PROMESSE

D’Alfonso: «Salveremo il Ciapi con le risorse europee»

Appello dei dipendenti a ritrovare «la dignità del lavoro»

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D’Alfonso: «Salveremo il Ciapi con le risorse europee»

CHIETI. «Fateci riacquistare la dignità del lavoro».
«C’è il mio impegno a risolvere il problema Ciapi senza sicilianizzare la Regione». Così ha risposto Luciano D’Alfonso all’accorato appello di Gianni Placidi, un dipendente che ha preso la parola durante l’incontro istituzionale che c’è stato stamattina nella sede del Ciapi tra i 36 dipendenti “superstiti” ed il governatore abruzzese, accompagnato dal sottosegretario Camillo D’Alessandro e dal suo capo di gabinetto Ernesto Grippo.
 Non è la soluzione dell’annoso problema del Centro di formazione di Chieti scalo, ma qualcosa si muove per risanare questo Ente che ha oltre 5 mln di debiti e per il quale è scattata dal 2011 la cassa integrazione in deroga – ultima proroga che scade a maggio – che peraltro i 36 dipendenti non riscuotono da mesi (6 di loro sono in servizio e 30 in cig).
 In realtà questi debiti derivano esclusivamente dal mancato pagamento delle quote associative da parte della Regione (che possiede il 97% del Ciapi) e delle due province di Chieti e Pescara.
Insomma – come spiega il direttore Paolo Cacciagrano – «ci cono state molte promesse in passato, ma siamo ancora in mezzo al guado. La vecchia Giunta ci aveva detto che avrebbe salvato il Ciapi, poi inopinatamente ha cancellato addirittura la sua quota associativa. Avevamo proposto all’assessore Paolo Gatti diversi progetti di formazione, restati fermi. Ci aveva detto che avrebbe trasformato il Ciapi in spa, ma poi dopo un anno il progetto è sfumato con il pretesto di alcune leggi nazionali sulla spending review. Oggi ci aspettiamo un impegno concreto da D’Alfonso, che con il Ciapi ha un vecchio rapporto di amicizia avendo fatto parte dell’ultimo CdA, poi sostituito da vari commissari. Eppure nella legge di stabilità del 2012 all’art. 1 siamo stati definiti Ente strategico della Regione».
 Ed a questo aspetto forse si è ispirato D’Alfonso nel suo intervento, dove a chiare lettere ha detto che «non ci sarà nessun riassorbimento del personale Ciapi nei ruoli della Regione. Dobbiamo evitare soluzioni “siciliane” dove tutto è stato addossato all’Ente regione, creando una struttura elefantiaca e ferma. Alla Regione – ha aggiunto – non solo c’è esubero di personale ed altri stanno arrivando (penso alle Province). Ma stiamo cercando di sfoltire il numero dei dipendenti, come con l’accordo che prevede il loro impegno a Palazzo di giustizia all’Aquila. Cosa propongo per il Ciapi? Ogni ente deve tornare a fare quello per cui è stato creato. Voi avete grosse competenze sulla formazione: ebbene in tutti i pacchetti di finanziamento europeo in questo settore, voi avrete il vostro ruolo. Ci sarà un affidamento in house delle risorse affidate all’Abruzzo. E quindi il Ciapi avrà nuova vita. Mentre parliamo, Tommaso Di Rino, il nuovo direttore del dipartimento lavoro e welfare, è al ministero a Roma a caccia di risorse. Lui non è affetto da pigrizia e sicuramente tornerà con buone notizie».
 Di fatto, operativamente, questi buoni propositi e la tempistica del cronoprogramma del salvataggio saranno seguiti da una commissione interna formata da tre dipendenti Ciapi (Paolo Cacciagrano, Mimmo Salvatore e Gianni Placidi).
Se son rose fioriranno, le spine ci sono tutte.

Sebastiano Calella