CONTI E BARONI

Abruzzo. Paolucci e la Corte dei conti: «sto risanando criticità ereditate»

I rilievi sul bilancio coinvolgono tutti. Ma nessuno si preoccupa

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LUCIANO D'ALFONSO E SILVIO PAOLUCCI

D'Alfonso e Paolucci




ABRUZZO. La Corte dei conti (ri)lancia l’allarme sull’inattendibilità del bilancio della Regione e l’assessore Silvio Paolucci sottolinea in una dichiarazione ufficiale che la responsabilità non è sua.
 Infatti la sua delega al Bilancio data da pochi mesi. Però si carica anche di un impegno che forse è superiore alle sue forze, perché recuperare i 450 mln di disavanzo individuati dai magistrati contabili è un’operazione quasi impossibile.
Di questo infatti è consapevole la stessa Corte dei conti che bacchetta gli attuali amministratori solo per aver fatto troppo poco e non certo per non aver fatto nulla, come i loro predecessori in passato.
Questo perché l’andazzo di giocare con i residui passivi, di presentare in ritardo i consuntivi e di spendere al di la delle risorse disponibili forse dura da almeno 20 anni, se non più. Quindi se proprio dovessero essere indicati i responsabili, l’assessore Paolucci ed il presidente Luciano D’Alfonso lo sarebbero per questi ultimi 6 mesi soltanto, ovviamente, con l’attenuante di aver iniziato ad operare nel senso giusto, come ha riconosciuto la stessa Corte. 


«Dobbiamo colmare – dice Paolucci – criticità del passato ed il processo di riaccertamento dei residui è in fase di completamento e consentirà di approvare il rendiconto relativo all’anno 2013. Con i documenti di programmazione 2015-2017 sono stati previsti per la prima volta stanziamenti specifici a copertura del disavanzo pregresso, così come richiesto dalla stessa Corte. Sono state inoltre approvate norme regionali che consentiranno di incrementare tali stanziamenti nel corso dell’anno e di velocizzare il ripiano del deficit pregresso».
 E aggiunge: «stiamo contemporaneamente verificando come potenziare gli uffici finanziari che non erano adeguatamente strutturati per gli innumerevoli e complessi adempimenti che sono tenuti a svolgere. Ci aspettavamo una censura ancora piuttosto severa della Corte, la quale invece ha anche sottolineato gli sforzi fatti in questi mesi, a cominciare dall’ammortizzamento del disavanzo. Siamo fiduciosi che dopo aver stretto i denti per portare a compimento ciò che era urgente ed indifferibile, saremo a breve in grado di recuperare, comunque con grande sforzo, le criticità che ci vengono ancora addebitate e di poter ottenere in futuro giudizi diversi e migliori da parte dell’organo di controllo».

L’INDIFFERENZA DEI CONSIGLIERI REGIONALI AL DISAVANZO
Dato a Paolucci quanto comunque non gli era stato tolto, l’interpretazione che si ricava dalla pronuncia della Corte dei conti potrebbe essere questa: gli amministratori tutti, non questi in carica soltanto, fanno poco per risanare il bilancio, mentre dovrebbero impegnarsi di più.
E che questo sia vero lo dimostra l’indifferenza di maggioranza ed opposizione al problema sollevato dai magistrati contabili. Infatti nel dibattito politico assume più rilevanza una multa autovelox del presidente che il recupero di 450 mln che equivalgono a oltre 300 mila multe.
E che sia giustificata la preoccupazione della Corte lo dimostra anche un altro fatto: qualcuno ha proposto di destinare al dragaggio del fiume Pescara i 50 mln delle cartolarizzazioni che si libereranno, mentre la Corte aveva suggerito di usarli per diminuire il disavanzo.
Allora, con buona pace di chi non parla di questo macigno sul bilancio, anche se è molto loquace su altri temi, se la Regione di D’Alfonso e Paolucci recupera 10 mln l’anno, per sanare il disavanzo ci vorranno 45 anni. Se recupera 50 mln l’anno, ci vorranno due legislature intere. Oltre Paolucci, nessuno dice niente?

Sebastiano Calella

ABRUZZO CORTE DEI CONTI delibera_2_2015