INFORMATICA VIRTUALE

Fantasma Dedalus. D’Alfonso certifica gli orrori dell’Arit: «sperpero e favori ai privati»

L'impietosa analisi del governatore sulle gestioni passate... senza responsabili

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Fantasma Dedalus. D’Alfonso certifica gli orrori dell’Arit: «sperpero e favori ai privati»

ABRUZZO. il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, certifica gli “orrori” dell’Arit degli ultimi 10 anni parlando di modalità di azione non consone e spiegando chiaramente come spesso la pubblica amministrazione si sia appiattita agli interessi del privato. Accuse gravissime ancora una volta senza responsabili.
Ma il governatore nel rispondere ad una interrogazione del M5S sul "fantasma Dedalus" si è spinto molto oltre adombrando scenari degradati, connivenze, inadempienze, scarsi controlli e mancanza di professionalità da far rabbrividire.
Il progetto informatico di cui si cerca di capire qualcosa è quello ben noto ai lettori di PrimaDaNoi.it e costato oltre 8 milioni di euro tutti liquidati alla società Dedalus spa anche di recente. Tutto pagato profumatamente e collaudato ma mai utilizzato.
Secondo quanto è emerso in Consiglio regionale il sistema informatico che avrebbe dovuto collegare tutti i medici di famiglia e condividere una enorme banca dati sarebbe stata provata una sola volta al pronto soccorso di Teramo per poi essere scollegata. Il sistema sarebbe poi stato dato in riuso gratuito ad un’ltra Regione. Il progetto è stato di recente decantato a PrimaDaNoi.it dal patron della Dedalus spa, amico e finanziatore oggi dell'attuale presidente del Consiglio Matteo Renzi, spiegando che le responsabilità sono da attribuirsi alla mancanza di volontà politica della Regione Abruzzo.

D’Alfonso ha tenuto a precisare che Dedalus nasce «nel 2006» ai tempi insomma della “seconda rivoluzione informatica abruzzese" con Del Turco e Quarta terminata poco tempo dopo con gli arresti del 14 luglio 2008. Il progetto però è piaciuto molto anche al centrodestra di Gianni Chiodi e Alfredo Castiglione protagonisti della “terza rivoluzione informatica abruzzese” che hanno voluto assumersi l’onere di sanare numerose inadempienze passate con risultati purtroppo scarsi per la collettività a fronte di oltre 800milioni di euro di investimenti nel settore tecnologico.

«Nella vicenda c'è stato un colpevole vuoto contrattuale di capitolato», ha detto D’Alfonso, «in sostanza, è mancata una specifica prefigurazione progettuale. Diversamente, si sarebbero prodotti i presupposti per la piena implementazione del sistema».
In pratica, ha spiegato il governatore, l’ente pubblico è mancato nella pianificazione, nella organizzazione e nel controllo del progetto appiattendosi ai voleri del privato imprenditore aggiungendo che «non mi meraviglierei se tutto fosse stato concepito nelle stanze di Dedalus».
Gli obiettivi da raggiungere secondo D’Alfonso sarebbero stati vaghi e non resi misurabili ma questo non sarebbe una questione addebitabile alla politica ma ai tecnici.
«In Abruzzo ha comandato il portatore di interessi privato, il punto è che dovrebbe convincere il datore pubblico in competizione alla pari. E’ chiaro che poi all’Arit comanda Barbanera e non c’è tradizione documentale».
D'Alfonso ha assicurato che favorirà «l'insediamento di una Commissione permanente di approfondimento che consenta di fare luce sulle responsabilità in ordine alla vicenda Dedalus» ed al tempo stesso si adopererà per far recuperare piena efficienza operativa alle strutture regionali come, ad esempio, l'Arit i cui 23 dipendenti dovranno essere messi nelle condizioni di non disperdere la loro professionalità.
«E' mai possibile che la Regione Abruzzo abbia quattro livelli di infrastrutturazione informatica?» si è chiesto D'Alfonso spiegando che ogni “territorio” ha il suo centro "informatico": l’Arit a Teramo, Abruzzo Engineering a L’Aquila, gli uffici regionali della sanità a Pescara.
«La struttura dirigenziale della Regione fa acqua da tutte le parti, meno consulenze esterne più produzione intellettuale», ha esortato.
Poi D’Alfonso ha parlato del dirigente che si è occupato in Regione dell’informatica nei cinque anni di gestione Chiodi, Domenico Longhi: «Longhi», ha detto D’Alfonso, «è un gentiluomo pieno di educazione, Longhi è la carne viva della quantificazione delle distrazioni» che comunque lo si voglia tradurre dal "dalfonsese" non sembra un complimento.

