GIUSTIZIA

Soppressione tribunale Avezzano: Tar invia atti a Consulta. Si spera nella salvezza

La decisione potrebbe riflettersi anche su gli altri tribunali

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Soppressione tribunale Avezzano: Tar invia atti a Consulta. Si spera nella salvezza




AVEZZANO. Si riapre concretamente la possibilità di mantenere aperto il Tribunale di Avezzano, coinvolto nei mesi scorsi nella riorganizzazione della geografia giudiziaria.
Una buona notizia (per il momento parziale) che potrebbe riflettersi a catena su tutti gli altri tribunali d’Italia investiti dai tagli.
La novità arriva dal Tribunale amministrativo regionale per l'Abruzzo che ha accolto la richiesta di sospensione del processo con invio degli atti alla Corte Costituzionale, avendo ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimita' costituzionale della legge di riforma della geografia giudiziaria nella parte in cui ha disposto la soppressione del Tribunale e della Procura della Repubblica di Avezzano.
La notizia la conferma il presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Avezzano, Sandro Ranaldi. Il ricorso era stato presentato dai dipendenti del Tribunale di Avezzano e dallo stesso Ordine dei difensori Evelina Torrelli, Roberto Di Pietro, Herbert Simone, Mario Petrella
«In particolare - spiega l'avvocato Ranaldi - il Tar ha ritenuto l'illegittimità costituzionale del decreto legislativo 15512012 per contrasto con l'articolo 76 della Costituzione, a causa della violazione dell'art. 1, comma 5 bis, L. 14812011 e della mancata considerazione del parere espresso dalle Commissioni Giustizia di Camera e Senato con riferimento al termine per l'esercizio della delega. In tal modo - commenta infine il presidente dell'Ordine degli avvocati di Avezzano».
Nei mesi scorsi la Corte costituzionale aveva dichiarato inammissibile la richiesta, presentata da alcuni Consigli regionali d’Italia, di referendum abrogativo della riforma della geografia giudiziaria. 

A chiedere il referendum sulla riforma, voluta dal governo Monti e portata avanti dall'esecutivo Letta, che prevede il taglio di circa mille tra tribunali minori, sezioni distaccate di Corte d'appello e uffici del giudice di pace, erano state nove Regioni. Si tratta di Abruzzo, Piemonte, Marche, Puglia, Friuli Venezia Giulia,Campania, Liguria, Basilicata e Calabria, accomunate dall'idea che la riforma più che efficienza e risparmi, produca disservizi e penalizzi i cittadini.
Le Regioni avevano chiesto che gli elettori si esprimessero sull'abrogazione sia della delega data al governo per la riforma (e contenuta nell'articolo 1 del decreto legge 13 del 2011 contenente misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo) sia sui successivi decreti legislativi (del settembre 2012) con i quali si era dato corpo alla nuova organizzazione di tribunali, procure e uffici del giudice di pace.
Adesso l’invio degli atti alla Consulta riapre la partita.