SANITA'

Ospedale unico Chieti-Pescara: le polemiche e le imposizioni del governo

I nuovi standard ospedalieri impongono strutture da 1.000 posti letto

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2234

Ospedale unico Chieti-Pescara: le polemiche e le imposizioni del governo

Il nuovo plesso da costruire a Chieti





ABRUZZO. «Pura propaganda politica»: così Mauro Febbo - presidente della Commissione di Vigilanza e consigliere regionale - ha definito l’annuncio di un nuovo, possibile ospedale Chieti-Pescara che dovrebbe sorgere a San Giovanni Teatino-Sambuceto. In realtà anche altri esponenti di centrodestra hanno contestato questa notizia.
Ancora una volta i problemi concreti degli abruzzesi vengono offuscati da una parte dalla “annuncite acuta” del governatore D’Alfonso e dall’altra dalle polemiche strumentali del centrodestra che ha governato per 5 anni.
E nulla dicono questi consiglieri regionali – peraltro così come quelli di centrosinistra – rispetto alle liste di attesa scandalose, agli appalti ed alle esternalizzazioni del Cup e degli Oss o dei vari servizi in tutti i settori della sanità, da dove si drenano risorse pubbliche verso le tasche di alcuni privati (mascherati da cooperative o da onlus) senza migliorare l’assistenza sanitaria.
In realtà tutte queste polemiche fotografano il livello del dibattito politico abruzzese sulla sanità e sembrano molto superficiali alla luce delle novità che si preannunciano nella sanità italiana e non solo abruzzese. Infatti il decreto Lorenzin impone nuovi standard e nuove soluzioni territoriali per rendere compatibile l’assistenza sanitaria con la scarsità di risorse economiche disponibili. Se ne è già parlato a proposto dei bacini di utenza delle varie specialità, pur con tutte le perplessità dovute alla natura montuosa e collinare dell’Abruzzo. Ma se – ad esempio - il bacino di utenza della Cardiochirurgia è da 1,2 mln abitanti, in Abruzzo ce ne potrà essere una sola.
Oltre che per i reparti, anche per gli ospedali sono cambiati gli standard. E mentre prima sotto Chiodi si parlava di ospedali da 200 posti letto e Zavattaro ne ha proposto uno da 400 posti a Chieti, adesso si propongono solo presìdi da 1.000 posti letto per ottenere significative economie di scala.
Di qui è logico pensare che in Abruzzo ne potranno nascere solo due, due plessi considerati Hub (cioè più importanti e con più attrezzature) rispetto agli Spoke (piccoli ospedali territoriali). E di questi Hub uno sarà per Chieti e Pescara, l’altro per L’Aquila-Teramo.
Ecco allora che forse la politica dovrebbe incidere sulla dichiarazione un pò avveniristica di D’Alfonso e sostenere, ad esempio, che Chieti e Pescara (due edifici) potrebbero essere considerati un solo ospedale, senza doppioni e con maggiori risparmi. Che senso ha tenere aperte due pediatrie, due medicine, due ortopedie e così via a 20 km di distanza, quando in città come Roma andare da un ospedale all’altro significa ore di traffico?
Sebastiano Calella