AMBIENTE

Area protetta del Cerrano e vongolare, Wwf boccia il nuovo attrezzo da pesca

«Niente soluzioni pasticciate»

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Area protetta del Cerrano e vongolare, Wwf boccia il nuovo attrezzo da pesca


ABRUZZO. L’assessore regionale alla Pesca, Dino Pepe, ha convocato la Conferenza regionale sulla pesca per venerdì prossimo.
All’ordine del giorno c’è l’acquisizione del parere sulla proposta di riformulazione del Regolamento di disciplina delle attività consentite nell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, relativamente all’impiego di un’attrezzatura per la pesca delle vongole.
Alla nota di convocazione è stata allegata una proposta di attrezzo per la pesca formulata da una ditta costruttrice su richiesta del Cogevo, Consorzio di Gestione delle Vongole.
Scettico il Wwf che spiega: «lo strumento appare del tutto simile alle turbosoffianti che, come è noto, sono vietate in tutte le aree marine protette a causa dei danni che provocano ai fondali marini. Sono anni che il problema dell’ingresso delle vongolare all’interno dell’area protetta viene dibattuto, nonostante il quadro normativo sia chiarissimo nell’impedire la pesca attraverso questo tipo di imbarcazioni».
Secondo gli ambientalisti il Cogevo si sarebbe fatto promotore «di azioni di palese violazione della normativa di tutela durante le quali vongolare con turbosoffianti, alle prime luci dell’alba, sono entrate nel perimetro dell’AMP con il nome delle imbarcazioni coperto. Sul punto sono state fatte molteplici segnalazioni alla magistratura ed è intervenuta più volte la Capitaneria di Porto».

Nel luglio 2014 un amplissimo schieramento formato da associazioni ambientaliste, associazioni di categoria oltre ad associazioni scientifiche e comitati locali ha inviato una lettera a tutti gli Enti interessati nella quale è stata ribadita la richiesta di far rispettare le normative che prevedono i divieti di pesca e raccolta di organismi nell’area protetta. Associazioni e Comitati hanno anche richiesto che vengano ampliati gli attuali confini dell’area in modo da ricomprendere il territorio che si estende dalla sponda sud del fiume Vomano alla sponda nord del torrente Piomba.

Nel settembre 2014 il TAR Lazio, respingendo un ricorso presentato proprio dal Cogevo, ha ribadito che la limitazione all’esercizio della pesca riguarda una minima porzione dello spazio a disposizione (7 km di costa su un totale di 82 km); che il metodo di pesca tramite dragaggio dei fondali con le turbosoffianti appare incompatibile con la tutela dell’ecosistema dell’Area Marina Protetta; che dalla comparazione degli interessi coinvolti, stante la presenza di un’area protetta, deve ritenersi preminente quello della salvaguardia ambientale.

Il Wwg chiede adesso alla Regione Abruzzo di avviare sulla questione un confronto più ampio rispetto a quello messo in atto fino ad oggi, «sempre nel pieno rispetto della normativa vigente e nella consapevolezza che il mare non appartiene solo ai vongolari».