Sanità. Ocse promuove Italia a metà, pesa disparità Regioni

Buone performance ma 'scure' tagli

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ROMA. E' una promozione a metà quella dell'Ocse all'assistenza sanitaria italiana: "buone", e in alcuni casi "ottime" performance vengono garantite dal Servizio sanitario nazionale, afferma l'organizzazione, ma pesano in modo cruciale le disparità tra le Regioni in termini di servizi ed i tagli di bilancio a discapito della qualità.
Un quadro a luci ed ombre, insomma, a fronte del quale il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sottolinea al contempo l'importanza dei successi riconosciutici ma anche la necessità di «individuare e risolvere le criticità».
 Occasione per fare il bilancio dell'assistenza nel nostro Paese è stata oggi la presentazione al ministero della Salute del Rapporto Ocse 'Revisione sulla qualità dell'assistenza sanitaria in Italià, in collaborazione con il ministero e l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).
La Sanità in Italia, ha affermato la responsabile della Health Division dell'Ocse Francesca Colombo, «è caratterizzata da buone performance, costi bassi e un accesso universale gratuito».
 Promozione a pieni voti, dunque, ad esempio sul fronte delle ospedalizzazioni evitabili per malattie croniche e cura del diabete (meglio di Germania e Usa), ambiti per i quali, ha detto Colombo, «si registrano risultati ottimi».
 Ma c'è anche l'altro lato della medaglia: «L'Italia - avverte l'esperta - deve ridurre i divari di qualità ed efficienza tra Regioni e deve far diventare una priorità la questione della qualità in Sanità e non solo la sostenibilità economica».

 Tra le criticità, poi, spiccano secondo l'Ocse l'eccessiva prescrizione di antibiotici (registriamo il sesto più elevato volume tra i Paesi Ocse), i livelli di mortalità per cancro al seno, l'aumento dell'obesità infantile e la bassa speranza di vita in buona salute a 65 anni. Analisi, quella illustrata da Colombo, che termina con un interrogativo: «Riuscirà l'Italia - si chiede - a mantenere il livello comunque buono della assistenza sanitaria senza riforme che pure l'Ocse ritiene necessarie?».
 In realtà molti cambiamenti dovrebbero arrivare dall'attuazione del Patto per la Salute 2014-2016. Ma va detto, ha sottolineato Lorenzin, che la sanità italiana «è percepita in Ue e Usa come una delle migliori e siamo presi ad esempio».
 Tuttavia la «nostra debolezza - conferma - sta appunto nella frammentazione della governance regionale e nella schizofrenia nell'attuazione o meno delle linee nazionali, con un'insopportabile distinzione tra Regioni in piano di rientro e non».

 La 'svolta' potrebbe arrivare proprio dal Patto per la salute che, ha ricordato il ministro, prevede «criteri di efficienza omogenei per tutte le Regioni introducendo la misurazione delle performance» mentre si punta, al contempo, anche ad un «potenziamento dei sistemi di vigilanza». Un'agenda di impegni, quella descritta da Lorenzin, che vede altre due priorità: la prevenzione, sulla quale l'Italia è ancora carente per alcuni aspetti, come afferma l'Ocse, e sulla quale «la comunicazione - ha detto Lorenzin - deve essere potente», ed il nodo del decremento demografico che non si può risolvere «solo col bonus bebè».
 Infatti, ha annunciato il ministro, «lavoreremo in favore dei servizi e delle politiche per la famiglia, perchè la denatalità, per l'Italia, rappresenta uno spettro più della crisi».