ANNUNCIAZIONI

Abruzzo. D’Alfonso cura la sanità malata con gli annunci ma si ingrossano le liste d’attesa

La denuncia: «ho dovuto attendere sei mesi per essere operato di cancro alla prostata»

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Abruzzo. D’Alfonso cura la sanità malata con gli annunci ma si ingrossano le liste d’attesa

D'Alfonso

ABRUZZO. C’è una deriva salottiera, quasi una fuga dalla realtà, negli ultimi interventi del presidente-commissario Luciano D’Alfonso sulla sanità, dalle esternazioni generiche sulle liste di attesa alla possibilità di un nuovo ospedale Chieti-Pescara.
Insomma quasi un approccio da campagna elettorale alla sanità quotidiana: si va infatti dagli annunci ad effetto alla mancanza di interventi concreti per gli ospedali, la medicina territoriale, il 118, le Rsa, l’assistenza farmaceutica, il prossimo tavolo romano di monitoraggio ecc. ecc... Eppure se l’eventuale nuovo ospedale («in una “striscia di Gaza” individuata tra Chieti e Pescara»), sintomo di “un’annuncite” reiterata, rischia di essere una fuga in avanti nemmeno tanto originale (Chiodi e Venturoni ne avevano promessi molti di più), sulle liste di attesa basterebbe uscire dal sentito dire e consultare gli ultimi dati ufficiali del Ministero sull’argomento, riferiti al primo semestre 2014.
Si legge, infatti, che a fronte di innegabili progressi percentuali per gli ospedali sui ricoveri e sulle degenze medie – ottenuti dalla gestione Chiodi – permangono criticità non di poco conto sui tempi di attesa per le procedure in regime ordinario e per quelle in day hospital. E così se il tasso di ospedalizzazione si è ridotto a 139,38 per mille abitanti tra ricoveri acuti e day hospital (di poco oltre il tasso nazionale) e diventa 145 con la Riabilitazione e la lungodegenza, meno bene vanno le liste di attesa.
 In ospedale servono 61 giorni per l’intervento alle tonsille, 47 per il tumore alla prostata, 50 per l’intervento alla carotide e così via. Mentre in day hospital l’ernia inguinale viene operata dopo 42 giorni e le emorroidi dopo 31. 

Allora per uscire dal generico, basta capire che l’aumento delle liste di attesa è la discrepanza tra la domanda di prestazioni e l’offerta della sanità.
Se c’è un eccesso di domanda, è inevitabile che si formi la fila. La soluzione possibile in questo caso è il rispetto del codice di priorità: il caso urgente va risolto entro 48 ore, gli altri possono aspettare. E questo si ottiene con i controlli e con la collaborazione dei medici di base, come chiede da tempo – inascoltata - l’Intersindacale sanitaria.
Nella Asl di Chieti c’è stato un esperimento e si è scoperto che l’eco-addome inappropriato, cioè non urgente, superava il 50% delle prestazioni effettuate. Questo si traduce nel fatto che chi ha urgenza aspetta il 50% in più.
 Allora il problema “liste di attesa”, che è la sanità reale di tutti, rischia di rimanere fermo se non c’è un confronto con gli addetti ai lavori, come aveva chiesto l’Intersindacale sanitaria per attivare una sinergia di iniziative contro questo fenomeno. E invece nulla. Segno inequivocabile delle difficoltà che incontra D’Alfonso a far marciare la macchina amministrativa della Regione, in questo caso le strutture dell’assessorato regionale sanità e le quattro Asl.
La giustificazione è che il processo è necessariamente lento, ma intanto si stanno sbloccando le assunzioni e le stabilizzazioni nell’Agenzia sanitaria o nelle Asl di Teramo e dell’Aquila e forse anche altrove.
Assunzioni che servono e che finalmente arrivano, ma a livello di vertice resta vuota la casella di chi dovrebbe governare le risorse umane, cioè il personale e quindi si va avanti senza un progetto organico di rilancio della Regione, che in sanità si avverte di più.

AUMENTANO LE SEGNALAZIONI SULLE LISTE D’ATTESA INTOLLERABILI
Ieri a PrimaDaNoi.it c’è stata una processione di segnalazioni sull’insostenibilità delle liste di attesa, dopo l’appello del malato di cancro alla lingua che deve aspettare mesi per una risonanza magnetica urgente (come peraltro testimonia l’impegnativa barrata dal medico curante).

Emblematico, tra gli altri, il caso di un paziente che a Chieti ha dovuto aspettare «sei mesi sei» per essere operato di cancro alla prostata.
«Il tutto – spiega il medico che ha segnalato la vicenda – quando la Asl di Chieti ha istituito da un paio di anni ben quattro “case manager”, ha nominato cioè quattro responsabili per il cancro alla mammella, al polmone, al colon ed alla prostata che dovrebbero velocizzare il percorso diagnostico di questi malati e poi l’intervento».
 E per fortuna, si potrebbe dire. Insomma l’impressione che si ricava da questo, come dagli altri casi segnalati, non è quella della scarsa professionalità di medici ed infermieri: tutt’altro.

 Appare invece nella sua drammatica evidenza la farraginosità e la superficialità della struttura dirigenziale che forse pensa di giocare a monopoli e ritiene di aver “sistemato” le liste di attesa solo perché sulla carta le caselle dei responsabili organizzativi sono state riempite.
Non è così, perché la sanità non è solo un fatto burocratico o virtuale: assegnare le posizioni organizzative è solo il primo passo e si dovrebbero effettuare controlli e verifiche (dal Cup alle barelle nei reparti) per conoscere se l’ospedale funziona. Cosa che non avviene, perché certificare che le cose non vanno, andrebbe ad incidere negativamente sui premi di risultato che la Asl tiene ben nascosti (sul sito della trasparenza queste delibere sono oscurate). E così più è alta l’autoreferenzialità dei dirigenti e più pesante è la situazione dei malati costretti ad attese insostenibili. Questa è la situazione della Asl di Chieti-Lanciano-Vasto, dove i recenti casi di cronaca e le continue segnalazioni di disservizi segnalano un’altissima insoddisfazione degli utenti che le generiche esternazioni di D’Alfonso non scalfiscono nemmeno un pò.

Sebastiano Calella

ABRUZZO LISTE D'ATTESA