CONTI E BARONI

La Corte dei conti bacchetta D’Alfonso e Paolucci

Ritardi e inadempienze, come al tempo di Chiodi

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La Corte dei conti bacchetta D’Alfonso e Paolucci

Luciano D'Alfonso

ABRUZZO. La Corte dei conti abruzzese tira le orecchie a Luciano D’Alfonso ed all’assessore al bilancio Silvio Paolucci, ma la notizia passa sotto silenzio. Nessuno infatti – né dall’opposizione né dalla maggioranza – si preoccupa più di tanto del fatto che i magistrati contabili lanciano l’allarme sulla assoluta inattendibilità dei documenti contabili del recente passato e di quelli appena approvati a fine anno, con proiezione triennale.
In realtà la Corte dei Conti, con questa sua delibera frutto della camera di consiglio del 15 gennaio, prosegue il cammino già iniziato con la parifica del bilancio della scorsa primavera, quando già alla Giunta Chiodi furono contestate le inadempienze del bilancio regionale che si trascinavano da anni ed alle quali non si era posto rimedio.
Ad esempio il mancato riaccertamento dei residui passivi e quindi l’assoluta inattendibilità dei dati contabili sul disavanzo, che comunque alla fine si attesta su 450 mln di euro.

Gli stessi “difetti” oggi vengono rimproverati a D’Alfonso e Paolucci per il ritardo con cui vengono inviati ufficialmente alla Corte dei conti i documenti richiesti (alcuni inviati solo a titolo informativo), anche se viene riconosciuto all’assessore in carica di aver posto “come prima voce” del bilancio approvato a fine dicembre la copertura iniziale del disavanzo, con una cifra che cresce nel triennio. 

Insomma a parere dei magistrati contabili, un bilancio che viene costruito su un avanzo o su un disavanzo solo presunti è poco più di un pezzo di carta insignificante. Infatti manca l’approvazione dei consuntivi regionali 2013, 2014 e 2015 e non si hanno ancora notizie dell’opera di bonifica dei residui passivi, posta come condizione irrinunciabile per avere un bilancio veritiero e degno di questo nome.
Perciò la Corte dei conti apprezza l’impegno dell’assessore Paolucci che segnala le difficoltà operative  e sostanziali per trovare in breve i 450 mln che mancano, ma questa completa pulizia del bilancio «è indifferibile», come dice anche la Corte costituzionale.
Tanto che – quasi in forma di suggerimento – la delibera segnala che nei prossimi due anni arrivano a conclusione le operazioni di cartolarizzazione “Cartesio”, cioè l’emissione di obbligazioni per risanare i debiti della sanità. In sostanza si liberano risorse di 26 mln per la prima tranche e di 50 mln per la seconda, cifre che potrebbero andare a coprire parte del disavanzo. Intanto – conclude la Corte – procedete almeno «alla redazione materiale del rendiconto 2013» e inviatela al più presto.
Altrimenti si potrebbe parlare di «atteggiamento dilatorio».

 L’impressione però è che questa sollecitazione dei magistrati contabili si scontra non tanto con la cattiva volontà del presidente e dell’assessore, quanto con le difficoltà che la nuova Giunta incontra per rimettere in moto la macchina regionale che sembra ferma. Ma questo è un altro discorso. Per il momento la risposta peggiore alla tirata d’orecchi della Corte dei conti sarebbe quella che le censure riguardano il passato, cioè Chiodi. Non è così: il passato è molto più “ampio” e coinvolge tutti, centrodestra e centrosinistra. Allora tutti colpevoli, nessun colpevole?
Non è così: una sana amministrazione si qualifica solo per la gestione corretta delle entrate e delle uscite, senza scorciatoie che poi appesantiscono i bilanci futuri. Come appunto è capitato. E come sembra che vorrebbero continuare a fare tutti i consiglieri regionali, visto che si fa la guerra per i grandi elettori e nulla si dice sul bilancio osservato dalla Corte dei conti.

Sebastiano Calella