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Informatica. D’Alfonso promette miracoli anche per il “buco nero” Arit

Arrivano gli uomini di fiducia di Big Luciano

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Informatica. D’Alfonso promette miracoli anche per il “buco nero” Arit



ABRUZZO. Il presidente della Giunta regionale, Luciano D'Alfonso, ha insediato, questa mattina a Tortoreto, Andrea Grilli nuovo direttore dell'Agenzia regionale per l'informatica e la telematica (Arit), inaugurando la «quarta fase sulla strada dell'Agenda digitale», che dovrà portare entro tre-sei mesi alla totale eliminazione del cartaceo negli uffici pubblici regionali.
Grilli, figlio dell’ex presidente del tribunale di Pescara, Luigi, è stato già candidato alle comunali con D’Alfonso nel 2008.
«Rottura con il passato, verificabilità dell'impiego delle risorse pubbliche, misurazione e quantificazione degli obiettivi, sintonia operativa e programmatoria tra Arit ed Ente Regione» sono stati i punti tracciati nell'incontro tra il Presidente e i 23 dipendenti passati in rassegna, ai quali D'Alfonso ha presentato il nuovo direttore che sarà coadiuvato dai professori universitari, Fabrizio D'Amore, esperto in cyber security e Sandro Di Minco, esperto in protezione dei dati personali, professore universitario e già consigliere della Provincia di Pescara con Rifondazione. 

Si tratta, come le ha definite lo stesso Presidente di «figure interlocutorie, espressori di obiettivi e ausilio per il lavoro, che dispongono della fiducia della Giunta regionale» e che dovranno sostenere l'Arit nel «riportare l'intrapresa intellettuale e progettuale, prefigurando ciò che non c'è».
 Nel puntellare il nuovo corso dell'Agenzia, il Presidente ha chiesto un cambiamento radicale in ordine all'uso, la gestione e la tutela delle risorse pubbliche che devono conseguire «l'implacabile esigenza di sviluppare l'economia. Le risorse» ha precisato «devono avere impatti misurabili e realizzare gli obiettivi sul piano della funzionalità».
 La sfida, a suo giudizio, si gioca sulla digitalizzazione, anche sul piano delle azioni che favoriscono nuova occupazione: «100 mila nuove occasioni di lavoro nei prossimi cinque anni - ha dichiarato D'Alfonso - possono essere dipendenti dalla velocità e alla speditezza delle risposte dell'armatura infrastrutturale». Ecco perché il Presidente ha lanciato l'idea dei «garanti dell'utenza», colossi dell'economia nazionale ed internazionale, chiamati a verificare la efficienza dei sistemi digitali.
D'Alfonso ha poi invocato una «rigenerazione» del Comitato tecnico regionale dell'Agenda digitale che vorrebbe diventasse una «realtà capace di collocare la nostra ambizione in questo processo».

 Ai dipendenti il Presidente ha chiesto di «ragionare per progetti» e la redazione del «curriculum vitae» dell'Azienda, anche in ordine alla quantificazione di eventuali conteziosi in atto. Non dovete sentirvi parte di una «colonia egizia. L'Arit - ha concluso D'Alfonso - può essere un cimitero di esistenti in vita ma io credo che ce la farete a diventare un Centro potente, perché avete la vostra storia».
Oltre le promesse si attendono fatti sulla agenzia per l’informatica che negli anni è stato lo strumento per macinare progetti spesso “fantasma”, altre volte inutili o mai messi a disposizione e che ha macinato appalti e consulenze per oltre 800mln di euro circa negli ultimi 10 anni.
La poca trasparenza ed il clientelismo hanno di fatto trasformato l’Arit nel fratello gemello di Abruzzo Engineering e come questo strumento più per spendere soldi che per realizzare progetti utili.

Il nuovo direttore e la nuova giunta manterranno le promesse solo quando inizieranno a rendere pubblici i risultati della attività svolta nell’ultimo decennio dell’Arit evidenziando anomalie, spese inutili, danni erariali e denunciando gli eventuali responsabili.

D'altronde si sono nuovamente perse le tracce del misteriosissimo "fantasma Dedalus"...