RECUPERO

Regione Abruzzo, il dirigente condannato dalla Corte dei Conti oggi è a capo del settore rifiuti

Sentenza del 2007, oggi in uno dei dipartimenti più importanti

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ABRUZZO. Polemiche sulla nomina del nuovo dirigente del settore rifiuti della Regione Abruzzo, Gianfranco Piselli, condannato nel 2007 dalla Corte dei Conti per aver arrecato un danno alla Provincia di Pescara (insieme ad un altro collega) per 142 mila euro.
Nel valzer delle poltrone, nei giorni scorsi D’Alfonso ha piazzato anche lui, Piselli, che negli anni scorsi era finito anche nell’inchiesta sulla discarica Bussi. Solo una ‘comparsata’ veloce per poi uscirne completamente indenne.
In una prima fase dell’indagine, infatti, la Procura di Pescara scoprì che  la presenza di rifiuti nocivi fosse già a conoscenza del Servizio ecologico della Provincia fin dal 1991. Gli esami compiuti sui rifiuti smaltiti nella discarica di 4 ettari rilevarono all'epoca che nell'area erano stati smaltiti rifiuti diversi da quelli autorizzati dalla Regione il 5 maggio 1988. Per questo il dirigente del Sep, Gianfranco Piselli, e i tecnici Francesco Carota e Pasquale De Fabritis, erano stati accusati di delitto contro la salute pubblica per aver ugualmente rilasciato il certificato di regolare esecuzione.
Ma al termine delle indagini i tre sono usciti senza arrivare nemmeno al processo in quanto alla fine emerse la loro estraneità ai fatti.
Ma Piselli e Carota nel 2007 hanno però ricevuto insieme la condanna della Corte dei Conti e costretti a risarcire l’ente provinciale (Piselli per 30 mila euro e Carota per 6 mila) per aver archiviato, senza riscuoterle, 59 sanzioni amministrative.
Il giudizio dei giudici sull’operato di Piselli fu drastico: «oltre a non aver adottato le misure utili per il corretto espletamento delle attività cui era preposto, ha, con il suo comportamento, semplicemente improvvisato il proprio ruolo di  dirigente, determinando a suo carico l'ascrivibilità di una gestione amministrativa non improntata all'efficienza e efficacia richieste dalla legge».

«I comportamenti omissivi» di Piselli e Carota secondo i giudici, risultarono «improntati alla evidente inosservanza di regole e princìpi generali di buona organizzazione, essendo assolutamente pronosticabile (in ciò consiste la colpa grave con previsione) che l'incuria organizzativa  poteva e poté provocare gravi disguidi (ai fini che qui rilevano, produttivi di danno erariale)».
Secondo i giudici era indubitabile che i due «fossero perfettamente a conoscenza che l'omissione degli adempimenti avrebbe immancabilmente condotto alla riduzione delle entrate dell'ente locale».
La Corte dei Conti bacchettò anche la Provincia parlando di «inerzia dei vertici politici dell'Amministrazione, dal momento che questi ultimi ben avrebbero potuto -e dovuto- allontanare dal servizio  Piselli».
Oggi, dopo 8 anni, l’ingegnere si trova alla direzione di uno dei settori più importanti della Regione Abruzzo. Il tempo è passato e le colpe di allora espiate ma forse ragioni di opportunità avrebbero consigliato scelte più “inattaccabili”.
Solo qualche mese fa lo stesso governatore D’Alfonso aveva emanato non senza enfasi una direttiva precisa sull’espulsione dalla Regione dei condannati in sede penale (anche solo in primo grado) per reati contro la pubblica amministrazione, una direttiva che però sembra aver avuto diversi intralci giuridici impedendone la piena efficacia.
E dopo la direttiva shock evidentemente anche i principi che la mossero di avere persone integerrime e senza alcun tipo di precedente giudiziario sono passati in cavalleria.