OCCHIO NON VEDE...

Sanità, tutte le irregolarità della Asl Chieti contestate dagli ispettori del Mef

La lista delle cose che non vanno è lunga ma in Abruzzo nessun controllore si era accorto di nulla

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CHIETI. Alla Asl di Chieti i conti non quadrano. C’è disordine amministrativo. Ed emerge l’incapacità assoluta di gestire l’azienda sanitaria nelle sue varie articolazioni. Sono questi gli addebiti del Mef (Ragioneria generale dello Stato) appena arrivati alla Asl 02 e riportati in 28 punti dell’allegato così titolato: «Elenco delle irregolarità di maggior rilievo emerse dalla verifica amministrativo contabile eseguita dal 9 aprile al 16 maggio 2014 scorso presso la Asl Lanciano Vasto Chieti».
 Il primo punto è una fotografia panoramica dello stato dei conti («mancato rispetto dell’equilibrio del bilancio»), il secondo parla esplicitamente di «irregolarità e carenze varie nella gestione del bilancio: rappresentazione non chiara delle voci di bilancio e carenze informative della nota integrativa; errata imputazione di poste debitorie e creditorie, mancata registrazione di documenti contabili nell’anno di competenza».
 Basta ed avanza per bocciare la gestione della Asl Chieti, la cui autoreferenzialità ed i cui errori in passato hanno provocato continue proteste, cadute però nel vuoto. Invece l’ispettore del Mef continua e mette in fila tre pagine di contestazioni su argomenti specifici, sfuggiti evidentemente ai Revisori dei conti ed agli organi inquirenti e di controllo.
Eppure si parla di «irregolarità varie in materia di acquisto di beni e servizi… nel conferimento di incarichi dirigenziali e negli affidamenti di incarichi di struttura complessa… nella determinazione e nell’utilizzo di fondi per il personale del comparto e nella contrattazione integrativa».

IL MEF INVITA A FARE LE CONTRODEDUZIONI
Insomma un caos nella gestione dei soldi e del personale, sulla quale la Asl è invitata «a fornire spiegazioni e controdeduzioni».
 Ma la Ragioneria generale dello Stato così continua: ci sono state «irregolarità nella costituzione e distribuzione del fondo dirigenza Spta (sanitaria professionale tecnica amministrativa), nelle procedure di valutazione della dirigenza e attribuzione dell’indennità di risultato in assenza di un sistema di valutazione individuale (anni 2010 e 2011) alla dirigenza Spta ed alla dirigenza medica e veterinaria».
 Il tutto con la Asl che ha continuato a non essere trasparente (ha negato i documenti anche all’ispettore, punto 24) e ad oscurare le delibere dei premi ai dirigenti che definivano a fine anno (cioè a risultato già raggiunto) i risultati da conseguire e quindi da premiare (si parla di decine di migliaia di euro ciascuno). Insomma questa lettera di addebiti – spedita p. c. alla Procura della Corte dei Conti, con la richiesta di un cenno di riscontro - sembra quasi la summa delle segnalazioni che facevano sorridere i capi della Asl, forse convinti dell’extraterritorialità e della non punibilità della sanità teatina, mai raggiunta da provvedimenti che potessero bloccare questa gestione. E c’è stato pure silenzio assoluto della politica di maggioranza ed opposizione e nessuna interrogazione né parlamentare né regionale ha chiesto conto di queste irregolarità. Addirittura recentemente nella verifica di metà mandato la direzione regionale della salute ha promosso e riconfermato il manager Francesco Zavattaro.

LA ASL TAGLIAVA I SERVIZI MENTRE GLI SPRECHI CONTINUAVANO
Sa quindi di miracolo che comunque nella Asl di Chieti l’assistenza sanitaria è stata assicurata da medici ed infermieri costretti ad operare con risorse tanto più risicate quanto maggiore era lo spreco. Infatti la Asl tagliava le pulizie e riduceva l’orario degli addetti a questi servizi, licenziava cuochi «perché si deve risparmiare», così come costringe gli Operatori socio sanitari e gli addetti del Cup a contratti di fame e non rinnova i contratti a tempo determinato agli infermieri delle agenzie interinali. Salvo poi scoprire che l’ispettore ha rilevato gravi irregolarità nella «concessione di proroghe e rinnovi di appalti di servizi in assenza dei presupposti normativi, nella gestione dell’attività libero-professionale» (del tutto svincolata dai controlli) a cui faceva da contraltare «la mancata attivazione/conclusione del procedimento di sospensione dell’accreditamento ed il tasso di occupazione dei posti letto superiore al 100% per le strutture accreditate» (punto 27). E in generale «il tasso di utilizzazione dei posti letto non è conforme alle indicazioni nazionali e regionali o con valori superiori al limite massimo del 100%” (punto 22). Ma c’è un’ultima immagine della gestione dei soldi che fa rabbrividire: la Asl che sembra un bancomat con “la richiesta di note di credito non supportata da adeguata documentazione».

Sebastiano Calella