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Abruzzo. Regione veloce… oltre i limiti: D’Alfonso corre, multa da 1400 euro

Innescato un contenzioso amministrativo e giudiziario. Febbo: «chi paga?»

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Abruzzo. Regione veloce… oltre i limiti: D’Alfonso corre, multa da 1400 euro

ABRUZZO. Va veloce. Molto. Per la polizia stradale, questa volta, troppo. L’auto blu che sfreccia sulla A25 è quella della Regione a bordo c’è Luciano D’Alfonso che è atteso nella Capitale per un importante incontro istituzionale.
Il sistema Tutor, però, è inflessibile e non può chiudere un occhio: così  la multa lievita a 1400 euro anche per l’aggravante di aver sfrecciato all’alba.
La Regione Abruzzo, nella persona di Luciano D’Alfonso, impugna la multa davanti al prefetto de L’Aquila che non accoglie e così si finisce davanti il giudice di pace per cercare di evitare conseguenze onerose alla Regione e magari il ritiro della patente per l’autista.
Ad accorgersi per primo della delibera di giunta regionale, apparentemente innocua, è Mauro Febbo (Fi) che racconta e prepara una interrogazione per capire chi dovrà pagare la multa e… l’ostinazione.
Il 1° agosto 2014 il presidente D’Alfonso sfreccia sulla A25 e alle 6.40 incappa nella rilevazione del Tutor e siccome l’infrazione è stata commessa nel lasso di tempo tra le 22 e le 7 del mattino lievita a 1.405 euro.
Ricevuta la multa D’Alfonso propone ricorso al Prefetto dell’Aquila che lo rigetta ordinando il pagamento della sanzione, delle spese di notifica del verbale, del bollo di quietanza e delle spese di notifica dell’ordinanza.
Dal prefetto il governatore passa al giudice di pace convinto di poter annullare la sanzione per ragioni che al momento si sconoscono.
Il 13 gennaio scorso allora la Giunta regionale, con Delibera n. 21, ha conferito a due legali dell’avvocatura regionale l’incarico di tutelare gli interessi dell’Amministrazione regionale.
«E’ praticamente impossibile che il giudice di pace possa accogliere l’istanza anche se presentata da “Big Luciano” che dovrebbe sapere come non sia consentito viaggiare ad alte velocità per motivi “istituzionali” ma anzi, visto l’alto incarico che ricopre dovrebbe tenere un comportamento più ligio», stigmatizza Febbo che può pizzicare nel vivo l’avversario politico e si domanda adesso in una interrogazione chi paghi l’ammenda e gli oneri accessori derivanti dalle varie opposizioni.
Altro aspetto è quello “umano” dell’autista che materialmente ha commesso l’infrazione e che ora rischia il ritiro della patente che vuol dire anche un fermo obbligato dal lavoro…
Dove correva D’Alfonso il 1° agosto?
Era un po’ in ritardo per il suo appuntamento a Roma alle 8 al Ministero dello Sviluppo economico in via Veneto dove c’era il viceministro dello sviluppo economico Claudio De Vincenti ad attenderlo, insieme al futuro vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, per discutere delle «emergenze economiche e territoriali d’Abruzzo».
Ad ogni modo Febbo consiglia di «alzarsi un po’ prima».

Multa D'Alfonso