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Libri D’Alfonso e ponte d'oro, il Comune raffredda gli animi

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Libri D’Alfonso e ponte d'oro, il Comune raffredda gli animi


PESCARA. Dopo che il Consiglio Comunale ha deciso di rinviare la delibera alla Commissione competente per un approfondimento sull'istruttoria che ha portato gli uffici competenti a considerare come debito fuori bilancio i 47mila euro a fronte dei 100mila euro per il valore dei volumi forniti, il presidente della Commissione Finanze del Comune di Pescara Giuseppe Bruno ha provveduto a convocare per martedì 3 febbraio la Commissione, con all'ordine del giorno l'esame della delibera stessa.
Nell’ultimo Consiglio è arrivato lo stop sulla delibera per il pagamento di duemila volumi acquistati nel 2008 dalla Giunta D'Alfonso per pubblicizzare le opere pubbliche dell' Amministrazione che in quel periodo governava la città. Questione sulla quale non si placano le polemiche.
Da qualche settimana la casa editrice Carsa ha richiesto il pagamento di quella prestazione dopo aver intentato causa al Comune ma si è poi scoperto che non vi è traccia di alcun documento che autorizzasse la prestazione né una gara pubblica il che farebbe pensare ad un affidamento diretto e nemmeno formalizzato. Una cosa grave per un ente pubblico che dovrebbe agire seguendo leggi, norme e protocolli precisi.

Il consigliere di Forza Italia, Eugenio Seccia (assessore alle Finanze nella passata Amministrazione) e promotore dell'istanza di ritiro della delibera consiliare, con la quale si chiedeva di approvare il debito fuori bilancio, parla di «pagina di buona politica scritta per la città di Pescara». La delibera è stata poi ritirata con 15 voti a favore.
Quindi il rinvio in Commissione Finanze per un ulteriore approfondimento.
«Ovviamente - ha detto il presidente della Commissione, Bruno - il nostro intendimento sarà quello di chiedere ai vari componenti della Commissione da quali fonti di informazione partire, chi ascoltare per primi, e con quali uffici interloquire per arrivare all'approfondimento della delibera e ai chiarimenti se del caso».
Dal canto suo, il capogruppo del Pd in Consiglio Comunale Marco Presutti ha detto che «se questi volumi, scritti per studiare le trasformazioni urbanistiche della città di Pescara sono stati acquistati, distribuiti e utilizzati, immagino - ha detto l'esponente del Pd - che prima o poi il Comune dovrà pagarli. Il punto é uno: se dopo essere riusciti a dimezzare la spesa con una transazione, si riuscirà, come stiamo cercando di fare, di ridurre ancora l'esborso, ancora meglio, ma se si dovesse far cadere l'ipotesi transazione, si rischia di dover pagare l'intera somma e in un contenzioso anche le spese legali. Se ci si é avvalsi di un servizio é giusto - ha concluso Presutti - che lo si paghi».

IL PONTICELLO
L’assessore Del Vecchio smentisce invece i 5 Stelle sul caso del ‘ponte d’oro’ e spiega: «è una normale delibera con cui si concede utilizzo di servitù il cui corrispettivo di poche centinaia di euro viene ingigantito dai novelli ragionieri ipotizzando che il Comune possa “incassare oggi la considerevole cifra di 2 milioni di euro per tutti i 20 anni di servirtù”, adducendo a ciò il fatto che il valore stimato per quelle aree sia esorbitante. Se ciò fosse vero», sostiene ancora Del Vecchio, «il soggetto destinatario di questo salasso bene avrebbe fatto ad acquistarli quei 35 metri di servitù, ma, calcolatrice alla mano, neanche a quel prezzo e per tutti quegli anni potrebbe arrivare a sborsare 2 milioni di euro. Ancora una volta l’algoritmo politico-mediatico che i consiglieri del M5S del Comune adoperano deve forse essere registrato: perché non potrà mai accadere che l’Ente espropri un milione di metri quadri di aree verdi, non accade per appezzamenti di poche migliaia di metri ad esempio il Parco Nord, figuriamoci per le ipotesi fantasiose a 5 stelle».
Del Vecchio insiste: «è solo l’ultima di tante altre delibere che hanno utilizzato lo stesso metodo di calcolo nel corso di tutti questi anni (almeno dal 2000 a ora) e che non hanno prodotto quelle catastrofi oggi immaginate dai pentastellati, anzi per le situazioni di esproprio che questo Comune ha dovuto operare, sia pure molto limitatamente, per aree similari a quelle in discussione il prezzo pagato è stato assolutamente in linea con il valore delle aree verdi e che mai hanno risentito delle valutazioni fatte per diritti di servitù».