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A tutta velocità, spunta una seconda multa a D’Alfonso

Anche in questo caso è stato chiesto l’annullamento

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A tutta velocità, spunta una seconda multa a D’Alfonso

D'Alfonso

ABRUZZO. Il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, e i tutor piazzati sull’autostrada non hanno decisamente un buon rapporto.
Il consigliere regionale del centrodestra, Mauro Febbo, scova infatti una seconda multa ai danni della vettura del governatore appena qualche giorno dopo quella da 1.400 euro del 1° agosto 2013.
Ed anche in questo caso D’Alfonso ha chiesto l’annullamento. La trafila è sempre la stessa: il prefetto ha detto no e ora la palla passa al giudice di Pace, come si evince da una delibera di giunta regionale che affida agli avvocati Stefania Valeri e Manuela De Marzo dell’avvocatura regionale, la difesa «a tutela dell’amministrazione regionale».
«Ecco la seconda multa», spiega Febbo, «il presidente D’Alfonso questa volta ha dormito di più iniziando così la sua giornata molto tardi».
La sanzione è scattata alle 9:02 del mattino con l’unica consolazione di aver evitato la maggiorazione per l’ora notturna e fatto risparmiare il “povero” autista.
Siamo al 4 agosto 2014 (3 giorni dopo la prima), sempre sullo stesso tratto dell’A25 Torano – Pescara (nel territorio di Avezzano); questa volta l’infrazione al codice della strada (articolo 142/8), è più lieve e quantificata nell’ordine dei 336 euro (e senza il rischio che all’autista venga ritirata la patente).
Quel giorno, alle ore 10, D’Alfonso aveva ancora una volta un incontro a Roma presso la sede della delegazione di Roma della Regione Abruzzo per un incontro con direttore e dirigenti della sanità.
Con 58 minuti a disposizione per arrivare a destinazione con puntualità è stato probabilmente ‘necessario’ premere sull’acceleratore per arrivare in tempo.
«D’Alfonso», ricostruisce Febbo, «ha presentato il ricorso al prefetto dell’Aquila che puntualmente lo ha rigettato (per la seconda volta consecutiva), intimando come nel precedente caso (8 giorni prima) il pagamento della multa e degli oneri accessori».
Chiaramente il presidente è pronto a fare ricorso dinnanzi al Giudice di Pace e in autotutela davanti al Prefetto. Ed ecco che la Giunta approva un’altra Delibera, la n.28 del 20 gennaio scorso (sette giorni dopo la n.21), con la quale agli stessi due legali dell’Avvocatura regionale ricevono l’incarico per tutelare gli interessi dell’amministrazione pubblica.

Insomma la lista si allunga e non è da escludere che nuove multe già comminate possano saltare fuori anche nei prossimi giorni.
«Il presidente della Regione – sottolinea Febbo - non può pensare di tenere un comportamento del genere continuando a inanellare sanzioni amministrative che poi una struttura regionale (pagata con soldi pubblici) dovrebbe tentare di far annullare. Si impegni piuttosto a tenere un’andatura più adeguata sulle strade e magari ad aumentare la velocità in aula consiliare per procedere in quel percorso “rivoluzionario” tante volte annunciato».
Intanto il sottosegretario del Pd, Camillo D’Alessandro, risponde a Febbo sostenendo che l’ex assessore all’Agricoltura, durante il suo mandato, abbia preso almeno 9 multe.
Ma l’esponente di centrodestra smentisce categoricamente: «spero per lui che sia vero altrimenti saremmo di fronte a un caso di diffamazione. Nei 66 mesi di mandato ho utilizzato unitamente ad altri 2 colleghi assessori (a rotazione) ben 5 autisti e 4 autovetture. Quindi non capisco come faccia a ricondurre al sottoscritto queste 9 infrazioni (in base a quale principio può stabilire che sull’auto sanzionata c’era il sottoscritto?); tra l’altro semmai fosse vero, se quello che dice D’Alessandro avesse un benché minimo fondamento (e non lo ha) non risulta che abbia mai fatto un ricorso. Io voglio ribadire con convinzione per farlo capire a chi non vuol capire: non ho mai ordinato a un autista di agire contro Legge, non ho mai chiesto di commettere un’infrazione o, peggio, viaggiare oltre i limiti di velocità e che se gli autisti che mi accompagnavano hanno preso delle multe si possono contare sulle dita di una mano (anche meno). D’Alessandro, nella sua difesa d’ufficio, conferma il mio rilievo: che c’è qualcuno, che oggi guida la Regione, preso dal delirio di onnipotenza e quindi di impunibilità ed è convinto che tutto gli è permesso, di poter dare ordini contro legge e pretende poi che Prefetto e/o Giudice di pace annullino l’infrazione».
 

MULTA NUMERO 2 PER D'ALFONSO