NON NE POSSIAMO PIU’ DELLE PAROLE
Adesso c'è l'ennesima conferma che quanto abbiamo scritto negli ultimi 8 anni era vero, anzi di più. Oggi abbiamo una ulteriore conferma che non si è voluto intervenire per tempo per fermare lo scempio e sanzionare i responsabili. Si poteva fare molto ed invece la politica e le istituzioni hanno fatto finta di nulla ed in pratica coperto.
D’Alfonso ha il grande merito di dire le cose, poi però bisogna passare ai fatti e non è più tempo degli annunci programmatici. In passato ne abbiamo sentite di tutti i colori e siamo stati costretti a riportare promesse e dichiarazioni che più che suoni vuoti di significato si sono dimostrati prese in giro per l’intelligenza degli abruzzesi. Quello che è successo dietro l’informatica è lo scandalo più grande che l’Abruzzo abbia conosciuto, dove non si salva nessuno dei governi dal 2000 ad oggi, non fosse altro per non aver vigilato o accortosi di nulla. Una colpa gravissima in presenza di notizie documentate e pubblicate sulle quali si è preferito sorvolare e.. fare finta di nulla.
Le parole di D’Alfonso sono gravissime e cristallizzano come mai prima la qualità dei tecnici coinvolti nelle varie “rivoluzioni informatiche”, tutte "rivoluzioni virtuali”, purtroppo.
All'Abruzzo rimane solo una enorme spesa e poco altro.
Sull’informatica PrimaDaNoi.it ha avuto l’ardire di scoperchiare nefandezze variegate e mai una sola reazione da parte di qualsivoglia istituzione di questo Paese. Uno scandalo nello scandalo.

Forse un miliardo di euro è stato speso con diverse fonti di finanziamento per creare progetti impalpabili e spesso non identificabili, e ad oggi è molto arduo dire a cosa siano serviti o servano.
La Regione ha avuto persino l’ardire di creare una apposita sezione dove vengono archiviati tutti i progetti ed i relativi costi. 

In considerazione del fatto che in Regione si aggirano “fantasmi” ci riserviamo il diritto di credere che oltre Dedalus si annidino decine di altri fantasmi informatici.
Dunque di fatto D’Alfonso è il secondo governatore d’Abruzzo che denuncia pubblicamente notizie di reato gravissime con sperperi di denaro pubblico dopo Gianni Chiodi che nel 2010 in un Consiglio regionale denunciò una «truffa alla Regione Abruzzo messa in atto da Selex Sema» all’epoca diretta da Sabatino Stornelli ai danni di Abruzzo Engineering e dunque delle casse regionali.
Anche dopo la denuncia di Chiodi non si è mossa foglia nonostante la notizia di reato fosse stata comunicata urbi et orbi e non risulta che lo stesso Governatore abbia sentito il dovere morale e civile di denunciare i fatti a sua conoscenza alla procura della Repubblica. Su questa vicenda nella quale la Regione forse ha già pagato 29mln di euro proprio a quella stessa Selex c’è stata la chiara volontà di negare gli atti e di rispondere e vige ancora la consegna dell’omertà.
Cosa farà D’Alfonso? Per ora è difficile dirlo perché Dedalus può essere una formidabile arma di potere agitata nei confronti di molteplici soggetti.
Oppure si possono prendere le carte e andare alla procura della Repubblica e alla Corte dei Conti che così saranno costretti ad indagare arrivando con 10 anni di ritardo…
PrimaDaNoi.it è disposta a pubblicare qualunque documento che possa contribuire a chiarire cosa è successo e D'Alfonso oggi non può commettere gli stessi errori del suo predecessore.
L'Abruzzo davvero non può più permetterselo.

a.b.

+++L'ABRUZZO E LA GRANDE BEFFA TECNOLOGICA +++