono state identiche alle contestazioni avvenute per la predente scelta degli 8 reparti da salvare.

L’impressione però è che al di là di belle parole e di appelli per salvare questo o quel Punto nascita, nessuno ha mosso un dito, fatto approvare un provvedimento, acquistato un macchinario che potesse salvare un reparto destinato alla chiusura per insufficiente dotazione tecnica di sicurezza.
Il fatto è che tutti, ma proprio tutti, da destra a sinistra hanno solo difeso il Punto nascita come luogo dove la mamma partorisce e non come punto per la “nascita in sicurezza del bambino”.
Si tratta di due reparti molto diversi dal punto di vista della dotazione organica dei medici, degli infermieri, delle reperibilità e della strumentazione necessaria. E su questi aspetti non ci sono stati approfondimenti, salvo la difesa dell’esistente in questo o quell’ospedale, ed il riferimento è all’inconsistenza del dibattito politico che si è sviluppato su questo argomento: chi ha un ruolo istituzionale dovrebbe muoversi in modo diverso da quello dei comitati popolari, assolutamente legittimati a chiedere un altro modo di governare e di scegliere.
Ed è forse per una maggiore volontà di ascolto che l’assessore Paolucci ha ancora il freno a mano inserito per questa pratica che è sul suo tavolo, pronta per la pubblicazione. Certamente è vero che la politica deve andare oltre le scelte tecniche e riacquistare la capacità di decidere diversamente, con altri parametri. Ma questo non significa che possa bypassare il problema e costringere i medici a lavorare in condizioni di scarsa sicurezza ed i bambini a nascere in condizioni di rischio.

Sebastiano Calella